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Alcune parti del mio prossimo saggio “Indagine alle Storie di Fantasmi”

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DALL’AUREOLA CHE CIRCONDA LA TESTA DEI SANTI E ILLUMINATI ALL’AURA PRESENTE IN OGNI ESSERE VIVENTE FINO AGLI ENIGMATICI FUOCHI FATUI. ECCO UN VIAGGIO TRA LE MANIFESTAZIONI “SPIRITICHE” LUMINESCENTI. Se facciamo un salto indietro nel tempo possiamo volgere la nostra attenzione all’AUREOLA, o chiamata anche nimbo, ossia un cerchio luminoso o metallico, talvolta fatto a raggiera che, nelle rappresentazioni artistiche e nelle immagini, circondava il capo di alcune divinità cristiane e ancor prima egizie, greche e romane. Infatti ne sono provvisti non solo Cristo, la Vergine, i santi e gli angeli ma anche Gautama Buddha e altri personaggi ritenuti di eccezionale spiritualità. Alcuni parapsicologi hanno suggerito che l’aureola potrebbe essere relazionata con l’AURA ossia l’emanazione luminosa che, per alcune filosofie, religioni e credenze, circonderebbe ogni essere vivente. Nonostante si sia discusso molto riguardo alla sua esistenza, ancora oggi non si è arrivati a nulla di concreto. Un altro tipo di fenomeno che gli spiritisti ritengono sia prodotto da entità, sono le fiammelle che scaturiscono autonomamente dal pavimento o dai mobili ma anche dal corpo del medium; oppure scie luminose o lampi. In questi casi le manifestazioni luminose possono assumere la forma di GLOBI che, dalle testimonianze fornite, sono non superiori a una trentina di centimetri. In apparenza possono sembrare in stretta relazione con i fuochi fatui ma invece appaiono in stanze chiuse dove si svolgono le sedute spiritiche. Per quanto riguarda appunto gli enigmatici FUOCHI FATUI sono fiammelle bluastre presenti a livello del terreno nei cimiteri, nelle paludi, negli stagni. In passato furono considerati un fenomeno paranormale e interpretati come un avvertimento per catastrofi imminenti oppure identificati come morti senza pace assetati di vendetta. Mentre oggi si ipotizza che i gas, come metano e del fosfano, prodotti durante la putrefazione dei cadaveri di esseri umani e animali, si infiammano spontaneamente quando entrano in contatto con l’ossigeno dell’aria.

FROM THE HALO THAT SURROUNDS THE HEADS OF THE SAINTS AND THE ILLUMINATED TO THE AURA PRESENT IN EVERY LIVING BEING UP TO THE ENIGMATIC WISPS. HERE IS A JOURNEY AMONG THE LUMINSCENT “SPIRITICAL” MANIFESTATIONS. If we take a leap back in time we can turn our attention to the HALO, or also called nimbus, that is, a luminous or metallic circle, sometimes made in a radial pattern which, in artistic representations and images, surrounded the heads of some Christian divinities and even first Egyptian, Greek and Roman. In fact, not only Christ, the Virgin, the saints and angels but also Gautama Buddha and other characters considered to be of exceptional spirituality are provided with them. Some parapsychologists have suggested that the halo could be related to the AURA, i.e. a luminous emanation which, according to some philosophies, religions and beliefs, surrounds every living being. Although there has been much discussion regarding its existence, nothing concrete has yet been achieved. Another type of phenomenon, which spiritualists believe to be produced by spiritual entities, are the flames that emerge independently from the floor or furniture but also from the medium's body; or light trails or flashes. In these cases the luminous manifestations can take the form of GLOBES which, from the stories provided, are no larger than about thirty centimeters. On the surface they may appear to be closely related to the will-o'-the-wisps but instead they appear in closed rooms where the séance takes place. While as far as the enigmatic WISPS are concerned, they are bluish flames present at ground level in cemeteries, swamps, ponds or in the rotting of organic remains. In the past they were considered a paranormal phenomenon and interpreted as a warning of imminent catastrophes or identified as the restless dead thirsting for revenge. While today it is hypothesized that the gases produced during the putrefaction of human and animal corpses, such as methane and phosphane, ignite spontaneously when they come into contact with oxygen in the air.

C’E’ CHI LO USA PER VIVERE NELL’ALDILA’, C’E’ CHI LO USA PER ESSERE RICORDATO, C’E’ CHI LO USA PER PROTEGGERSI E CHI PER SCACCIARE ENTITA’ NEGATIVE…SONO DIVERSI MODI PER USARE IL NOME. Per gli antichi Egizi, il nome proprio che l’uomo riceveva alla nascita, rivestiva un ruolo importantissimo. Infatti esso era ritenuto come parte integrante del suo proprietario e se quest’ultimo veniva nominato era come renderlo vivo anche se deceduto. Infatti un antico proverbio recitava: “L’uomo di cui è pronunciato il nome, vive”. Oppure il titolo del capitolo venticinque del Libro dei Morti suggerisce: la “formula perché il defunto si ricordi il suo nome nel regno dei morti”, ossia un modo per mantenere l’individualità del defunto in quanto egli stesso dover ricordarlo anche nell'Aldilà. Proprio perché il nome era ritenuto molto importante alcuni Egizi, che economicamente se lo potevano permettere, assicuravano la sopravvivenza ai loro nomi incidendoli sulle tombe, sui monumenti poiché vi era il rischio che venissero cancellati. Non è un caso che tutti gli oggetti del corredo funerario, dai sarcofagi alle statue agli oggetti più piccoli alle immagini incise, portassero trascritto il nome del defunto. Quindi, scriverlo rappresentava la possibilità di identificare l’immagine con quell’individuo e di fornire alla persona una forma fisica e un’alternativa oltre il corpo. Se il nome era rilevante per questo popolo, era chiaro che eliminarlo o usarlo per compiere malefici, voleva dire portare il defunto ad una condizione di non esistenza, alla “seconda morte”, ossia alla cosa peggiore che poteva accadere ad un egiziano. D’altro canto le divinità, per evitare di essere nominate in un contesto malefico, dichiaravano un nome falso per proteggere quello vero, poiché racchiudeva tutta la potenza divina. Infine è curioso notare come anche nella nostra cultura il nome è ritenuto rilevante. Ad esempio nell’esorcismo, in una delle fasi del rituale, il prete impreca lo spirito maligno che possiede la persona vivente, di rivelargli il suo nome. Questo perché dare il nome a una cosa o conoscerlo significa avere potere sulla cosa.

THERE ARE THOSE WHO USE IT TO LIVE IN THE AFTERLIFE, THERE ARE THOSE WHO USE IT TO BE REMEMBERED, THERE ARE THOSE WHO USE IT TO PROTECT THEMSELVES AND THERE ARE THOSE TO FLY AWAY NEGATIVE ENTITIES... THERE ARE DIFFERENT WAYS TO USE THE NAME. For the ancient Egyptians, the first name that man received at birth played a very important role. In fact, it was considered an integral part of its owner and if the latter was named it was like making him alive even if he was deceased. In fact, an ancient proverb stated: “The man whose name is spoken, lives”. Or the title of chapter twenty-five of the Book of the Dead suggests: the "formula for the deceased to remember his name in the kingdom of the dead", that is, a way to maintain the individuality of the deceased as he himself must remember it also in the afterlife. Precisely because the name was considered very important, some Egyptians, who could afford it economically, ensured the survival of their names by engraving them on tombs and monuments since there was the risk of them being erased. It is no coincidence that all the objects of the funerary kit, from sarcophagi to statues to smaller objects to engraved images, had the name of the deceased written down. So, writing it down represented the possibility of identifying the image with that individual and providing the person with a physical form and an alternative beyond the body. If the name was relevant for this people, it was clear that eliminating it or using it to carry out evil spells meant bringing the deceased to a condition of non-existence, to the "second death", i.e. the worst thing that could happen to an Egyptian. On the other hand, the divinities, to avoid being named in an evil context, declared a false name to protect the real one, since it contained all the divine power. Finally, it is curious to note how even in our culture the name is considered relevant. For example, in exorcism, in one of the phases of the ritual, the priest curses the evil spirit that possesses the living person to reveal his name to him. This is because giving a name to something or knowing it means having power over the thing.

 

C’E’ UNA SAGOMA NERA CHE “SEGUE” L’UOMO, CHE SCOMPARE CON LA SUA MORTE E SI RICONGIUNGE A LUI NELL’ALDILA’! È L’OMBRA DELLO SPIRITO DEL DEFUNTO…UN ALTRO TIPO DI APPARIZIONE. Fin dai tempi antichi l’uomo ha sempre cercato di raccontare le proprie apparizioni degli spiriti dei morti attraverso anche l’arte e la scrittura e, tra le tante forme proposte, spesso sosteneva che i fantasmi si manifestassero sotto forma di ombra. Ad esempio, per gli antichi Egizi, essa era chiamata Sheut e veniva rappresentata come una sagoma nera che “seguiva” l’uomo ovunque, come una sorta di impronta energetica che collegava il corpo fisico agli elementi incorporei dell’individuo. Quindi, possedere un'ombra significava esistere e, secondo le credenze, essa spariva nel momento della morte e poi ricompariva nell'Aldilà, ossia quando si ricongiungeva al defunto a cui apparteneva. Per quanto riguarda invece nell’antica Grecia, ed in particolare nei poemi omerici, lo spirito del defunto era considerato come un soffio, un respiro ma anche come un’ombra incorporea, una forma di vita sbiadita, diminuita e priva di mente. Nell’alto medioevo, invece, in alcuni racconti, gli spettri venivano chiamati umbra, come “apparenza di ombra”, poiché quello che vedevano i vivi era solo l’apparenza di quella persona che era stata in vita. I morti che si manifestavano, spesso venivano descritti “quasi viventi”, per esprimere il dubbio sull’autenticità che si nutriva nei confronti di questi fenomeni immateriali. Oppure anche in Dante, nella sua opera Divina Commedia, ed in particolare nel Paradiso, definiva le ombre “li segni bui” perché i personaggi dell’opera erano definiti: “anime visibili, degli spettri, delle ombre”, descritti come corpi sottili e trasparenti. In seguito, nel corso del tempo, l’ombra, subendo una metamorfosi, ha assunto un ruolo sempre più diverso dal significato di anima, caratterizzato da una presenza scolorita o da un’assenza di luce che “proponeva” di allacciare simbolicamente il mondo dei vivi e quello dei morti.

THERE IS A BLACK SHAPE THAT "FOLLOWS" THE MAN, WHICH DISAPPEARS WITH HIS DEATH AND REUNIONS WITH HIM IN THE AFTERLIFE! IT IS THE SHADOW OF THE SPIRIT OF THE DECEASED...ANOTHER TYPE OF APPARITION. Since ancient times, man has always tried to tell about his apparitions of the spirits of the dead through art and writing and, among the many forms proposed, he often claimed that ghosts manifested themselves in the form of a shadow. For example, for the ancient Egyptians, it was called Sheut and was represented as a black shape that "followed" man everywhere, as a sort of energetic imprint that connected the physical body to the incorporeal elements of the individual. Therefore, possessing a shadow meant existing and, according to beliefs, it disappeared at the moment of death and then reappeared in the afterlife, that is, when it was reunited with the deceased to whom it belonged. As regards instead in ancient Greece, and in particular in the Homeric poems, the spirit of the deceased was considered as a breath, a breath but also as an incorporeal shadow, a faded, diminished and mindless form of life. In the early Middle Ages, however, in some stories, ghosts were called umbra, as "appearance of shadow", since what the living saw was only the appearance of that person who had been alive. The dead who manifested themselves were often described as "almost living", to express the doubt about the authenticity that was felt towards these immaterial phenomena. Or even in Dante, in his work Divine Comedy, and in particular in the Paradise, he defined the shadows as "dark signs" because the characters in the work were defined as: "visible souls, ghosts, shadows", described as subtle bodies and transparent. Subsequently, over time, the shadow, undergoing a metamorphosis, took on a role increasingly different from the meaning of soul, characterized by a discolored presence or an absence of light which "proposed" to symbolically connect the world of living and that of the dead.

“FINCHE’ MORTE NON CI SEPARI!” AVERE PAURA DEI FANTASMI, VIETARE IL CONTATTO CON I DEFUNTI OPPURE RENDERLI PARTECIPI DELLA NOSTRA VITA…ECCO COME IL LEGAME CON IL MONDO DEI MORTI È ANCORA OGGI INDISSOLUBILE. Nell’antica Grecia, ai tempi di Omero, i fantasmi furono considerati come creature piagnucolose, di nessuna utilità, che non davano preoccupazioni alle persone vive. Solo in seguito, nel V secolo a.C. nell’Atene di Pericle caratterizzata da problematiche politiche e difficoltà socio-economiche, gli spiriti da passivi divennero attivi, capaci di minacciare e di spingere i viventi a seguire le loro istruzioni. Nacque così la paura dei fantasmi in Occidente che non si esaurì nella cultura pagana ma penetrò negli incubi e nelle visioni dell’uomo medievale. Infatti nell’Alto Medioevo la cultura ecclesiastica cercò di non favorire le credenze che si nutrivano verso gli spiriti ma di sostenere che solo i morti potevano comunicare con i vivi e non viceversa. Essi si potevano manifestare sia in sogno sia in altre forme per indicare ai fedeli informazioni sulla loro sepoltura. In seguito, nel Basso Medioevo, col diffondersi della liturgia dei morti, i racconti riguardo alle manifestazioni spiritiche aumentarono e si ricominciò ad accettare la reciproca comunicazione tra i vivi e i morti. In genere i fantasmi del tardo Medioevo erano molto precisi nel comunicare i loro bisogni e, in alcuni casi, cercavano di attirare l’attenzione delle persone vive pur di comunicare con loro. Nel Seicento, invece, il rapporto tra fantasmi e viventi cambiò e sembrava quasi che i defunti fossero più rivolti a risolvere le funzioni dei vivi come: rimediare alle ingiustizie; lamentarsi di promesse non mantenute; confessare i propri delitti, aiutare i viventi; ecc. Successivamente con la nascita dell’Illuminismo nel Settecento e del progresso scientifico avvenuto nell’Ottocento e poi nel Novecento, si diede una maggior fiducia all’intelletto umano e meno alle storie di fantasmi. Nonostante viviamo in un’epoca di tecnologia avanzata, la passione che le persone mostrano verso gli spiriti sicuramente non è destinata a finire.  

"TILL DEATH DO US PART!" BE AFRAID OF GHOSTS, PROHIBIT CONTACT WITH THE DEPARTED OR MAKE THEM PARTICIPANT IN OUR LIFE...HERE'S HOW THE BOND WITH THE WORLD OF THE DEAD IS STILL INDISSOLUBLE TODAY. In ancient Greece, at the time of Homer, ghosts were regarded as whining creatures, of no use, that gave no concern to living people. Only later, in the V century BC. in Pericles' Athens characterized by political problems and socio-economic difficulties, passive spirits became active, capable of threatening and pushing the living to follow their instructions. Thus was born the fear of ghosts in the West which did not end in pagan culture but penetrated the nightmares and visions of medieval man. In fact, in the early Middle Ages, ecclesiastical culture tried not to favor the beliefs that were nourished towards spirits but to maintain that only the dead could communicate with the living and not vice versa. They could manifest themselves both in dreams and in other forms to indicate to the faithful information about their burial. Later, in the late Middle Ages, with the spread of the liturgy of the dead, the stories about spiritual manifestations increased and the mutual communication between the living and the dead began to be accepted again. In general, the ghosts of the late Middle Ages were very precise in communicating their needs and, in some cases, they tried to attract the attention of living people in order to communicate with them. In the seventeenth century, however, the relationship between ghosts and the living changed and it almost seemed that the deceased were more aimed at solving the functions of the living such as: remedying injustices, complaining about broken promises; confess one's crimes, help the living; etc. Subsequently with the birth of the Enlightenment in the eighteenth century and the scientific progress that took place in the nineteenth and then in the twentieth century, greater trust was given to the human intellect and less to ghost stories. Although we live in an age of advanced technology, the passion that people show towards spirits is certainly not destined to end.

VIAGGIO TRA GLI SPIRITI: DALL’ANTICHITA’ AL MEDIOEVO FINO AL NOVECENTO. ECCO COME, ATTRAVERSO IL TEMPO, LE ENTITA’ POSSONO DIVENTARE DA SEMPLICI FARFALLE A ESSERI “CORPOSI” E LUMINESCENTI. Di solito è tipico nell’uomo, di qualunque epoca e cultura, il desiderio di definire il volto degli spiriti e la loro “struttura fisica” soprattutto per certificare la loro esistenza. Lo possiamo notare anche nel nostro mondo occidentale dove le entità hanno assunto diverse forme attraverso il tempo. Ad esempio nell’antica Grecia essi venivano considerati come un soffio, una farfalla, un respiro che uscivano dalla bocca nel momento che la persona moriva. In seguito nel medioevo, e precisamente nell’IX secolo, gli spiriti iniziavano ad apparire in modo diverso ossia caratterizzati da una certa “corposità”. Infatti, secondo i racconti dell’epoca, essi si presentavano con i segni delle sofferenze subite, come: corpi logori, visi pallidi, abiti candidi o anneriti, avvolti dal fuoco; per comunicare il luogo dell’Aldilà dal quale provenivano. Inoltre, nel XIII secolo, gli spiriti venivano anche descritti come ricoperti da un lenzuolo bianco dove la parte della testa era forata da due occhi neri e da una bocca con una dentatura evidente. Nacque così la visione di fantasma conosciuta oggi nei fumetti o al cinema. Successivamente, in epoca moderna, le entità iniziavano a mostrarsi non più in modo così “materiale”, ma solo alcune parti di esse, come corpi senza testa o le sole mani. Più tardi, nell’Ottocento, dalle testimonianze si evince che la loro forma era più vaga, inconsistente, di colore grigio, nero o luminescenti; a volte “producevano” effetti luminosi e apparivano spesso in stanze poco illuminate. Infine, nel Novecento alcune storie di fantasmi non erano molto diverse da quelle del secolo precedente e, da una campionatura casuale di presunti eventi paranormali avvenuti negli anni Settanta in Inghilterra, è risultato che le percipienti, in alcune occasioni, avevano visto: donne dai capelli neri con un vestito completamente bianco; sagome scure che attraversavano muri e spiriti incappucciati che facevano il gesto di invitare e poi scomparivano.

JOURNEY AMONG THE SPIRITS: FROM ANTIQUITY TO THE MIDDLE AGES UP TO THE TWENTIETH CENTURY. THIS IS HOW, THROUGH TIME, ENTITIES CAN BECOME FROM SIMPLE BUTTERFLIES TO "BODY" AND LUMINESCENT BEINGS. It is usually typical in man, of any age and culture, the desire to define the face of the spirits and their "physical structure" above all to certify their existence. We can also see it in our western world where entities have taken different forms over time. For example in ancient Greece they were considered as a breath, a butterfly, a breath that came out of the mouth when the person died. But then in the Middle Ages, and precisely in the ninth century, the spirits began to appear in a different way, i.e. characterized by a certain "body". In fact, according to the stories of the time, they showed up with the signs of the sufferings suffered, such as: worn out bodies, pale faces, white or blackened clothes, wrapped in fire; to communicate the place of the afterlife from which they came. Furthermore, in the 13th century, the spirits were also described as being covered by a white sheet where the part of the head was pierced by two black eyes and a mouth with evident teeth. Thus was born the ghost vision known today in comics or in the cinema. Subsequently, in the modern era, the spirits began to show themselves no longer in such a "material" way, but only some parts of them, such as bodies without a head or just hands. Later, in the 19th century, the testimonies show that their shape was more vague, inconsistent, gray, black or luminescent; sometimes they "produced" luminous effects and often appeared in dimly lit rooms. Finally, in the twentieth century some ghost stories were not very different from those of the previous century and, from a random sampling of alleged paranormal events that occurred in the 1970s in England, it emerged that the percipients, on some occasions, had seen black-haired women with an all-white dress, dark shapes crossing walls and hooded spirits making an inviting gesture and then disappearing.

 

“PROVIAMO A VEDERCI CHIARO: QUESTO È IL MIO SPAZIO E QUELLO È IL TUO!”. DALLE LEGGI DELLE XII TAVOLE ALLE CROCI INCISE NELLE STRADE FINO AI CONFINI DELLA CASA. ALCUNE STRATEGIE PER TENER LONTANO I DEFUNTI. In passato, nella nostra cultura popolare, il possibile incontro tra i vivi e i morti veniva considerato dannoso poiché rappresentava “IL CONTAGIO” con i defunti e quindi con la morte. Ed è proprio a causa di questa paura che i vivi fin dall’antichità avevano attivato tutta una serie di strategie e strumenti per allontanare gli spiriti dei morti. Ad esempio gli antichi Romani ritenevano che fosse meglio allontanarli dalle abitazioni e metterli nelle necropoli all’esterno dell’Urbe. Infatti, lo si sosteneva nelle LEGGI delle XII tavole e in particolare nella decima (Laudatio Funebris), secondo cui un morto non poteva essere né cremato né sepolto in città. Oppure nel medioevo per affrontare le processioni di spettri (exercitus mortuorum o Masnada di Hellequin) spesso i vivi ricorrevano all’uso delle CROCI, posizionandole in alcuni punti strategici delle strade che conducevano verso il centro abitato. Tale simbolo, oltre a certificare la presenza divina, avrebbe permesso al “corteo dei morti” di non avvicinarsi alle abitazioni. In apparenza la croce può sembrare un semplice rimedio ma di fatto è un mezzo preciso per evitare che i defunti si riappropriassero dello spazio pubblico e minacciassero la stabilità sociale della comunità. Inoltre, anche i CONFINI della casa potevano svolgere simbolicamente una funzione importante. Infatti la porta, la soglia oppure il davanzale della finestra, che separavano l’interno dall’esterno, significavano proteggere i vivi, che erano dentro all’abitazione, dalle possibili invasioni di entità maligne che stavano fuori. Quindi le persone si riparavano tre le mura domestiche e, dalle finestre, potevano osservare le anime furiose e avide di vita che fuoriuscivano dal mondo dei morti per insinuarsi in quello dei vivi.

“LET'S TRY TO SEE IT CLEARLY: THIS IS MY SPACE AND THAT IS YOURS!”. FROM THE LAWS OF THE XII TABLES TO THE CROSSES CARVED IN THE STREETS TO THE EDGE OF THE HOUSE. SOME STRATEGIES TO KEEP THE DEAD AWAY. In the past, in our popular culture, the possible encounter between the living and the dead was considered harmful because it represented "THE CONTAGIO" with the deceased and therefore with death. And it is precisely because of this fear that the living since ancient times had activated a whole series of strategies and tools to ward off the spirits of the dead. For example, the ancient Romans believed it was better to remove them from their homes and place them in necropolises outside the city. In fact, it was supported in the LAWS of the XII tables and in particular in the tenth one (Laudatio Funebris), according to which a dead person could not be cremated or buried in the city. Or in the Middle Ages to face the processions of ghosts (exercitus mortuorum or Masnada of Hellequin) the living often resorted to the use of CROSSES, placing them in some strategic points of the roads that led towards the inhabited center. This symbol, in addition to certifying the divine presence, would have allowed the "procession of the dead" not to approach the houses. In appearance, the cross may seem like a simple remedy but in fact it is a precise means of preventing the deceased from re-appropriating public space and threatening the social stability of the community. Furthermore, even the BOUNDARIES of the house could symbolically perform an important function. In fact, the door, the threshold or the window sill, which separated the inside from the outside, meant protecting the living, who were inside the house, from the possible invasions of evil entities who were outside. So people sheltered within their home walls and, from the windows, they could observe the furious and life-hungry souls that escaped from the world of the dead to insinuate themselves into that of the living.

ANIME FURIOSE E AVIDE DI VITA, ESSERI GROTTESCHI E MOSTRUOSI OPPURE DEFUNTI BIANCHI E QUASI LUMINESCENTI. QUESTA È L’ARMATA DELLE TENEBRE CHE FUORIESCE DAL MONDO DEI MORTI PER INSINUARSI IN QUELLO DEI VIVI. L’idea che dopo la morte gli spiriti dei defunti possano ritornare tra i vivi, è affermata sia nelle culture “primitive” che in quelle civilizzate ed industriali. Nel PRIMO caso queste misteriose figure possono assumere aspetti molti diversi anche mostruosi e grotteschi animandosi con il pantheon delle religioni animiste. Ad esempio nelle leggende degli indiani d’America, i morti di giorno sono scheletri mentre di notte riacquistano le sembianze umane e scivolano nel mondo dei vivi con i loro inquietanti intenti. Oppure nella religione induista i demoni, chiamati Rakshas, possono assumere la forma di animali oppure forme quasi umane come, ad esempio, con quattro occhi, due teste, o con i piedi rivolti all’indietro. Di solito sono accompagnati dalla loro famiglia o dal loro gruppo e si insinuano nelle situazioni in cui l’essere umano è più esposto ai pericoli. Nel SECONDO caso, invece, le anime del corteo appartenenti alle civiltà più civilizzate ed industriali hanno un aspetto molto più antropomorfo, spesso bianche quasi fluorescenti, a volte dotate di lumi accesi o di una luminosità innaturale. Queste processioni percorrerebbero i limiti dei centri abitati e si dirigerebbero verso i luoghi più selvaggi come boschi, montagne, ecc. Esse trovarono maggiore sviluppo nel Medioevo riconosciute con il nome di “Masnada di Hellequin”, ovvero un tipo di apparizione collettiva di anime dannate che apparivano durante le tempeste e nei pressi dei cimiteri. In particolare la masnada significa esercito furioso, forse di origine indoeuropeo, ne parlò per la prima volta il monaco anglo-normanno Orderico Vitale (1075-1142) nella sua opera Historia ecclesiastica. Mentre Hellequin era un demone sotterraneo che capitanava questa schiera dei morti (o familia Herlechini) di probabile derivazione pagana, in Germania e in Britannia.

FURIOUS SOULS AND GREEDY FOR LIFE, GROTESQUE AND MONSTROUS BEINGS OR WHITE AND ALMOST LUMINESCENT DEAD. THIS IS AN ARMY OF DARKNESS EMERGING FROM THE DARK WORLD OF THE DEAD INTO THE WORLD OF THE LIVING.The idea that after death the spirits of the deceased can return among the living is affirmed both in "primitive" cultures and in civilized and industrial ones. In the FIRST case these mysterious figures can take on many different aspects, even monstrous and grotesque, animating themselves with the pantheon of animist religions. For example, in the legends of the American Indians, the dead are skeletons during the day while at night they regain human form and slip into the world of the living with their disturbing intentions. Or in the Hindu religion the demons, called Rakshas, ​​can take the form of animals or almost human forms such as, for example, four eyes, two heads, or with feet turned backwards. They are usually accompanied by their family or group and sneak into situations where the human being is most exposed to dangers. In the SECOND case, on the other hand, the souls of the procession belonging to more civilized and industrial civilizations have a much more anthropomorphic appearance, often almost fluorescent white, sometimes equipped with lit lights or an unnatural brightness. These processions would go through the limits of the inhabited centers and would go towards the wildest places such as woods, mountains, etc. They found greater development in the Middle Ages recognized with the name of "Masnada di Hellequin", or a type of collective apparition of damned souls that appeared during storms and near cemeteries. In particular, the masnada means furious army, perhaps of Indo-European origin, it was mentioned for the first time by the Anglo-Norman monk Orderic Vitale (1075-1142) in his work Historia ecclesiastica. While Hellequin was an underground demon who led this group of the dead (or familia Herlechini) of probable pagan origin, in Germany and in Britain.

DALL’EVOLUZIONE CONCETTUALE DEL DIO MITRA AL DIO DEI MORTI ANUBI CHE FU SOSTITUITO DA OSIRIDE, FINO ALLA NASCITA DEL DIO INFERNALE GIAPPONESE. ECCO COME GLI DEI CAMBIANO NEL TEMPO. Le antiche religioni non erano dei mondi chiusi e non comunicanti tra loro ma, al contrario, erano esposte a una continua e reciproca influenza culturale. In particolare, le credenze come quelle verso le divinità venivano riformulate, rimaneggiate ma senza perdere le caratteristiche di quel culto specifico. Ad esempio gli antichi Romani, con l’espansione del loro dominio in terre straniere come in Asia Minore, Egitto, Siria e Persia, importavano nell’Urbe ogni specie di divinità. È il caso del Dio Mitra, una divinità indoiranica, che divenne successivamente anche un Dio ellenistico e romano. Infatti il suo culto, il mitraismo, era rivolto solo agli uomini e in particolare ai soldati, poiché era una religione incline alla BATTAGLIA. Una concezione molto differente rispetto a quella originaria basata sulla pace e stabilità. Un altro esempio è riportato nella cultura egizia, secondo cui Anubis che, nella I dinastia (ca. 3100 a.C. - 2890 a.C.) fu adorato come protettore delle tombe, poi assunse la funzione di imbalsamatore e Dio della mummificazione. Durante il Medio Regno (ca. 2055 a.C. - 1650 a.C.) fu SOSTITUITO da Osiride che divenne signore dell'Aldilà. In seguito la funzione principale del Dio dalla testa di cane fu quella di accompagnare le anime dei defunti nell’oltretomba per compiere la “pesatura del cuore”, fase decisiva per accedere al regno dei morti. Infine, per quanto riguarda la cultura giapponese, con l’arrivo del buddismo nel VI secolo, fu introdotto nella religione shintoista sia il concetto di Terra Pura, ossia di paradiso, sia il concetto di Terra Impura, ovvero di inferno. In quest’ultimo caso era governato da Enma, il re degli inferi, che non veniva concepito come il “MALIGNO” ma come una divinità che interrogava e giudicava le anime oltre che gestire, un ordine burocratico di demoni per impartire le punizioni.

FROM THE CONCEPTUAL EVOLUTION OF THE GOD MITHRAS TO THE GOD OF THE DEAD ANUBES WHO WAS REPLACED BY OSIRIS, UNTIL THE BIRTH OF THE JAPANESE HELL GOD. THIS IS HOW THE GODS CHANGE OVER TIME. The ancient religions were not closed and non-communicating worlds but, on the contrary, were exposed to a continuous and reciprocal cultural influence. In particular, beliefs such as those towards deities were reformulated, reworked but without losing the characteristics of that specific cult. For example, the ancient Romans, with the expansion of their dominion in foreign lands such as Asia Minor, Egypt, Syria and Persia, imported all kinds of divinities into the city. This is the case of the God Mithras, an Indo-Iranian deity, who later also became a Hellenistic and Roman God. In fact, his cult, Mithraism, was aimed only at men and in particular at soldiers, since it was a religion inclined towards BATTLE. A very different conception compared to the original one based on peace and stability. Another example is reported in Egyptian culture, according to which Anubis who, in the 1st dynasty (ca. 3100 BC - 2890 BC) was worshiped as protector of tombs, then assumed the function of embalmer and god of mummification. During the Middle Kingdom (ca. 2055 BC - 1650 BC) he was REPLACED by Osiris who became lord of the afterlife. Later the main function of the dog-headed God was to accompany the souls of the deceased to the underworld to carry out the "weighing of the heart", a decisive phase for accessing the realm of the dead. Finally, as far as Japanese culture is concerned, with the arrival of Buddhism in the sixth century, both the concept of Pure Land, i.e. paradise, and the concept of Impure Land, i.e. hell, were introduced into the Shinto religion. In the latter case it was governed by Enma, the king of the underworld, who was not conceived as the "EVIL" but as a deity who interrogated and judged souls as well as managing a bureaucratic order of demons to impart punishments.

 

LA STRANA REPUTAZIONE DEI SOGNI! SONO UN ANELLO DI CONGIUNZIONE TRA IL NOSTRO MONDO E IL SOPRANNATURALE, SONO OPERA DEL DEMONIO O UNA PORTA PER L’INCOSCIO? Secondo l’antropologo Massimo Centini, fin dalla notte dei tempi gli esseri umani hanno sempre guardato con attenzione ai propri sogni poiché spesso considerati come anello di congiunzione tra il nostro mondo e quello soprannaturale. In particolare, per alcune culture, quando si dorme può succedere che: il nostro spirito esca dal corpo; le anime dei defunti si presentino al dormiente; lo spirito del dormiente possa raggiungere l’Aldilà oppure che intraprenda esperienze utili per lui. Questi eventi possono avvenire in modo spontaneo, autoindotto o spontaneo ma in situazioni particolari di crisi, come ad esempio la morte di una persona cara. Oppure nella religione egizia i sogni servivano per ottenere eventuali informazioni sul futuro. Infatti in Egitto vi erano degli specialisti appartenenti alla casta sacerdotale che si recavano nei templi per sognare. Veniva somministrato loro delle pozioni a base di erbe che li avrebbero aiutati ad addormentarsi e ad ascoltare la voce di un Dio. Al loro risveglio raccontavano i sogni ad altri sacerdoti i quali avevano il compito di interpretarli. Diversa invece la concezione nella nostra tradizione occidentale dove, nel Medioevo, il sonno veniva demonizzato in quanto si credeva che la gente fosse di facile preda per le “illusioni diaboliche” dove il diavolo ingannava il cristiano per condurlo alla rovina. In seguito, grazie allo psicanalista S. Freud, il sogno divenne metaforicamente una porta che ci permette di entrare nel nostro mondo fatto di immagini, sensazioni, concezioni, percezioni che parlano della nostra vita interiore. In particolare, il dottore teorizza che in ogni sogno è possibile distinguere un contenuto manifesto ed un contenuto latente. Il contenuto manifesto è quella parte che viene ricordata e raccontata. Mentre l’altro è rappresentato da contenuti mascherati dove, ogni parte di esso, va interpretato per raggiungere il reale significato che giace nell’inconscio.

THE STRANGE REPUTATION OF DREAMS! ARE THEY A CONJUNCTION RING BETWEEN OUR WORLD AND THE SUPERNATURAL, ARE THEY WORK OF THE DEVIL OR A DOOR TO THE UNCONSCIOUS? According to the anthropologist Massimo Centini, since the dawn of time human beings have always looked closely at their dreams as they are often considered as a link between our world and the supernatural. In particular, for some cultures, when we sleep it can happen that: our spirit leaves the body; the souls of the deceased present themselves to the sleeper; the spirit of the sleeper can reach the afterlife or that he undertakes experiences useful for him. These events can occur spontaneously, self-induced or spontaneously but in particular situations such as after the death of a loved one. Or in the Egyptian religion dreams were used to obtain any information about the future. In fact in Egypt there were specialists belonging to the priestly caste who went to the temples to dream. They were given herbal potions that would help them fall asleep and listen to the voice of a God. When they woke up, they told their dreams to other priests who had the task of interpreting them. On the other hand, the conception in our Western tradition is different where, in the Middle Ages, sleep was demonized as it was believed that people were easy prey for "diabolical illusions" where the devil deceived the Christian to lead him to ruin. Later, thanks to the psychoanalyst S. Freud, the dream metaphorically became a door that allows us to enter our world made up of images, sensations, conceptions, perceptions that speak of our inner life. In particular, Freud theorizes that in every dream it is possible to distinguish a manifest content and a latent content. The manifest content is that part that is remembered and told. While the latent content is represented by masked contents where every part of it must be interpreted to reach the real meaning that lies in the unconscious.

AVERE UN DEBOLE PER LA MAGIA NERA, CREDERE A CERTE COINCINDENZE O A “SEGNI” MANIFESTATI DA ENTITA’…POTREBBERO ESSERE STRATEGIE DI ADATTAMENTO USATE FIN DALLA PREISTORIA. Già in tempi antichi l’essere umano ha sempre creduto nella magia e questo lo confermano manufatti, pitture rupestri e parietali scoperti dagli archeologi. Infatti possiamo trovare le sue prime dimostrazioni nella cosiddetta “magia venatoria” del Paleolitico. Nello specifico in alcune caverne di 20.000 anni fa, che l’uomo usò come luogo sacro, sono state rinvenute raffigurazioni di animali “trafitti”, forse con l’intenzione di agire magicamente sulle prede e quindi fare in modo che la battuta di caccia si rivelasse fruttuosa. Oppure gli antichi Romani, che nutrivano un debole per la magia nera, quando volevano maledire l’avversario, scrivevano la maledizione su una sottile lamina di piombo, la ripiegavano, la trafiggevano con dei chiodi e la immergevano in un lago, in una tomba o in un luogo in cui si credeva che questo oggetto fosse “in contatto” con gli Inferi. In generale comunque l’uomo, a prescindere che sia “primitivo” o “civilizzato”, ha da sempre creduto, ad esempio, ai malefici, agli incantesimi, alle coincidenze oppure ai segni manifestate da presunte entità. Questo bisogno di credere non è dovuto ad una semplice ricerca personale, o ad una motivazione culturale o familiare ma, per alcuni studiosi, potrebbe essere parte delle nostre strategie di adattamento. In particolare queste ultime sarebbero radicate nella nostra mente, fin dalla preistoria e poi oggi sopravvissute poiché utili ad affrontare certe situazioni di alto stress o di cui non abbiamo il controllo (come: problemi economici, familiari, di relazione, ma anche catastrofi naturali; ecc.). A questo punto ci potremmo chiedere: riusciremo mai a liberarci da queste credenze? Assolutamente no, poiché fa parte della nostra natura, ma come suggerisce lo psicologo D. Kahneman possiamo raggiungere un compromesso: imparare a riconoscere quelle situazioni in cui è più probabile che accadano certi errori soprattutto quando la posta in gioco per noi è alta.

HAVE A WEAKNESS FOR DARK MAGIC, BELIEVE IN CERTAIN COINCINDANCES OR "SIGNS" MANIFESTED BY ENTITIES...THEY COULD BE ADAPTATION STRATEGIES USED SINCE PREHISTORY. Already in ancient times the human being has always believed in magic and this is confirmed by artifacts, rock and wall paintings discovered by archaeologists. In fact we can find its first demonstrations in the so-called "hunting magic" of the Paleolithic. Specifically, in some caves from 20,000 years ago, which man used as a sacred place, depictions of "pierced" animals have been found, perhaps with the intention of acting magically on the prey and therefore making the hunt prove fruitful. Or the ancient Romans, who nurtured a penchant for black magic, when they wanted to curse an opponent, they wrote the curse on a thin sheet of lead, then folded it, pierced it with nails and immersed it in a lake, in a tomb or in a place where it was believed that this object was "in contact" with the Underworld. In general, however, man, regardless of whether he is "primitive" or "civilized", has always believed, for example, in evil spells, spells, coincidences or signs manifested by presumed entities. This need to believe is not due to a simple personal research, or to a cultural or family motivation but, for some scholars, it could be part of our adaptation strategies. In particular, the latter would be rooted, in our mind, since prehistoric times and then survived until now because they are useful for dealing with certain situations of high stress or of which we have no control (such as: economic, family, relationship problems, but also natural disasters; etc.). At this point we might ask ourselves: will we ever be able to free ourselves from these beliefs? Absolutely not, as it is part of our nature, but as psychologist Daniel Kahneman suggests we can reach a compromise: learn to recognize those situations in which certain mistakes are more likely to occur especially when the stakes for us are high.

DALLE RELIGIONI PASSATE DOVE L’ANIMA ERA VISTA NELLE ENERGIE DEGLI ORGANI DEL CORPO, FINO AL MEDIOEVO QUANDO ESSA DIVENNE IDENTICA AL DEFUNTO. ECCO ALCUNE PARTI “PIU’ PALPABILI” DELL’ANIMA. L’idea secondo cui l’anima, che si separa dal corpo, abbia caratteristiche tipiche del fisico umano, permette all’uomo di soddisfare il desiderio di vederla ma anche di rappresentare quello che non si può vedere. Ad esempio nelle religioni “primitive” poteva essere intravista in quelle energie assimilate nel corpo ed espresse attraverso gli organi, il sangue o il respiro. Oppure per gli antichi Egizi una parte della nostra anima era composta dal Ka ossia dal “doppio fisico” che, secondo recenti studi linguistici, lo hanno identificato come il “corredo genetico” di ciascun individuo. In Occidente, invece, secondo i racconti medievali gli spiriti iniziarono a prendere forme più consistenti caratterizzati da una certa “corposità”. Infatti l’anima era “spirituale” ma era anche in grado di subire le pene dell’inferno o del purgatorio che i vivi immaginavano sopportasse in modo corporale. In particolare lo spirito di per sé non soffriva come il corpo ma, in quanto entità, era talmente sottile che anche un ipotetico peso leggero risultava insopportabile. Più di recente nelle religioni e nelle esperienze culturali, possiamo definire diversi livelli di “corpo” che mostrano la parte più “visibile” dell’anima. Ad esempio: il corpo SOTTILE è di un “materiale extracorporeo”, che convive con la struttura fisica di ogni essere vivente. Per gli alchimisti potrebbe essere paragonabile all’essenza da cui hanno origine tutte le sostanze, mentre per le filosofie orientali è costituito dai chakra e dal flusso energetico chiamato prana; corpo ETERICO è in stretta relazione con quello fisico e avverte i cambiamenti evidenziandoli attraverso differenze energetiche; corpo ASTRALE, spesso associato all’aura, ha la capacità di indicare lo stato emotivo del soggetto a cui appartiene. Esso funge da “supporto” sul quale poggia l’anima nell’attesa di reincarnarsi. Naturalmente tutte queste ipotesi vanno considerate come il risultato di varie interpretazioni esoteriche quindi senza alcun riscontro nelle scienze ufficiali.

 

FROM PAST RELIGIONS WHERE THE SOUL WAS SEEN IN THE ENERGIES OF THE ORGANS OF THE BODY, UNTIL THE MIDDLE AGES WHEN IT BECOME IDENTICAL TO THE DECEASED. HERE ARE SOME "MORE PALPABLE" PARTS OF THE SOUL. The idea according to which the soul that separates from the body has typical characteristics of the human body allows man to satisfy the desire to see it but also to be able to represent what cannot be visible. For example, in "primitive" religions it could be glimpsed in those energies assimilated into the body and expressed through the organs, blood or breath. Or for the ancient Egyptians a part of our soul was composed of the Ka or the "physical double" which, according to recent linguistic studies, have identified it as the "genetic makeup" of each individual. In the West, however, according to medieval stories, spirits began to take more substantial forms characterized by a certain "corporosity". In fact, the soul was "spiritual" but was also capable of suffering the pains of hell or purgatory that the living imagined it endured in a corporal way. In particular, the spirit in itself did not suffer like the body but, as an entity, it was so thin that even a hypothetical light weight was unbearable. More recently in religions and cultural experiences, we can define different levels of “body” that show the most “visible” part of the soul. For example: the SUBTLE body is made of an "extracorporeal material", which coexists with the physical structure of every living being. For alchemists it could be comparable to the essence from which all substances originate, while for eastern philosophies it is made up of the chakras and the energy flow called prana; ETHERIC body is in close relationship with the physical body and senses changes, highlighting them through energetic differences; ASTRAL body, often associated with the aura, has the ability to indicate the emotional state of the subject to which it belongs. It acts as a "support" on which the soul rests while waiting to be reincarnated. Naturally these hypotheses must be considered as the result of various esoteric interpretations and therefore without any confirmation in the official sciences.

 

 

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