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Questa parte è dedicata alle curiosità, dove ti puoi addentrare in alcuni luoghi insoliti. Buon viaggio!

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UN FANTASTICO MONDO SI NASCONDE NELLA REGIONE DI MURCIA, IN SPAGNA. È SIMA DE LA HIGUERA, UNA GROTTA FATTA DI “NUVOLE” CHE SCENDONO DAI SOFFITTI, CONI CHE SPUNTANO DAI PAVIMENTI E SPLENDIDI LAGHETTI. La Sima de la Higuera (Grotta del Fico) si trova nella Sierra de Espuña, nel comune di Pliego, ed è il più grande sistema di grotte conosciuto nel sottosuolo della Murcia. Per accedervi, è necessario raggiungere il Monte del Cabezo y Cuesta de Aledo, situato a 485 metri di altitudine, con un dislivello di 72 metri. La grotta era già nota agli abitanti della zona fin dall’antichità con il nome di Sima del Cementerio, poiché l’ingresso è visibile dal cimitero del paese. Tuttavia, la sua grandezza fu scoperta nel 1996 dagli speleologi locali Pedro López e Gema Cánovas che, utilizzando le radici del fico da cui la grotta prende il nome, iniziarono le loro discese e i lavori di scavo, aprendo passaggi e sale spettacolari. Nello specifico, il percorso si sviluppa attraverso uno spazio sinuoso e labirintico di 5.500 metri di lunghezza, raggiungendo una profondità massima di circa 150-156 metri. La temperatura è sempre costante e si aggira intorno ai 20 °C, ma con un tasso di umidità molto elevato, spesso vicino al 100%! La sua origine è dovuta a complessi processi geologici legati all’attività di un antico lago termale. In particolare, questa grotta è di natura “ipogenica”, cioè si è formata grazie ad acque che risalgono dalle profondità della terra verso la superficie. Questo movimento ascendente ha causato lo scioglimento delle rocce carbonatiche (carsismo), modellando le cavità sotterranee e dando origine a concrezioni meravigliose. Ad esempio, nella Sala dei Coralli il soffitto è ricoperto di coralloidi, mentre le pareti presentano formazioni arborescenti, insieme a cristalli di calcite, stalattiti e stalagmiti; i pavimenti sono decorati con piccoli coni e ospitano vasche d'acqua permanenti. Oppure, la Sala del Paradiso racchiude rare formazioni a cono doppio, oltre a quelle di aragonite e a imponenti “nuvole” di roccia. In definitiva, questa grotta può essere esplorata solo chiedendo un permesso e con conoscenze delle tecniche speleologiche.

UN’ANTICA CITTA’ EGIZIA POTREBBE SVELARE IL MISTERO DI UNA REGINA DAL FASCINO MAGNETICO! È TAPOSIRIS MAGNA CHE, GRAZIE A UN TUNNEL SOTTERRANEO, POTREBBE CONDURRE ALLA TOMBA DI CLEOPATRA. Secondo le fonti antiche, Cleopatra, l’ultima regina dell’Egitto tolemaico, e Marco Antonio, suo amante e sposo di fatto, furono sepolti insieme nel 30 a.C. Lo storico e filosofo greco Plutarco (45-120 d.C.), in una delle sue biografie, la "Vita di Antonio", descrisse gli eventi che portarono Cleopatra al suicidio e la tomba in cui si era “barricata” insieme al marito. In particolare, l’imponente sepolcro dovrebbe trovarsi nel mausoleo di Alessandria, vicino a un tempio di Iside, contenente un ricco tesoro. Peccato che della tomba si siano perse le tracce a causa di un terremoto devastante, di magnitudo compresa tra 8.3 e 8.5, che distrusse la città nel 365 d.C.  Di recente, intorno al 2004, l’archeologa domenicana K. T. Martínez-Nazar Berry, nonché avvocato penalista, decise di ricostruire il passato di Cleopatra come se fosse una scena del crimine e di cercare il suo sepolcro a Taposiris Magna, un antico centro religioso fondato dal faraone Tolomeo II Filadelfo tra il 280 e il 270 a.C. Proprio qui, nel 2022, Martínez e la sua squadra scoprirono, a 13 metri di profondità, un tunnel scavato nella roccia che conduceva verso il mare, lungo 1.300 metri e alto 2 metri, definito dagli esperti “miracolo geometrico” per la sua incredibile precisione costruttiva. Un’altra scoperta altrettanto interessante avvenne nel 2025: un porto sommerso, con anfore e ancore, che suggerisce che quel sito fosse utilizzato anche per il commercio marittimo, attività a cui Cleopatra era molto legata. Dopo vent’anni di ricerche, la Martinez è riuscita a recuperare oltre 2.600 reperti, tra cui monete con l’effigie di Cleopatra e una maschera su cui è stata riprodotta una fossetta sul mento, che ricorda Marco Antonio. D’altro canto, alcune sezioni del tempio potrebbero trovarsi sott’acqua, rendendo l’esplorazione molto difficoltosa. Pertanto, ancora oggi purtroppo non sappiamo dove si trovi il sepolcro; per ora dobbiamo “accontentarci” delle bellezze storiche che l’archeologia ci regala.

UNA SCOPERTA STRAORDINARIA È STATA SVELATA NEL SAHARA, L’INOSPITALE DESERTO CHE UN TEMPO ERA UNA SAVANA. SONO DUE MUMMIE UMANE APPARTENENTI A UN POPOLO ISOLATO, MA CON UN DNA SCONOSCIUTO. Nel periodo umido africano, tra 14.600 e 5.500 anni fa, l’attuale deserto del Sahara si presentava come una lussureggiante savana, caratterizzata da laghi e fiumi (il cosiddetto Sahara verde), capace di ospitare comunità umane oggi dimenticate. Al centro di questo scenario si trova la grotta di Takarkori, nel sud-ovest della Libia, incastonata nel cuore delle montagne del Tadrart Acacus. Proprio qui, nel 2025, un team di ricercatori internazionali dell’Università La Sapienza di Roma e del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia (Germania) ha scoperto due mummie vissute nel Sahara circa 7.000 anni fa. Attraverso l’analisi del DNA, è emerso che appartenevano a una linea genetica sconosciuta, separatasi dalle popolazioni subsahariane circa 50.000 anni fa. Esse facevano parte di una “popolazione fantasma” che non sembra avere legami diretti con le comunità moderne della regione. Infatti, contrariamente all’ipotesi secondo cui si riteneva che il Sahara verde fosse una sorta di corridoio migratorio, i dati dimostrano che esso ha invece funzionato da “barriera” genetica. Gli abitanti nordafricani, come quelli di Takarkori, si sono sviluppati in modo indipendente, mantenendo un’identità distinta. Lo studio, inoltre, rivela che il sangue delle due mummie presentava una componente neandertaliana (originaria dell'Europa e dell'Asia occidentale) superiore a quella osservata nelle popolazioni africane, ma inferiore rispetto agli esseri umani che migrarono fuori dall’Africa. Questo perché le mummie del Sahara, pur essendo una popolazione geneticamente distinta e isolata, presentano piccole tracce di DNA neanderthaliano, trasmesse da popolazioni esterne all’Africa che avevano già avuto incroci con i Neanderthal. Questa scoperta, pubblicata su “Nature”, dimostra che il Sahara Verde ha svolto sì la funzione di barriera genetica, ma non assoluta, permettendo una sottile "contaminazione" neanderthaliana.

UN LUOGO MISTERIOSO È UBICATO NEL COMUNE DI SINTRA, IN PORTOGALLO. È QUINTA DA REGALEIRA, UNA TENUTA DOVE, TRA LABIRINTI, POZZI E GROTTE NASCOSTE SI SVOLGEVANO RITI ESOTERICI E ALCHEMICI. Dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall’UNESCO, Quinta da Regaleira è una tenuta del XIX secolo, situata nel comune di Sintra, in Portogallo. Inizialmente appartenuta alla Baronessa di Regaleira, passò successivamente ad António Augusto de Carvalho Monteiro, un ricco commerciante di caffè e massone. Tra il 1904 e il 1910, quest’ultimo trasformò una semplice proprietà nobiliare di 4 ettari in una dimora misteriosa ed esoterica, con l’aiuto dell’architetto Luigi Manini. Dal 1997 a oggi, la tenuta appartiene al comune di Sintra. Vediamo alcuni punti salienti. 1. Il Palazzo di Regaleira è caratterizzato da una torre ottagonale, parte del suo stile neomanuelino, e decorato con pinnacoli e gargoyle scolpiti sulla facciata principale. Esso fu concepito come un luogo ricco di simboli, in cui si intrecciano elementi riferiti alla storia del Portogallo e dei Cavalieri Templari. All’interno è possibile visitare il primo piano, tra cui: la Sala della Caccia, del Rinascimento, dei Re e del Fumo. 2. Il Pozzo Iniziatico, paragonato a una “torre rovesciata”, è costituito da una scala a chiocciola in stile gotico, profonda 27 metri e composta da 9 piani, un numero che forse richiama i 9 gironi dell’Inferno di Dante, fino a condurre a una Croce Templare posta alla sua base. In particolare, si ritiene che il pozzo fosse utilizzato per rituali cerimoniali, poiché la leggenda suggerisce che Monteiro fosse connesso con i Cavalieri Templari, la Massoneria e i Rosacroce. 3. Dal Pozzo Iniziatico si diramano una serie di cunicoli scavati che simboleggiano passaggi oscuri: alcuni “conducono alla luce”, ossia a giardini caratterizzati da cascate e laghetti, mentre altri portano al Pozzo Incompiuto, mai terminato. 4. La Cappella della Santissima Trinità è un piccolo santuario che, esternamente, presenta una decorazione tradizionale, mentre all’interno fonde l’iconografia cattolica con riferimenti esoterici. Sotto di essa si trovano una cripta e un tunnel segreto che la collega ai luoghi significativi della tenuta.

UN GRAN FERMENTO RIBOLLE IN UN PARCO VICINO A ROTORUA, IN NUOVA ZELANDA. È IL WAI-O-TAPU CHE, TRA I SUOI PAESAGGI SURREALI, OSPITA LA PISCINA CHAMPAGNE, IL BAGNO DEL DIAVOLO E UN GEYSER ALTO 20 METRI. Wai-O-Tapu, che in lingua maori significa “acque sacre”, è un incredibile parco geotermico situato in Nuova Zelanda, a circa 30 km dalla città di Rotorua, nella zona vulcanica di Taupo. I primi visitatori lo esplorarono nel 1880 e successivamente divenne famoso per i suoi fanghi ribollenti, i terreni fumanti, i geyser e i laghi colorati. Si estende su una superficie di 18 km², ma solo in parte è accessibile al pubblico. Vediamo alcuni esempi. 1. La Piscina Champagne è un’enorme vasca d’acqua (65 metri di diametro per 62 di profondità), la cui temperatura in superficie è di circa 70°C, mentre nel punto più profondo raggiunge i 260 gradi. Grazie a un’eruzione idrotermale avvenuta circa 900 anni fa, alla presenza di anidride carbonica, azoto, idrogeno e alle sue alte temperature, l’acqua è effervescente: dal lago emergono infinite bollicine che ricordano una gigantesca coppa di champagne! Inoltre, è possibile ammirare la spettacolare tavolozza di colori che la caratterizza, che va dal verde acido al giallo intenso, fino al rosso brillante. Questo particolare fenomeno si è creato sempre grazie all’eruzione sopra citata, che ha portato i minerali a sciogliersi e a formare numerose chiazze d’acqua colorate. 2. Il Bagno del Diavolo è uno stagno di colore verde acido/neon, prodotto da un’intensa attività geologica risalente a circa 200.000 anni fa. In particolare, l’insolita sfumatura è dovuta a un fenomeno geotermico provocato dai depositi di zolfo raccolti nell’acqua del cratere, mescolati alla varietà di minerali presenti nel terreno. La sua colorazione può variare a seconda della luce solare e della quantità di minerali presenti: ad esempio, una prevalenza di ferro conferisce alla pozza un verde acceso, mentre lo zolfo dona una tonalità gialla. Inoltre, le esalazioni provenienti dai depositi di zolfo diffondono nell’area un odore caratteristico. 3. Il geyser Lady Knox erutta in modo indotto ogni mattina, raggiungendo un’altezza di circa 20 metri.

NASCOSTA NEL CIMITERO DI BROMPTON, A LONDRA, C’E’ UNA STRANA STRUTTURA AVVOLTA NEL MISTERO: È IL MAUSOLEO DI HANNAH COURTOY, CHE PARE OSPITI UNA MACCHINA DEL TEMPO. Hannah Courtoy visse a Londra dal 1784 al 1849, ebbe tre figlie e nel 1815 ereditò una notevole ricchezza da un mercante anziano. Come molte altre persone dell’epoca vittoriana, nutriva un particolare interesse per le scienze occulte e per le storie legate all’antico Egitto, che la portarono ad incontrare un famoso egittologo di nome Joseph Bonomi. Quest’ultimo era convinto di aver scoperto il modo di viaggiare nel tempo grazie allo studio dei geroglifici egizi e, con l’aiuto del suo amico Samuel Alfred Warner, riuscì a convincere Hannah a finanziare la prima macchina del tempo funzionante. Così i due inventori decisero di costruire il loro rivoluzionario dispositivo in un cimitero, ritenendo che ciò avrebbe ridotto le interferenze temporali, ed in particolare in un mausoleo che fu completato nel 1853. La struttura si presenta con una pesante porta d’ingresso in bronzo, ornata da geroglifici egizi che non sono decifrabili, ma simboli ornamentali evocanti il mistero e il fascino per l’egittologia. Secondo la leggenda, qui dovrebbero essere sepolte Hannah Courtoy e due delle sue figlie insieme alla macchina del tempo. A differenza delle altre tombe ubicate nel cimitero, per questa non esiste un piano di conservazione archivistico, e la chiave per aprire il misterioso mausoleo è scomparsa. Ciò significa che da oltre 150 anni non è possibile vedere cosa si trovi realmente al suo interno, alimentando ulteriori speculazioni. Secondo Stephen Coates, bis-bisnipote di Hannah Courtoy, la tomba sarebbe una camera di teletrasporto (e non una macchina del tempo), parte di una rete di camere erette nei sette cimiteri costruiti ad anello intorno a Londra nel XIX secolo. Nonostante le varie interpretazioni, ancora oggi nessuno sa con certezza cosa si nasconda nel mausoleo, fino a quando non si troverà la chiave o non se ne creerà una nuova. Per ora, resta la leggenda secondo cui questa struttura sarebbe una macchina del tempo, simile alla cabina della serie televisiva “Doctor Who”, ma fissa.

SONO AVVOLTI DA STRANI “COPRICAPI”, HANNO LA TESTA PIU’ GRANDE DEL CORPO E LA PELLE BIANCA! SONO I WANDJINA, PITTOGRAMMI AUSTRALIANI CHE PARE RAPPRESENTINO ESSERI DI ALTRI MONDI. A Kimberley, una delle nove regioni dell'Australia Occidentale, presso il Mount Elizabeth Station, si trovano degli “strani” pittogrammi, chiamati Wandjina e alcuni di questi risalgono a circa 4000 anni fa. Tali pitture rupestri rappresentano figure antropomorfe con la testa più grande del corpo, avvolta da strani “copricapi”, decorati in alcuni casi da "pennacchi" radianti. Gli occhi sono inquietanti: grandi e neri, un naso a becco e sono senza bocca ma spesso presentano un'area ovale sotto il collo. La loro pelle è bianchissima, il che non rispecchia la pelle scura aborigena. Ma perché sono tanto enigmatici? Perché alcuni sostenitori della Teoria degli Antichi Astronauti affermano che i Wandjina rappresentino alieni scesi sulla Terra migliaia di anni fa e che avrebbero contribuito alla formazione dell’universo e delle tradizioni aborigene. Il motivo che spinge alcune persone a condividere questa prospettiva è dovuto al come sono stati rappresentati. Mentre per i popoli aborigeni del Kimberly che cosa raffigurano? Per loro sono potenti figure spirituali che fanno parte delle leggende del Dreamtime ossia dei miti della creazione che spiegano come si è formata la loro cultura, il mondo e le sue caratteristiche. In particolare per le tribù sono spiriti della pioggia e delle nuvole, venuti dal cielo e responsabili del ciclo stagionale. Quindi, rivedendo i pittogrammi, i loro grandi occhi simboleggiano la saggezza, la capacità di influenzare il tempo e la fertilità, mentre l'assenza della bocca evidenzia la loro natura di esseri spirituali, che "parlano" solo attraverso la creazione. Per quanto riguarda, invece, i cosiddetti “copricapi” rappresentano nuvole stilizzate, come una U rovesciata, spesso circondata da fulmini e l’area ovale sotto il collo, potrebbe essere il jakoli ovvero il talismano di madreperla portatore di pioggia. In definitiva, i Wandjina non sono alieni e nemmeno demoni o diavoli se fossimo nel medioevo, ma entità sacre per questa cultura.

UNA DIMORA DA “MILLE E UNA NOTTE” SI ADAGIA TRA PAESI MEDIEVALI E L’APPENNINO BOLOGNESE. È LA ROCCHETTA MATTEI CHE, TRA STANZE E LOGGE, NASCONDE DEI “RIMEDI ELETTRICI” PER CURARE IL CORPO. In provincia di Bologna, nel comune di Grizzana Morandi, in località Ponte, si trova la Rocchetta Mattei, un castello edificato dal conte Cesare Mattei (1809-1896) a partire dal 1850, sulle rovine della Rocca di Savignano, risalente al 1200. La struttura dell’edificio fu modificata più volte dal conte durante la sua vita e, in seguito, dai suoi eredi, trasformandola in un labirinto di torri, scalinate monumentali, sale di ricevimento e camere private, richiamando diversi stili, tra cui quello medievale, neogotico, arabo-moresco e Liberty. In particolare, all’interno è possibile visitare, ad esempio: il Cortile dei Leoni, ispirato al più ampio cortile dell’Alhambra di Granada; la Sala dei Novanta, chiamata così perché Mattei doveva festeggiare il suo novantesimo compleanno assieme ad altri 89 novantenni; la Cappella, caratterizzata da elementi arabo-islamici, come gli archi ispirati a quelli della Mezquita di Cordova, e dalla tradizione architettonica medievale italiana. Inoltre, sempre qui, al di sopra dell’altare, si trova la tomba del conte. La Sala della Musica, in stile Liberty, dove Mattei amava intrattenersi con amici; la Sala Rossa, chiamata “rossa” perché pare che in origine le due parti che la costituiscono fossero separate da una tenda rossa. Il suo soffitto richiama le muqarnas, ossia una decorazione dell'architettura islamica i cui elementi, in questa stanza, sono realizzati in carta di giornale pressata. Ma la Rocchetta fu anche la sede di misteriosi esperimenti condotti dal conte. In particolare, dopo la morte della madre, egli decise di dedicarsi a una nuova pseudoscienza denominata Elettromeopatia, “capace” di guarire le persone malate. Essa si basava sull’abbinamento di granuli simil-omeopatici con cinque liquidi chiamati "fluidi elettrici", utili a ristabilire l’equilibrio tra le cariche elettriche del corpo e a ricondurre la parte dolente allo stato neutrale. Sebbene il conte fosse stato contestato dalla medicina ufficiale, la sua terapia si diffuse in diverse parti del mondo.

 

CANDIDE FORMAZIONI ROCCIOSE SONO ARROCCATE SULLE MONTAGNE DELL’APPENNINO BOLOGNESE. SONO LE “GROTTE” DI SOPRASASSO OSSIA INSENATURE, SIMILI AD ALVEARI, MA DAL FASCINO QUASI LUNARE. Le Grotte di Soprasasso si trovano nella località di Montecavalloro, nel comune di Vergato, presso il Parco Regionale Corno alle Scale, a circa 50 km da Bologna. Anche se vengono chiamate “grotte”, in realtà sono delle fessure, delle rientranze, ai piedi delle quali si accumula della sabbia giallognola. Esse risalgono a circa 25-30 milioni di anni fa e in origine erano dei fondali marini che si sollevarono con la formazione dell’Appennino. In seguito gli agenti atmosferici iniziarono ad erodere tali grotte dando origine a delle fratture ma soprattutto ai cosiddetti tafoni. In particolare questi ultimi sono delle cavità alveolari subsferiche che si formarono nell’arenaria, una roccia porosa e granulosa presente anche in questa zona. La loro formazione sembrò essere causata anche dal sale marino che, depositandosi sulle rocce, dilatò i pori poi modellati appunto dal vento e dall’acqua. Spesso vengono paragonate dai visitatori a un alveare, all’emmental o ancora alla superficie lunare ma, a prescindere dalle opinioni, queste insenature sono costellate da cavità quasi surreali, più o meno sferiche, simili a fori incastonate nelle pareti lisce. Oltre a quelle del Soprasasso, altre grotte da esplorare sono: la Grotta dei Piatti e la Grotta Buia. Nello specifico la prima è la più scenografica forse perché le sue tante cavità rotonde ricordano dei piatti e poi quando si entra e ci si gira verso l’esterno, l’apertura triangolare regala un bellissimo scorcio sul cielo e sul panorama. La seconda, invece, è più scomoda da raggiungere poiché è situata in alto e la salita è difficoltosa a causa del terreno sabbioso. Essa deve essere esplorata con una torcia ma, una volta attraversata e arrivati all’uscita, regala uno scorcio meraviglioso sulla natura circostante. Le Grotte di Soprasasso non sono l’unico punto di interesse di questa parte dell’Appennino bolognese, bensì è possibile visitare le Grotte di Labante e la fiabesca Rocchetta Mattei, il castello in stile medievale, neogotico, arabo-moresco e Liberty, edificato dal conte Mattei nell’Ottocento.

UNA MISTERIOSA FORESTA SI TROVA A NORD DELLA ROMANIA, IN TRANSILVANIA. È LA HOIA BACIU NOTA PER I SUOI FENOMENI PARANORMALI, PIANTE DAI RAMI SCHELETRICI E DA UNO SPAZIO CIRCOLARE DOVE NON VI CRESCONO ALBERI. Situata nei pressi di Cluj-Napoca, la foresta di Hoia Baciu si estende per circa 300 ettari ed è delimitata a nord e a sud da due fiumi. Essa è conosciuta come il “Triangolo delle Bermuda della Transilvania” a causa di presunti fenomeni paranormali, attività di poltergeist, ed altri misteri. In particolare la sua fama iniziò a partire dagli anni ’60 quando il biologo Alexandru Sift scattò alcune foto di un oggetto volante nei cieli sopra la foresta. Seguirono poi altri strani episodi come quello di un pastore che scomparve insieme alle sue 200 pecore quando, queste ultime per errore, si spinsero dentro il bosco. Un’altra storia, invece, narra del ritrovamento di una bambina scomparsa e poi riapparsa dopo 5 anni indossando gli stessi vestiti e senza invecchiare di un solo giorno. Per questo motivo alcune persone credono che la foresta sia una porta extra-dimensionale che permetterebbe di viaggiare nel tempo. Oppure c'è chi sostiene di aver visto delle presenze maligne o degli oggetti non identificati aggirarsi fra gli alberi. D’altro canto è difficile credere a queste storie prive di fonti anche perché sono altri i veri misteri di questo luogo. Innanzitutto i suoi alberi sebbene siano vecchi di oltre due secoli, appaiono sempre giovani e con tronchi contorti dalle forme insolite. Inoltre, altra stranezza, è la Poiana Rotundă, ossia uno spazio circolare presente all’interno del bosco, dove non vi crescono alberi. Uno degli scienziati che ha studiato di più la foresta, è stato Alexandru Sift, sopra citato, il quale, attraverso delle ricerche, ha registrato dei livelli di radioattività maggiori a quelli dell’uranio naturale prodotto dalla foresta. Inoltre pare che abbia sofferto di diversi malori dopo le sue visite, in particolare nausea e ustioni su varie parti del corpo, forse a causa della cheratosi attinica, una lesione cutanea dovuta ai raggi ultra violetti del sole. In definitiva nonostante le ricerche condotte anche dai diversi esperti in tempi successivi, le analisi non rivelano nulla di anomalo.

UNA ECLETTICA CITTA’ È ADAGIATA NELLA CAMPAGNA DELLA CONTEA DI CHESHIRE, IN INGHILTERRA. È CHESTER DOVE VI CONVIVONO ANTICHE ROVINE ROMANE, EDIFICI MEDIEVALI E GOTICI DAL FASCINO IPNOTICO. Chester è una città storica situata nel nord-ovest dell’Inghilterra, capoluogo della contea del Cheshire, non lontano dal confine con il Galles. Tale località è nata durante l’impero romano (I sec. d.C.) e venne chiamata Deva o Castra Devana dal nome del fiume Deva, oggi in inglese Dee. Essa si è poi sviluppata dal medioevo e nei secoli a seguire, creando una fusione armoniosa tra architettura in stile romano, medievale e vittoriano. Ma vediamo alcune parti di Chester. 1. Eastgate Clock (1897) è un orologio costruito su un ponticello per celebrare il giubileo di diamante della Regina Vittoria. In passato questa parte della città apparteneva alla cinta muraria della città ed era l’antica porta d’ingresso della Deva Victrix, la fortezza legionaria romana. 2. Il centro storico è caratterizzato dai cosiddetti Rows ossia da una serie di gallerie sopraelevate situate al 1° piano degli edifici a graticcio, accessibili grazie ad eleganti scalinate in legno. Tali strutture sono di origine medievale, anche se l’aspetto attuale è frutto di vari restauri avvenuti soprattutto in epoca vittoriana. Oltre alle Rows, le vie del centro sono ricche di locali, negozi e pub inglesi, il tutto circondato dalle Chester City Walls ossia dalle antiche mura romane meglio conservate del paese. 3. Anfiteatro romano (I sec. d.C.), rinvenuto per caso nel 1929, un tempo era un luogo di intrattenimento e scontri tra i gladiatori e poteva contenere circa 7000 persone. Oggi è in parte ricoperto da un prato ed è possibile vedere solo metà della struttura originale. 4. Cattedrale di Chester (1093-1541) presenta elementi architettonici che spaziano dal romanico al gotico perpendicolare. Infatti, nell’edificio vi sono delle volte, delle vetrate colorate e dettagli scolpiti nel legno, realizzati grazie a varie trasformazioni e restauri avvenuti nel tempo. Infine a Chester vi è anche un parco vittoriano: Grosvenor Park, dove la parte sud è attraversata dal fiume Dee, mentre quella ovest è vicino alle rovine romane.

TRA I LABORATORI DELLA COREA E DEL GIAPPONE UN GRUPPO DI RICERCATORI HA DATO VITA A UN MATERIALE “CHE RESPIRA”. È SFCO, UN CRISTALLO CHE ASSORBE E RILASCIA OSSIGENO, UTILE ALL’ENERGIA PULITA. Un team di fisici dell’Università Nazionale di Pusan (Corea del Sud) e dell’Università di Hokkaido (Giappone) ha dato vita a un cristallo capace di “respirare” ossigeno quando riscaldato, con lo scopo di studiare nuovi confini delle tecnologie energetiche sostenibili. La ricerca è stata pubblicata su Nature Communications il 15 agosto del 2025 e porta la firma del professore coreano Hyoungjeen Jeen e del collega giapponese Hiromichi Ohta. Il materiale in questione si chiama SrFe0.5Co0.5O2.5 ma “per gli amici” SFCO ed è un ossido metallico composto da stronzio, ferro e cobalto anche se, secondo i ricercatori, è quest’ultimo elemento a risultare particolarmente interessante. Nello specifico, grazie ai suoi ioni, esso si riduce e si trasforma durante il rilascio dell’ossigeno, dando origine a una nuova configurazione cristallina nella trasparenza, nella conducibilità elettrica e persino nel magnetismo. Ad esempio durante un test, i ricercatori hanno osservato che il cristallo, man mano che perdeva ossigeno diventava più trasparente e più isolante, mentre la sua struttura si espandeva leggermente. Quando invece l’ossigeno veniva reintegrato, il materiale ritornava alla forma originaria senza perdere efficienza. Quindi SFCO è dotato di un meccanismo reversibile, ossia di un requisito fondamentale per essere impiegato senza che vi siano perdite significative nelle sue prestazioni. Infatti una volta reintrodotto l’ossigeno, il materiale torna esattamente al suo stato iniziale, pronto a “respirare” di nuovo. Una scoperta incredibile che apre nuove possibilità all’architettura sostenibile, all’efficienza energetica e all’elettrochimica. In particolare il cristallo “respirante” può diventare parte di finestre intelligenti capaci di autoregolarsi in base alla temperatura esterna, riducendo così i consumi energetici per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici. Oppure può essere utile per le celle a combustibile a ossido solido (SOFC), che trasformano l’idrogeno in elettricità.

UN PICCOLO PAESE È CIRCONDATO DALLE ALTE MONTAGNE AUSTRIACHE. È HALLSTATT CHE TRA AVENTUROSE MINIERE DI SALE, GROTTE DI GHIACCIO E OSSARI COLORATI, LO RENDONO UN LUOGO MAGICO E FIABESCO. Dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall’UNESCO e fonte di ispirazione del film d'animazione “Frozen”, Hallstatt è ubicato tra la riva sud-occidentale dell’omonimo lago e le pendici del massiccio del Dachstein. Si tratta di un piccolo villaggio caratterizzato da graziose stradine, dalla piazza principale Markplatz, dalle vecchie case in legno in stile alpino, da balconi fioriti, negozi e ristoranti. Le sue origini risalgono a 7.000 anni fa, quando i primi abitanti della zona scoprirono le miniere di sale nascoste nelle aree circostanti e ne fecero un centro importante del commercio preistorico. In particolare la miniera di Hallein risale ad oltre 7 mila anni fa, anche se la sua estrazione più significativa iniziò con i Celti 2600 anni fa. Oggi questo affascinante luogo è diventato un’attrazione turistica che è possibile visitarla attraverso un percorso avventuroso. In particolare il visitatore deve prendere un trenino che porta nel cuore della montagna e in seguito deve utilizzare degli scivoli per scendere ai livelli più bassi. Una volta giunti a destinazione è possibile ammirare uno spettacolo multimediale fatto di suoni e luci ma anche fare una gita in barca sul lago salato. Oltre alla miniera, vicino a Hallstatt, si possono visitare le grotte ghiacciate del Dachstein: una rete di caverne profonde fino a 1200 metri, scoperta da alcuni speleologi nel 1910. Al suo interno è possibile ammirare le sue pareti di ghiaccio e le enormi stalattiti, stalagmiti, le sculture e cascate di ghiaccio che ricordano il regno di Frozen! Inoltre si consiglia di vedere anche la “grotta del mammut”, ossia una serie di gallerie formate da un antico fiume che scorreva sottoterra. Infine un altro luogo affascinante da visitare è la Cappella Ossario, vicino alla chiesa di San Michele. Questo luogo di sepoltura è famoso poiché ospita dei teschi abbelliti con motivi floreali, nome e data di morte del defunto. Un sistema che fu adottato per gestire lo spazio nel cimitero e per ridurre le sepolture ingombranti.

UNA PITTORESCA CITTADINA SI ADAGIA VICINO ALLE COSTE DELL’OCEANO ATLANTICO IN PORTOGALLO. È AVEIRO CHE TRA CASE A STRISCE, CANALI, PONTI E BARCHE BIZZARRE, LO RENDONO UN LUOGO INCANTEVOLE. Fondata nel XIII secolo, Aveiro è situata nella parte centro settentrionale del paese e si affaccia sulla laguna della Ria de Aveiro, collegata all'Oceano Atlantico. È caratterizzata da canali attraversati dai moliceiros, ovvero coloratissime barche tradizionali dalla forma affusolata che in origine erano usate per la raccolta delle alghe, oggi invece per il turismo. Infatti, queste imbarcazioni percorrono i canali più importanti della città, come il Canal Central e il Canal de São Roque, passando sotto ponti e a fianco a edifici storici e case moderniste. Vediamo alcune parti di Aveiro. 1. Costa Nova, vicino ad Aveiro, è una località balneare caratterizzata da casette a strisce verticali rosse, blu, verdi e gialle note come “palheiros”. Esse erano anticamente magazzini per le reti dei pescatori e sono state poi riconvertite in abitazioni e alloggi turistici, mantenendo la loro estetica tradizionale. 2. Beira Mar è un quartiere dove un tempo vivevano i pescatori locali e, passeggiando per le sue strette vie, si scoprono canali e incantevoli case colorate. Questa è la parte vivace di Aveiro e una delle principali attrazioni è il mercato del pesce dove, ogni mattina vendono pesce ai ristoratori. 3. Il centro storico racchiude svariati canali, piazzette e strade decorate con una pavimentazione a mosaico che riporta forme geometriche ispirate al mare oppure allo zodiaco chiamata calçada portuguesa. Le strade sono fiancheggiate, inoltre, da affascinanti edifici in stile Art Nouveaux, le cui facciate sono decorate con azulejos, ossia le tipiche piastrelle di ceramica raffiguranti scene di mare e di vita locale. 4. Museu de Aveiro (presso il Convento de Jesus) è legato alle vicende della principessa Joana. Figlia del primo re del Portogallo, la fanciulla si ritirò in questo convento nonostante il parere contrario del padre, dove rimase fino alla morte. Stupenda è la talha dourada ovvero un legno intagliato ricoperto da una lamina d’oro che decora l’interno della chiesa.

UN LUOGO SEGRETO SI APRE SOTTO I PIEDI DI UN CONTADINO, MENTRE STAVA ZAPPANDO LA TERRA! È SHELL GROTTO, UNA GROTTA RICORPERTA DA MILIONI DI CONCHIGLIE FORSE COLLEGATO A TEMPLARI E MASSONI. Nel 1835 a Margate, in Inghilterra, un contadino stava zappando la sua terra come ogni mattina, quando ad un certo punto con la vanga colpisce qualcosa che apre un buco per terra!! Inizia a capire che stava camminando su qualcosa di “vuoto”! In realtà aveva appena scoperto quella che oggi viene chiamata Shell Grotto, ossia una grotta ubicata a circa 20 metri di profondità, alta 2,4 metri e lunga 21. Essa è composta da un corridoio, uno spazio di forma circolare ed una camera con altare. Ma la sua particolarità risiede nel fatto che la superficie delle pareti sono quasi completamente ricoperte da 4,6 milioni di conchiglie, creando un mosaico di 190 metri totali. In particolare le conchiglie sono: cozze, vongole, buccini, patelle, capesante e ostriche e si pensa che possano provenire da diverse baie.  Esse sono state incastonate nel calcare delle pareti e disposte in varie forme, come: fiori, alberi, serpenti, divinità. Un posto strepitoso ma avvolto ancora oggi dal mistero!! Perché è stata costruita? E da chi? Vediamo alcune ipotesi: 1. si pensa che in passato abbia rivestito una funzione religiosa poiché, come scritto prima, vi è una camera con un altare; 2. forse un osservatorio astronomico in quanto nella stanza circolare vi è una cupola aperta; 3. alcune conchiglie richiamano simboli orientali ed egizi, quindi si è ipotizzato che Shell Grotto fosse collegata ai Cavalieri Templari o alla Massoneria, ai Fenici, ai Romani e ad altri popoli; 4. riguardo la sua datazione c’è chi sostiene che è stata edificata 3000 anni fa, altri nel medioevo e altri ancora nel XVIII secolo. Addirittura per svelare i suoi misteri, nel 1930, ci fu una seduta spiritica ma come è facile immaginare nessun indizio. Ancora oggi, infatti, non è possibile capire chi l’ha fatta e quando è stata costruita in quanto la superficie ricoperta da conchiglie è danneggiata, impedendo ogni tentativo di datazione. In definitiva tuttora Shell Grotto è considerato uno dei luoghi più misteriosi d'Inghilterra.

 

UN VULCANO ESPLOSIVO È SOMMERSO TRA LE ISOLE PARADISIACHE DELL’OCEANO PACIFICO, VICINO ALL’AUSTRALIA! È IL KAVACHI CHE, TRA LE SUE ACQUE CALDE E ACIDE, VI NUOTANO ANIMALI GELATINOSI E SQUALI “MUTANTI”. Vicino all'arcipelago delle Isole Salomone si trova il Kavachi, considerato dagli esperti uno dei vulcani sottomarini più attivi dell’Oceano Pacifico sudoccidentale. Esso ha un'altezza di circa 1.200 metri dalla sua base sottomarina e un picco che si trova a circa 20 metri sotto il livello del mare. Secondo l’Osservatorio della Terra della NASA, Kavachi è conosciuto per avere eruzioni di tipo freatico-magmatico ossia quando si ha un'interazione fra magma ed acqua, che sono talmente esplosive da espellere vapore, cenere, frammenti di roccia e “bombe” incandescenti. Infatti il suo nome ricorda un Dio del mare, adorato dai popoli Gatokae e Vangunu dell’Oceania e a volte viene anche chiamato “Rejo te Kvachi” (Forno di Kavachi). Oggi, invece, il vulcano è conosciuto come Sharkano nome che deriva dalla fusione dei termini shark (squalo) e volcano (vulcano) poiché, durante la spedizione scientifica del 2015, i biologi marini scoprirono che nel suo cratere vi erano degli squali. Ma studiare l’habitat dei vulcani sottomarini è estremamente difficile e quindi l’oceanografo dello Schmidt Ocean Institute, Phillips Brennan e il suo team, utilizzarono droni subacquei dotati di telecamere per esplorare questo sito in profondità. All’interno del Kavachi, gli esperti videro animali gelatinosi, squali seta e squali martello. In particolare questi ultimi, pur vivendo in acque tropicali, di solito durante l’estate migrano verso acque più fredde alla ricerca di cibo mentre, in questo caso, rimangono nel vulcano. Ma perché? Come fanno a sopravvivere lì sotto? Per gli esperti, ancora oggi rimane un mistero anche se ipotizzano che tali predatori siano “mutati” (o adattati) per poter sopravvivere, come gli squali seta, in acque acide, calde ma anche ricche di nutrienti. Tra l’altro altri studiosi suppongono che questi squali sarebbero "abituati a gestire le eruzioni" e in grado anche di “prevedere e rilevare” quando potrebbero verificarsi le prossime.

UNA MAESTOSA FORMAZIONE ROCCIOSA SI INSINUA NELLO NORTH YORKSHIRE, IN INGHILTERRA. È BRIMHAM ROCKS DOVE SASSI, PINNACOLI E ARCHI SI SORREGGONO DA UN BIZZARRO EQUILIBRIO CHE “SFIDA” LA GRAVITà. Brimham Rocks è un'affascinante formazione rocciosa situata nell’area naturale di Nidderdale, in Inghilterra, formata più di 325 milioni di anni fa e composta principalmente da graniglia di macina, un tipo di arenaria. Questo sito è noto per via delle sue rocce, caratterizzate da forme ed equilibri talmente particolari che, tra il XVIII e il XIX secolo, alcuni scrittori ipotizzarono che tale manipolazione fosse prodotta dall’intervento dei druidi, ossia figure sacerdotali celtiche. Questa ipotesi fu influenzata dalla crescita dal movimento spirituale del neo-druidismo, e dalla pubblicazione del libro intitolato “Fragments of Ancient Poetry” (1760) del poeta James Macpherson. Così, nei secoli successivi, alcune rocce hanno portato nomi fantasiosi, come l'Idolo del Druido, l'Altare del Druido e la Scrivania del Druido. Ma solo all'inizio del XX secolo si comprese che i massi erano stati creati da forze naturali. Le sue rocce sono il risultato di graduali ma potenti forze erosive degli agenti atmosferici, tra cui vento, acqua e ghiaccio, che hanno dato alle pietre delle forme ed equilibri bizzarri. In particolare queste formazioni sono il risultato di un'erosione differenziale, ossia quando gli strati di roccia più morbida sono erosi più rapidamente di quelli più duri, creando strutture che sembrano bilanciarsi delicatamente l'una sull'altra. Vediamo qualche esempio. 1. “Idolo Roccia” la cui parte massiccia è sorretta in equilibrio su un piedistallo più piccolo, mostrando l'interazione tra le forze dell'erosione e la resilienza degli strati rocciosi. 2. “L'orso danzante" chiamato così perché sembra un orso sulle zampe posteriori. 3. “Roccia dei Funghi” è un grande masso piatto arroccato su uno stelo più stretto, simile a un fungo. 4. “Roccia della Sfinge”, simile alla creatura mitica, costituita da una grande pietra allungata in equilibrio su una base più piccola. 5. Le voragini e le strette gole rocciose formate da potenti processi che le hanno modellate nell'ultima era glaciale.

UN’“ISOLA” ARCOBALENO SI POSA NELLA SPLENDIDA LAGUNA VENEZIANA! È BURANO CHE TRA CASETTE COLORATE, CAMPANILE STORTO, CALLE E PONTI REGALA, IN CHI LA VISITA, UN’ESPERIENZA QUASI FIABESCA. La laguna di Venezia ospita più di 60 isole, caratterizzate da paesaggi straordinari, piccoli borghi marinari e tradizioni, ricche di fascino e cultura. Essa comprende sia quelle considerate minori sia quelle più famose tra cui Burano, anche in realtà si tratta di un piccolo arcipelago le cui isole sono collegate da ponti. In particolare si narra che gli abitanti di una antica città romana del Veneto, chiamata Altino, per sfuggire alle invasioni barbariche, si rifugiarono a Burano costruendo prima le abitazioni su palafitte fatte di canne e fango e dopo case in mattoni. L’attività principale era inizialmente la pesca e poi si sviluppò anche l’arte della lavorazione del merletto, che divenne famosa in tutto il mondo. Oltre a questo, Burano è nota per le sue casette colorate che, secondo la leggenda, sono state tinte dai pescatori per riconoscerle al loro rientro dal mare, durante le giornate nebbiose. Così crearono numerose varianti cromatiche rendendo questo luogo una sorta di “isola arcobaleno”. Ma vediamo altre peculiarità. 1. Piazza Baldassarre Galuppi, unica a Burano, è un grande spazio aperto, tra calli e piccole corti, dominata da alcuni importanti edifici come: il museo del merletto, la cappella di Santa Barbara e il municipio, la chiesa di San Martino Vescovo. 2. Dietro a quest’ultimo edificio spunta il Campanile Storto, alto 53 metri, caratterizzato da una forte pendenza dovuta a un cedimento del terreno; un po’ come accadde per la torre pendente di Pisa. 3. Uno dei panorami più suggestivi del posto è sui tre ponti di Burano, anche se in realtà si tratta di un solo ponte in legno che unisce tre rive (da qui il nome) tra cui: via Giudecca, via San Mauro e via San Martino Sinistro. 4. La Casa di Bepi Suà ossia la casa di Giuseppe Toselli, detto Bepi, un venditore ambulante di caramelle e un appassionato di cinema. A differenza di altre case, questa abitazione è stata decorata con forme geometriche colorate come se l’autore volesse creare quasi un effetto ottico.

UNA ZONA DALLA CALMA APPARENTE SI NASCONDE TRA I FURIOSI VENTI TROPICALI. È L’OCCHIO DEL CICLONE CHE, NONOSTANTE ABBIA UN CIELO SERENO, È CIRCONDATO DA VENTI CHE POSSONO RAGGIUNGERE OLTRE I 300 KM/H. L’occhio del ciclone tropicale è un’area centrale relativamente serena, caratterizzato da un cielo con poche nubi e venti deboli. La sua forma può essere più o meno simmetrica, con un diametro di solito compreso tra i 30 e i 65 km anche se può raggiungere i 2200 km, come nel caso del tifone Tip (1979)! Una dimensione davvero impressionante anche se i cicloni più intensi sono quelli che hanno un occhio più piccolo! Entrare in questa zona può sembrare apparentemente un sollievo ma è solo una pausa nella furia del sistema. Infatti, attorno ad esso si erge l’eyewall, un anello di nubi nel quale si manifestano i fenomeni più violenti inclusi piogge torrenziali e raffiche di vento che possono andare circa dai 120 a oltre i 300 km/h. In quest’ultimo caso, come per l’uragano Dorian (2019), viene classificato di Categoria 5, ossia la più alta nella scala Saffir-Simpson. Questo livello di venti può causare danni catastrofici, come la distruzione di edifici e sradicamento di alberi e richiede misure di sicurezza estreme. Ma come è possibile che nei cicloni dove regnano venti e piogge violente, vi sia anche una zona così tranquilla? Ebbene il meccanismo fisico che crea la calma si chiama subsidenza. In particolare nell’eyewall, l’aria calda e umida viene sospinta con forza verso l’alto alimentando le nuvole a sviluppo verticale e precipitazioni. Una parte di quest’aria, che si è raffreddata, viene poi richiamata verso il centro, ridiscende nell’occhio (movimento detto appunto subsidenza) e, riscaldandosi, fa evaporare le nubi; rendendo questa zona serena e poca umidità. Questi spostamenti d’aria sono possibili anche grazie alla forza di Coriolis, un effetto apparente che si manifesta a causa della rotazione terrestre e influenza i corpi in movimento sulla superficie della Terra, come le correnti d'aria e marine. In definitiva studiare l’occhio e l’eyewall, è molto importante poiché consente di migliorare le previsioni operative e calibrare i messaggi di allerta.

“SI TRAVESTONO” DA DELIZIOSI DOLCETTI, DA BOUQUET DI CONFETTI, DA CRINIERE DI LEONE O DA LANTERNE LUMINOSE! IN REALTA’ SONO FUNGHI CHE, ANCHE SE BIZZARRI, POSSONO AIUTARE L’AMBIENTE E LA NOSTRA SALUTE. Da un punto di vista scientifico i funghi non sono né piante né animali, ma appartengono a un regno a sé stante chiamato Fungi o Mycetae. Il loro mondo è molto variegato, possono essere attraenti ma anche spaventosi, sani e buoni ma anche velenosi e mortali. Vediamo qualche esempio: 1. l’Hydnellum peckii è un fungo il cui corpo bianco e morbido è punteggiato da macchie color rubino, quasi da somigliare a un delizioso dolcetto alla fragola. Esso non è commestibile per il suo sapore amaro ma contiene sostanze capaci di inibire alcuni enzimi responsabili del morbo di Alzheimer e, se somministrato per via endovenosa, avrebbe proprietà anticoagulanti simili all’eparina; 2. il Cyathus olla è un fungo saprofita il cui corpo fruttifero racchiude delle strutture chiamate peridioli, somiglianti a piccoli confetti o uova, di colore bianco, grigio, marroni o blu, contenenti spore. Grazie alla forza della caduta dell'acqua, essi si staccano dal corpo fruttifero per espellere e disperdere le spore; 3. il Clathrus ruber è un fungo di color rosso vivo e secerne una massa gelatinosa di color marrone, verde o nera che emana odore cadaverico molto fastidioso, avvertibile anche a distanza. Se ben conformato in modo regolare, a maturazione assume la forma geometrica di un icosaedro troncato; 4. l’Hericium erinaceus, possiede delle sporgenze filamentose bianche che pendono verso il basso, ricordando la folta criniera di un leone. Egli è commestibile e oltre a fornire all’uomo varie vitamine, favorisce la funzione immunitaria e la salute del sistema nervoso; 5. il Mycena chlorophos ha la caratteristica di illuminarsi al calare del buio emettendo una luce verdognola. Tale fenomeno è chiamato bioluminescenza, un processo chimico che coinvolge la luciferina (una sostanza che emette luce) e l'enzima luciferasi, che favorisce la reazione che produce la luce. Alcuni scienziati lo stanno studiando in alcuni animali e vegetali, per usarla come fonte di energia pulita e rinnovabile.

UN ANTICO PIGMENTO ERA USATO IN EGITTO PER DECORARE TEMPLI, STATUE E SARCOFAGI! È IL BLU EGIZIO CHE, GRAZIE ALL’ULTIMA SCOPERTA, È UTILE PER LE IMPRONTE DIGITALI E INCHIOSTRI ANTICONTRAFFAZIONE. A partire dal 2600 a.C., gli antichi Egizi furono i primi a creare un pigmento sintetico: il "blu egizio", usato per decorare tombe, statue e manufatti poiché era associato al cielo e alle divinità celesti. In particolare a volte coloravano di blu il volto di Amon, mentre per l’acqua usavano l’azzurro o le varianti di blu chiaro. Dopo gli Egizi, il pigmento fu utilizzato dai Greci e Romani e se ne trovano tracce sulla statua della Dea Iride al Partenone e nelle varie opere d’arte. In seguito dal Medioevo la ricetta per la sua produzione venne quasi dimenticata fino ai giorni nostri, ossia quando è tornata una maggiore attenzione verso questo materiale. Questo interesse è nato dal fatto che il pigmento possiede proprietà ottiche, magnetiche e biologiche, con nuove applicazioni tecnologiche, utili in ambito forense. In particolare è valido per la rilevazione delle impronte digitali o per gli inchiostri anticontraffazione (non visibili a occhio nudo, ma che si rivelano attraverso l'uso di una fonte di luce ultravioletta). Inoltre, ha una struttura chimica simile ai materiali superconduttori per le alte temperature. L’enigma risiede nella sua formula che, come ho detto pocanzi, è andata perduta nei secoli. Così una ricerca pubblicata su Sciencedaily (02-06-2025) ha svelato il mistero e spiega come è stata riscoperta la formula del blu egizio, grazie a una collaborazione tra la Washington State University, il Carnegie Museum of Natural History e lo Smithsonian Institution. Per comprenderne la composizione, i ricercatori hanno ricreato 12 diverse ricette del pigmento, combinando silice, rame, calcio e carbonato di sodio e cuocendo il tutto a circa 1.000 °C fino a 11 ore. Grazie a questo studio hanno scoperto che il pigmento ottenuto variava dal blu intenso al grigio-verde e che bastava solo il 50% dei componenti "attivi" per ottenere il colore desiderato. Come osserva il ricercatore John McCloy il blu egizio è un materiale eterogeneo e delle piccole variazioni nella produzione portano a risultati diversi.

PERDERSI NEI BIZZARRI LABIRINTI DI PIETRE, ADDENTRARSI NEI PROFONDI BOSCHI E FAR VISITA A MAESTOSI CASTELLI E PALAZZI… QUESTO È QUELLO CHE SUCCEDE SE VAI NEL PARADISO BOEMO, IN REPUBBLICA CECA. Il Paradiso Boemo è un'area protetta che si trova nel nord della Boemia, una regione storica, a circa 100 km da Praga. Essa si estende su 180 km2 suddivisa in diverse regioni chiamate: Liberec, Boemia Centrale e Hradec Králové. Nel corso di centinaia di milioni di anni, il territorio è stato un fondale marino e lacustre con varie attività vulcaniche mentre i primi insediamenti umani sono risalenti al Paleolitico inferiore. Solo in seguito avvenne la presenza stabile dell’uomo prima della popolazione celtica, chiamata i Boii, da cui deriva il nome Boemia, poi delle tribù germaniche e infine dei primi slavi. Nel 2005 esso è stato coinvolto nella Rete europea dei geoparchi e nel 2015 riconosciuto dall'UNESCO, poiché ricco di fenomeni geologici, morfologici, siti paleontologici, archeologici che contribuiscono alla conoscenza dell'evoluzione della Terra. Infatti in quest’area è possibile ammirare strane formazioni di pietra arenaria, alte fino a 60 metri, soprannominate con nomi particolari: "la Bacchetta del direttore d'orchestra", "il Maestro del coro", "il Faro", "il Dente del drago". Il Paradiso Boemo è noto anche per i suoi edifici storici, vediamone alcuni. 1. Il castello di Hrubá Skála costruito in cima ad una ripida roccia arenaria, ossia su un punto strategico che permetteva di controllare la zona. 2. Il castello di Trosky formato da due torri: quella superiore è chiamata Panna, a base quadrata, mentre quella inferiore Baba a base poligonale. Tra queste due strutture in origine vi era presente il nucleo centrale del castello delimitato dalle mura. 3. Il castello di Kost, un edificio gotico, la cui particolarità è la torre a pianta trapezoidale poiché, in caso di attacco nemico, i proiettili rimbalzavano sulle pareti della struttura invece di colpirla frontalmente, riducendo così al minimo i danni. 4. Il castello di Sychrov, una struttura neogotica del XIX secolo, ben conservata, grazie alla famiglia aristocratica francese dei Rohan, che ne fu proprietaria per 125 anni.

PREISTORICI PITTOGRAMMI SI MOSTRANO NELLE CAVITA’ NATURALI DEGLI ALTI PIRENEI, IN FRANCIA. SONO LE “MANI” DELLE GROTTE DI GARGAS, LE CUI DITA RAPPRESENTATE NASCONDONO UN MISTERIOSO CODICE. Le grotte di Gargas si trovano nella valle di Neste, vicino alla città di Aventignan, nel dipartimento degli Alti Pirenei, in Francia. La zona è ricca di siti preistorici risalenti a circa 27.000 anni fa, anche se queste cavità naturali presentano un’eccezione: ossia un presunto codice misterioso. In particolare si tratta di due grotte inizialmente separate: quella inferiore (Gargas I) più ampia e bassa, caratterizzata da diverse figure e segni preistorici e quella superiore (Gargas II) stretta e slanciata, collegata, di recente, alla Gargas I da una galleria artificiale. Esse sono state frequentate degli Homo Sapiens tra il 27.000 e il 17.000 anni fa, anche se le prime testimonianze sulla loro esistenza furono documentate nel 1575 dallo scrittore F. Belleforest. Solo secoli dopo, nel 1906, il paleontologo F. Regnault scoprì, nella Gargas II, le mani rosse dipinte in negativo su una parete e, gli studiosi successivi, notarono anche la mancata rappresentazione di alcune dita! Queste impronte di mani, appartenenti a uomini, donne e bambini, furono realizzate tramite “stencil” ossia soffiando ocra o polvere di carbone di legna, mediante un osso cavo, sul dorso della mano con il palmo premuto contro la roccia. Fino ad ora sono stati registrati più di 200 dipinti, anche se ancora oggi il motivo di questa pratica è sconosciuto. Vediamo alcune possibili ipotesi. Per i ricercatori M. Collard e B. McCauley le pitture di Gargas sono il risultato di amputazioni rituali ossia che facciano parte di pratiche simboliche legate a riti sciamanici. Mentre per altri ricercatori, come ad esempio A. Irurtzun e R. Etxepare, sono convinti che le “mani mutilate” siano in realtà una sorta di lingua dei segni, creata dalle diverse posizioni delle dita, che tra l’altro sono facilmente realizzabili. In definitiva si sospetta che possa essere un sistema di comunicazione alternativo, anche se resta da capire se i segni rappresentino i simboli di identità di gruppo o se siano indicazioni per beni nascosti nella grotta. Il mistero rimane…

UN LUOGO MISTICO SEMBRA EMERGERE DALLE ACQUE DEL GOLFO DI SAINT-MALO, IN FRANCIA. È MONT-SAINT-MICHAEL, UN’ISOLA DAL FASCINO MEDIEVALE MA TRAVOLTA DALL’INCREDIBILE FENOMENO DELLE MAREE. Le Mont-Saint-Michel è un comune francese situato sul golfo di Saint-Malo, nel dipartimento della Manica, regione della Normandia. In particolare si tratta di un’isola tidale con una circonferenza di circa 960 metri e un'altezza di 92 metri s.l.m., dichiarato nel 1979 Patrimonio Mondiale dell'Unesco. La sua Baia è famosa sia per essere uno dei luoghi in cui si manifestano le grandi maree d’Europa sia per le sabbie mobili. Infatti, con la bassa marea, l'acqua si ritira di 25 km, e 12 ore dopo, il mare ritorna con grande rapidità sotto forma di un'onda chiamata il Mascheretto. È possibile assistere a tale spettacolo la mattina (bassa marea) e la sera (alta marea), in orari diversi che dipendono dal ciclo lunare. Ci sono poi alcuni giorni all'anno, in cui arrivano le Grandi Maree che circondano completamente Mont-Saint-Michel, facendolo diventare una vera e propria isola. Il fenomeno si manifesta non solo grazie all’azione della luna, ma anche perché la baia ha una particolare conformazione, ossia una piana composta da sabbie sedimentose. Per poter accedere al borgo medievale è necessario attraversare il ponte-passerella, che collega la terraferma al monte, superare la Porte de l'Avancée, unica via d’ingresso, poi la Porte du Boulevard e infine la Porte du Roi. Varcata quest’ultima si arriva sulla Grand Rue (la via principale) fiancheggiata da edifici risalenti al 1400-1500 e numerosi negozi tipici. Alla fine della strada inizia la scalinata Grand Degré, realizzata con 350 gradini, che conduce alla famosa Abbazia. Tale edificio fu fondato nell'VIII secolo, dal vescovo d'Avranches, Aubert, dopo aver assistito a 3 presunte apparizioni dell'arcangelo San Michele. Essa fu consacrata nel 709 e, nel corso dei secoli, in seguito a incendi, crolli, ricostruzioni, scelte architettoniche e cambiamenti funzionali, subì svariate modifiche e ampliamenti. Oggi Mont-Saint-Michel attira circa 3,2 milioni di turisti l’anno che lo rende uno dei siti più visitati della Francia dopo la Torre Eiffel e la Reggia di Versailles.

UNA CITTADINA MEDIEVALE È ADAGIATA TRA LE DOLCI COLLINE DELLA TOSCANA. È PONTREMOLI CHE TRA, MISTERIOSE STATUE, ANTICHI EDIFICI E AVVENTUROSI CANYON, OFFRE UN VIAGGIO INDIETRO NEL TEMPO. Pontremoli è una cittadina situata in Lunigiana (una regione storica italiana), in provincia di Massa Carrara. Il suo nome deriverebbe dalla presenza di un ponstremulus, un ponte tremolante non solo perché fatto di legno ma anche perché soggetto alle frequenti distruzioni causate dalle piene del fiume Magra. Tra le varie attrazioni di Pontremoli, vi è ad esempio, il Castello del Piagnaro, una struttura difensiva situata sulla collina che domina il borgo, all’interno del quale ospita il Museo delle Statue Stele Lunigianesi. In particolare si conservano delle misteriose sculture antropomorfe preistoriche, edificate da un popolo sconosciuto, risalenti tra il III e il I millennio a.C. In apparenza possono sembrare tutte uguali ma in realtà esse si differenziano ad esempio per la forma della testa: da quelle tondeggianti, che non si distinguono dal collo, a quelle “dilatate” ai lati conferendo un aspetto “a cappello di carabiniere”. La loro funzione rimane ancora oggi un mistero anche se si è ipotizzato che fossero: guardiani divini, idoli cosmici, divinità funerarie o spiriti pietrificati degli stessi defunti. Oltre al castello, è visitabile anche il Duomo (XVII secolo) realizzato a croce latina e sormontato da una vasta cupola; la torre di Cacciaguerra, detta Campanone (XIV secolo) e il settecentesco Teatro dell’Accademia della Rosa. Inoltre, Pontremoli è nota come la “Città del Libro”. Il legame tra questo paese e il libro risale al 1458 quando, nelle fiere pontremolesi, la vendita dei libri divenne un commercio importante. Ed è proprio grazie ai librai del posto che nacque, nel 1952, il prestigioso Premio letterario Bancarella. A circa 5 km da Pontremoli, vi sono i meravigliosi Stretti di Giaredo ovvero canyon naturali, alti 50 metri, che si estendono per 250 ettari, attraversati dal torrente Giordana. Per esplorarli è possibile grazie al trekking fluviale che permette di ammirare un panorama suggestivo, tra specchi d’acqua, cascatelle, gole anguste e rocce colorate millenarie “incastonate” nel torrente.

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