
Questa parte è dedicata alle curiosità, dove ti puoi addentrare in alcuni luoghi insoliti. Buon viaggio!

UNA DIMORA DA “MILLE E UNA NOTTE” SI ADAGIA TRA PAESI MEDIEVALI E L’APPENNINO BOLOGNESE. È LA ROCCHETTA MATTEI CHE, TRA STANZE E LOGGE, NASCONDE DEI “RIMEDI ELETTRICI” PER CURARE IL CORPO. In provincia di Bologna, nel comune di Grizzana Morandi, in località Ponte, si trova la Rocchetta Mattei, un castello edificato dal conte Cesare Mattei (1809-1896) a partire dal 1850, sulle rovine della Rocca di Savignano, risalente al 1200. La struttura dell’edificio fu modificata più volte dal conte durante la sua vita e, in seguito, dai suoi eredi, trasformandola in un labirinto di torri, scalinate monumentali, sale di ricevimento e camere private, richiamando diversi stili, tra cui quello medievale, neogotico, arabo-moresco e Liberty. In particolare, all’interno è possibile visitare, ad esempio: il Cortile dei Leoni, ispirato al più ampio cortile dell’Alhambra di Granada; la Sala dei Novanta, chiamata così perché Mattei doveva festeggiare il suo novantesimo compleanno assieme ad altri 89 novantenni; la Cappella, caratterizzata da elementi arabo-islamici, come gli archi ispirati a quelli della Mezquita di Cordova, e dalla tradizione architettonica medievale italiana. Inoltre, sempre qui, al di sopra dell’altare, si trova la tomba del conte. La Sala della Musica, in stile Liberty, dove Mattei amava intrattenersi con amici; la Sala Rossa, chiamata “rossa” perché pare che in origine le due parti che la costituiscono fossero separate da una tenda rossa. Il suo soffitto richiama le muqarnas, ossia una decorazione dell'architettura islamica i cui elementi, in questa stanza, sono realizzati in carta di giornale pressata. Ma la Rocchetta fu anche la sede di misteriosi esperimenti condotti dal conte. In particolare, dopo la morte della madre, egli decise di dedicarsi a una nuova pseudoscienza denominata Elettromeopatia, “capace” di guarire le persone malate. Essa si basava sull’abbinamento di granuli simil-omeopatici con cinque liquidi chiamati "fluidi elettrici", utili a ristabilire l’equilibrio tra le cariche elettriche del corpo e a ricondurre la parte dolente allo stato neutrale. Sebbene il conte fosse stato contestato dalla medicina ufficiale, la sua terapia si diffuse in diverse parti del mondo.
CANDIDE FORMAZIONI ROCCIOSE SONO ARROCCATE SULLE MONTAGNE DELL’APPENNINO BOLOGNESE. SONO LE “GROTTE” DI SOPRASASSO OSSIA INSENATURE, SIMILI AD ALVEARI, MA DAL FASCINO QUASI LUNARE. Le Grotte di Soprasasso si trovano nella località di Montecavalloro, nel comune di Vergato, presso il Parco Regionale Corno alle Scale, a circa 50 km da Bologna. Anche se vengono chiamate “grotte”, in realtà sono delle fessure, delle rientranze, ai piedi delle quali si accumula della sabbia giallognola. Esse risalgono a circa 25-30 milioni di anni fa e in origine erano dei fondali marini che si sollevarono con la formazione dell’Appennino. In seguito gli agenti atmosferici iniziarono ad erodere tali grotte dando origine a delle fratture ma soprattutto ai cosiddetti tafoni. In particolare questi ultimi sono delle cavità alveolari subsferiche che si formarono nell’arenaria, una roccia porosa e granulosa presente anche in questa zona. La loro formazione sembrò essere causata anche dal sale marino che, depositandosi sulle rocce, dilatò i pori poi modellati appunto dal vento e dall’acqua. Spesso vengono paragonate dai visitatori a un alveare, all’emmental o ancora alla superficie lunare ma, a prescindere dalle opinioni, queste insenature sono costellate da cavità quasi surreali, più o meno sferiche, simili a fori incastonate nelle pareti lisce. Oltre a quelle del Soprasasso, altre grotte da esplorare sono: la Grotta dei Piatti e la Grotta Buia. Nello specifico la prima è la più scenografica forse perché le sue tante cavità rotonde ricordano dei piatti e poi quando si entra e ci si gira verso l’esterno, l’apertura triangolare regala un bellissimo scorcio sul cielo e sul panorama. La seconda, invece, è più scomoda da raggiungere poiché è situata in alto e la salita è difficoltosa a causa del terreno sabbioso. Essa deve essere esplorata con una torcia ma, una volta attraversata e arrivati all’uscita, regala uno scorcio meraviglioso sulla natura circostante. Le Grotte di Soprasasso non sono l’unico punto di interesse di questa parte dell’Appennino bolognese, bensì è possibile visitare le Grotte di Labante e la fiabesca Rocchetta Mattei, il castello in stile medievale, neogotico, arabo-moresco e Liberty, edificato dal conte Mattei nell’Ottocento.
UNA MISTERIOSA FORESTA SI TROVA A NORD DELLA ROMANIA, IN TRANSILVANIA. È LA HOIA BACIU NOTA PER I SUOI FENOMENI PARANORMALI, PIANTE DAI RAMI SCHELETRICI E DA UNO SPAZIO CIRCOLARE DOVE NON VI CRESCONO ALBERI. Situata nei pressi di Cluj-Napoca, la foresta di Hoia Baciu si estende per circa 300 ettari ed è delimitata a nord e a sud da due fiumi. Essa è conosciuta come il “Triangolo delle Bermuda della Transilvania” a causa di presunti fenomeni paranormali, attività di poltergeist, ed altri misteri. In particolare la sua fama iniziò a partire dagli anni ’60 quando il biologo Alexandru Sift scattò alcune foto di un oggetto volante nei cieli sopra la foresta. Seguirono poi altri strani episodi come quello di un pastore che scomparve insieme alle sue 200 pecore quando, queste ultime per errore, si spinsero dentro il bosco. Un’altra storia, invece, narra del ritrovamento di una bambina scomparsa e poi riapparsa dopo 5 anni indossando gli stessi vestiti e senza invecchiare di un solo giorno. Per questo motivo alcune persone credono che la foresta sia una porta extra-dimensionale che permetterebbe di viaggiare nel tempo. Oppure c'è chi sostiene di aver visto delle presenze maligne o degli oggetti non identificati aggirarsi fra gli alberi. D’altro canto è difficile credere a queste storie prive di fonti anche perché sono altri i veri misteri di questo luogo. Innanzitutto i suoi alberi sebbene siano vecchi di oltre due secoli, appaiono sempre giovani e con tronchi contorti dalle forme insolite. Inoltre, altra stranezza, è la Poiana Rotundă, ossia uno spazio circolare presente all’interno del bosco, dove non vi crescono alberi. Uno degli scienziati che ha studiato di più la foresta, è stato Alexandru Sift, sopra citato, il quale, attraverso delle ricerche, ha registrato dei livelli di radioattività maggiori a quelli dell’uranio naturale prodotto dalla foresta. Inoltre pare che abbia sofferto di diversi malori dopo le sue visite, in particolare nausea e ustioni su varie parti del corpo, forse a causa della cheratosi attinica, una lesione cutanea dovuta ai raggi ultra violetti del sole. In definitiva nonostante le ricerche condotte anche dai diversi esperti in tempi successivi, le analisi non rivelano nulla di anomalo.
UNA ECLETTICA CITTA’ È ADAGIATA NELLA CAMPAGNA DELLA CONTEA DI CHESHIRE, IN INGHILTERRA. È CHESTER DOVE VI CONVIVONO ANTICHE ROVINE ROMANE, EDIFICI MEDIEVALI E GOTICI DAL FASCINO IPNOTICO. Chester è una città storica situata nel nord-ovest dell’Inghilterra, capoluogo della contea del Cheshire, non lontano dal confine con il Galles. Tale località è nata durante l’impero romano (I sec. d.C.) e venne chiamata Deva o Castra Devana dal nome del fiume Deva, oggi in inglese Dee. Essa si è poi sviluppata dal medioevo e nei secoli a seguire, creando una fusione armoniosa tra architettura in stile romano, medievale e vittoriano. Ma vediamo alcune parti di Chester. 1. Eastgate Clock (1897) è un orologio costruito su un ponticello per celebrare il giubileo di diamante della Regina Vittoria. In passato questa parte della città apparteneva alla cinta muraria della città ed era l’antica porta d’ingresso della Deva Victrix, la fortezza legionaria romana. 2. Il centro storico è caratterizzato dai cosiddetti Rows ossia da una serie di gallerie sopraelevate situate al 1° piano degli edifici a graticcio, accessibili grazie ad eleganti scalinate in legno. Tali strutture sono di origine medievale, anche se l’aspetto attuale è frutto di vari restauri avvenuti soprattutto in epoca vittoriana. Oltre alle Rows, le vie del centro sono ricche di locali, negozi e pub inglesi, il tutto circondato dalle Chester City Walls ossia dalle antiche mura romane meglio conservate del paese. 3. Anfiteatro romano (I sec. d.C.), rinvenuto per caso nel 1929, un tempo era un luogo di intrattenimento e scontri tra i gladiatori e poteva contenere circa 7000 persone. Oggi è in parte ricoperto da un prato ed è possibile vedere solo metà della struttura originale. 4. Cattedrale di Chester (1093-1541) presenta elementi architettonici che spaziano dal romanico al gotico perpendicolare. Infatti, nell’edificio vi sono delle volte, delle vetrate colorate e dettagli scolpiti nel legno, realizzati grazie a varie trasformazioni e restauri avvenuti nel tempo. Infine a Chester vi è anche un parco vittoriano: Grosvenor Park, dove la parte sud è attraversata dal fiume Dee, mentre quella ovest è vicino alle rovine romane.
TRA I LABORATORI DELLA COREA E DEL GIAPPONE UN GRUPPO DI RICERCATORI HA DATO VITA A UN MATERIALE “CHE RESPIRA”. È SFCO, UN CRISTALLO CHE ASSORBE E RILASCIA OSSIGENO, UTILE ALL’ENERGIA PULITA. Un team di fisici dell’Università Nazionale di Pusan (Corea del Sud) e dell’Università di Hokkaido (Giappone) ha dato vita a un cristallo capace di “respirare” ossigeno quando riscaldato, con lo scopo di studiare nuovi confini delle tecnologie energetiche sostenibili. La ricerca è stata pubblicata su Nature Communications il 15 agosto del 2025 e porta la firma del professore coreano Hyoungjeen Jeen e del collega giapponese Hiromichi Ohta. Il materiale in questione si chiama SrFe0.5Co0.5O2.5 ma “per gli amici” SFCO ed è un ossido metallico composto da stronzio, ferro e cobalto anche se, secondo i ricercatori, è quest’ultimo elemento a risultare particolarmente interessante. Nello specifico, grazie ai suoi ioni, esso si riduce e si trasforma durante il rilascio dell’ossigeno, dando origine a una nuova configurazione cristallina nella trasparenza, nella conducibilità elettrica e persino nel magnetismo. Ad esempio durante un test, i ricercatori hanno osservato che il cristallo, man mano che perdeva ossigeno diventava più trasparente e più isolante, mentre la sua struttura si espandeva leggermente. Quando invece l’ossigeno veniva reintegrato, il materiale ritornava alla forma originaria senza perdere efficienza. Quindi SFCO è dotato di un meccanismo reversibile, ossia di un requisito fondamentale per essere impiegato senza che vi siano perdite significative nelle sue prestazioni. Infatti una volta reintrodotto l’ossigeno, il materiale torna esattamente al suo stato iniziale, pronto a “respirare” di nuovo. Una scoperta incredibile che apre nuove possibilità all’architettura sostenibile, all’efficienza energetica e all’elettrochimica. In particolare il cristallo “respirante” può diventare parte di finestre intelligenti capaci di autoregolarsi in base alla temperatura esterna, riducendo così i consumi energetici per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici. Oppure può essere utile per le celle a combustibile a ossido solido (SOFC), che trasformano l’idrogeno in elettricità.
UN PICCOLO PAESE È CIRCONDATO DALLE ALTE MONTAGNE AUSTRIACHE. È HALLSTATT CHE TRA AVENTUROSE MINIERE DI SALE, GROTTE DI GHIACCIO E OSSARI COLORATI, LO RENDONO UN LUOGO MAGICO E FIABESCO. Dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall’UNESCO e fonte di ispirazione del film d'animazione “Frozen”, Hallstatt è ubicato tra la riva sud-occidentale dell’omonimo lago e le pendici del massiccio del Dachstein. Si tratta di un piccolo villaggio caratterizzato da graziose stradine, dalla piazza principale Markplatz, dalle vecchie case in legno in stile alpino, da balconi fioriti, negozi e ristoranti. Le sue origini risalgono a 7.000 anni fa, quando i primi abitanti della zona scoprirono le miniere di sale nascoste nelle aree circostanti e ne fecero un centro importante del commercio preistorico. In particolare la miniera di Hallein risale ad oltre 7 mila anni fa, anche se la sua estrazione più significativa iniziò con i Celti 2600 anni fa. Oggi questo affascinante luogo è diventato un’attrazione turistica che è possibile visitarla attraverso un percorso avventuroso. In particolare il visitatore deve prendere un trenino che porta nel cuore della montagna e in seguito deve utilizzare degli scivoli per scendere ai livelli più bassi. Una volta giunti a destinazione è possibile ammirare uno spettacolo multimediale fatto di suoni e luci ma anche fare una gita in barca sul lago salato. Oltre alla miniera, vicino a Hallstatt, si possono visitare le grotte ghiacciate del Dachstein: una rete di caverne profonde fino a 1200 metri, scoperta da alcuni speleologi nel 1910. Al suo interno è possibile ammirare le sue pareti di ghiaccio e le enormi stalattiti, stalagmiti, le sculture e cascate di ghiaccio che ricordano il regno di Frozen! Inoltre si consiglia di vedere anche la “grotta del mammut”, ossia una serie di gallerie formate da un antico fiume che scorreva sottoterra. Infine un altro luogo affascinante da visitare è la Cappella Ossario, vicino alla chiesa di San Michele. Questo luogo di sepoltura è famoso poiché ospita dei teschi abbelliti con motivi floreali, nome e data di morte del defunto. Un sistema che fu adottato per gestire lo spazio nel cimitero e per ridurre le sepolture ingombranti.
UNA PITTORESCA CITTADINA SI ADAGIA VICINO ALLE COSTE DELL’OCEANO ATLANTICO IN PORTOGALLO. È AVEIRO CHE TRA CASE A STRISCE, CANALI, PONTI E BARCHE BIZZARRE, LO RENDONO UN LUOGO INCANTEVOLE. Fondata nel XIII secolo, Aveiro è situata nella parte centro settentrionale del paese e si affaccia sulla laguna della Ria de Aveiro, collegata all'Oceano Atlantico. È caratterizzata da canali attraversati dai moliceiros, ovvero coloratissime barche tradizionali dalla forma affusolata che in origine erano usate per la raccolta delle alghe, oggi invece per il turismo. Infatti, queste imbarcazioni percorrono i canali più importanti della città, come il Canal Central e il Canal de São Roque, passando sotto ponti e a fianco a edifici storici e case moderniste. Vediamo alcune parti di Aveiro. 1. Costa Nova, vicino ad Aveiro, è una località balneare caratterizzata da casette a strisce verticali rosse, blu, verdi e gialle note come “palheiros”. Esse erano anticamente magazzini per le reti dei pescatori e sono state poi riconvertite in abitazioni e alloggi turistici, mantenendo la loro estetica tradizionale. 2. Beira Mar è un quartiere dove un tempo vivevano i pescatori locali e, passeggiando per le sue strette vie, si scoprono canali e incantevoli case colorate. Questa è la parte vivace di Aveiro e una delle principali attrazioni è il mercato del pesce dove, ogni mattina vendono pesce ai ristoratori. 3. Il centro storico racchiude svariati canali, piazzette e strade decorate con una pavimentazione a mosaico che riporta forme geometriche ispirate al mare oppure allo zodiaco chiamata calçada portuguesa. Le strade sono fiancheggiate, inoltre, da affascinanti edifici in stile Art Nouveaux, le cui facciate sono decorate con azulejos, ossia le tipiche piastrelle di ceramica raffiguranti scene di mare e di vita locale. 4. Museu de Aveiro (presso il Convento de Jesus) è legato alle vicende della principessa Joana. Figlia del primo re del Portogallo, la fanciulla si ritirò in questo convento nonostante il parere contrario del padre, dove rimase fino alla morte. Stupenda è la talha dourada ovvero un legno intagliato ricoperto da una lamina d’oro che decora l’interno della chiesa.
UN LUOGO SEGRETO SI APRE SOTTO I PIEDI DI UN CONTADINO, MENTRE STAVA ZAPPANDO LA TERRA! È SHELL GROTTO, UNA GROTTA RICORPERTA DA MILIONI DI CONCHIGLIE FORSE COLLEGATO A TEMPLARI E MASSONI. Nel 1835 a Margate, in Inghilterra, un contadino stava zappando la sua terra come ogni mattina, quando ad un certo punto con la vanga colpisce qualcosa che apre un buco per terra!! Inizia a capire che stava camminando su qualcosa di “vuoto”! In realtà aveva appena scoperto quella che oggi viene chiamata Shell Grotto, ossia una grotta ubicata a circa 20 metri di profondità, alta 2,4 metri e lunga 21. Essa è composta da un corridoio, uno spazio di forma circolare ed una camera con altare. Ma la sua particolarità risiede nel fatto che la superficie delle pareti sono quasi completamente ricoperte da 4,6 milioni di conchiglie, creando un mosaico di 190 metri totali. In particolare le conchiglie sono: cozze, vongole, buccini, patelle, capesante e ostriche e si pensa che possano provenire da diverse baie. Esse sono state incastonate nel calcare delle pareti e disposte in varie forme, come: fiori, alberi, serpenti, divinità. Un posto strepitoso ma avvolto ancora oggi dal mistero!! Perché è stata costruita? E da chi? Vediamo alcune ipotesi: 1. si pensa che in passato abbia rivestito una funzione religiosa poiché, come scritto prima, vi è una camera con un altare; 2. forse un osservatorio astronomico in quanto nella stanza circolare vi è una cupola aperta; 3. alcune conchiglie richiamano simboli orientali ed egizi, quindi si è ipotizzato che Shell Grotto fosse collegata ai Cavalieri Templari o alla Massoneria, ai Fenici, ai Romani e ad altri popoli; 4. riguardo la sua datazione c’è chi sostiene che è stata edificata 3000 anni fa, altri nel medioevo e altri ancora nel XVIII secolo. Addirittura per svelare i suoi misteri, nel 1930, ci fu una seduta spiritica ma come è facile immaginare nessun indizio. Ancora oggi, infatti, non è possibile capire chi l’ha fatta e quando è stata costruita in quanto la superficie ricoperta da conchiglie è danneggiata, impedendo ogni tentativo di datazione. In definitiva tuttora Shell Grotto è considerato uno dei luoghi più misteriosi d'Inghilterra.
UN VULCANO ESPLOSIVO È SOMMERSO TRA LE ISOLE PARADISIACHE DELL’OCEANO PACIFICO, VICINO ALL’AUSTRALIA! È IL KAVACHI CHE, TRA LE SUE ACQUE CALDE E ACIDE, VI NUOTANO ANIMALI GELATINOSI E SQUALI “MUTANTI”. Vicino all'arcipelago delle Isole Salomone si trova il Kavachi, considerato dagli esperti uno dei vulcani sottomarini più attivi dell’Oceano Pacifico sudoccidentale. Esso ha un'altezza di circa 1.200 metri dalla sua base sottomarina e un picco che si trova a circa 20 metri sotto il livello del mare. Secondo l’Osservatorio della Terra della NASA, Kavachi è conosciuto per avere eruzioni di tipo freatico-magmatico ossia quando si ha un'interazione fra magma ed acqua, che sono talmente esplosive da espellere vapore, cenere, frammenti di roccia e “bombe” incandescenti. Infatti il suo nome ricorda un Dio del mare, adorato dai popoli Gatokae e Vangunu dell’Oceania e a volte viene anche chiamato “Rejo te Kvachi” (Forno di Kavachi). Oggi, invece, il vulcano è conosciuto come Sharkano nome che deriva dalla fusione dei termini shark (squalo) e volcano (vulcano) poiché, durante la spedizione scientifica del 2015, i biologi marini scoprirono che nel suo cratere vi erano degli squali. Ma studiare l’habitat dei vulcani sottomarini è estremamente difficile e quindi l’oceanografo dello Schmidt Ocean Institute, Phillips Brennan e il suo team, utilizzarono droni subacquei dotati di telecamere per esplorare questo sito in profondità. All’interno del Kavachi, gli esperti videro animali gelatinosi, squali seta e squali martello. In particolare questi ultimi, pur vivendo in acque tropicali, di solito durante l’estate migrano verso acque più fredde alla ricerca di cibo mentre, in questo caso, rimangono nel vulcano. Ma perché? Come fanno a sopravvivere lì sotto? Per gli esperti, ancora oggi rimane un mistero anche se ipotizzano che tali predatori siano “mutati” (o adattati) per poter sopravvivere, come gli squali seta, in acque acide, calde ma anche ricche di nutrienti. Tra l’altro altri studiosi suppongono che questi squali sarebbero "abituati a gestire le eruzioni" e in grado anche di “prevedere e rilevare” quando potrebbero verificarsi le prossime.
UNA MAESTOSA FORMAZIONE ROCCIOSA SI INSINUA NELLO NORTH YORKSHIRE, IN INGHILTERRA. È BRIMHAM ROCKS DOVE SASSI, PINNACOLI E ARCHI SI SORREGGONO DA UN BIZZARRO EQUILIBRIO CHE “SFIDA” LA GRAVITà. Brimham Rocks è un'affascinante formazione rocciosa situata nell’area naturale di Nidderdale, in Inghilterra, formata più di 325 milioni di anni fa e composta principalmente da graniglia di macina, un tipo di arenaria. Questo sito è noto per via delle sue rocce, caratterizzate da forme ed equilibri talmente particolari che, tra il XVIII e il XIX secolo, alcuni scrittori ipotizzarono che tale manipolazione fosse prodotta dall’intervento dei druidi, ossia figure sacerdotali celtiche. Questa ipotesi fu influenzata dalla crescita dal movimento spirituale del neo-druidismo, e dalla pubblicazione del libro intitolato “Fragments of Ancient Poetry” (1760) del poeta James Macpherson. Così, nei secoli successivi, alcune rocce hanno portato nomi fantasiosi, come l'Idolo del Druido, l'Altare del Druido e la Scrivania del Druido. Ma solo all'inizio del XX secolo si comprese che i massi erano stati creati da forze naturali. Le sue rocce sono il risultato di graduali ma potenti forze erosive degli agenti atmosferici, tra cui vento, acqua e ghiaccio, che hanno dato alle pietre delle forme ed equilibri bizzarri. In particolare queste formazioni sono il risultato di un'erosione differenziale, ossia quando gli strati di roccia più morbida sono erosi più rapidamente di quelli più duri, creando strutture che sembrano bilanciarsi delicatamente l'una sull'altra. Vediamo qualche esempio. 1. “Idolo Roccia” la cui parte massiccia è sorretta in equilibrio su un piedistallo più piccolo, mostrando l'interazione tra le forze dell'erosione e la resilienza degli strati rocciosi. 2. “L'orso danzante" chiamato così perché sembra un orso sulle zampe posteriori. 3. “Roccia dei Funghi” è un grande masso piatto arroccato su uno stelo più stretto, simile a un fungo. 4. “Roccia della Sfinge”, simile alla creatura mitica, costituita da una grande pietra allungata in equilibrio su una base più piccola. 5. Le voragini e le strette gole rocciose formate da potenti processi che le hanno modellate nell'ultima era glaciale.
UN’“ISOLA” ARCOBALENO SI POSA NELLA SPLENDIDA LAGUNA VENEZIANA! È BURANO CHE TRA CASETTE COLORATE, CAMPANILE STORTO, CALLE E PONTI REGALA, IN CHI LA VISITA, UN’ESPERIENZA QUASI FIABESCA. La laguna di Venezia ospita più di 60 isole, caratterizzate da paesaggi straordinari, piccoli borghi marinari e tradizioni, ricche di fascino e cultura. Essa comprende sia quelle considerate minori sia quelle più famose tra cui Burano, anche in realtà si tratta di un piccolo arcipelago le cui isole sono collegate da ponti. In particolare si narra che gli abitanti di una antica città romana del Veneto, chiamata Altino, per sfuggire alle invasioni barbariche, si rifugiarono a Burano costruendo prima le abitazioni su palafitte fatte di canne e fango e dopo case in mattoni. L’attività principale era inizialmente la pesca e poi si sviluppò anche l’arte della lavorazione del merletto, che divenne famosa in tutto il mondo. Oltre a questo, Burano è nota per le sue casette colorate che, secondo la leggenda, sono state tinte dai pescatori per riconoscerle al loro rientro dal mare, durante le giornate nebbiose. Così crearono numerose varianti cromatiche rendendo questo luogo una sorta di “isola arcobaleno”. Ma vediamo altre peculiarità. 1. Piazza Baldassarre Galuppi, unica a Burano, è un grande spazio aperto, tra calli e piccole corti, dominata da alcuni importanti edifici come: il museo del merletto, la cappella di Santa Barbara e il municipio, la chiesa di San Martino Vescovo. 2. Dietro a quest’ultimo edificio spunta il Campanile Storto, alto 53 metri, caratterizzato da una forte pendenza dovuta a un cedimento del terreno; un po’ come accadde per la torre pendente di Pisa. 3. Uno dei panorami più suggestivi del posto è sui tre ponti di Burano, anche se in realtà si tratta di un solo ponte in legno che unisce tre rive (da qui il nome) tra cui: via Giudecca, via San Mauro e via San Martino Sinistro. 4. La Casa di Bepi Suà ossia la casa di Giuseppe Toselli, detto Bepi, un venditore ambulante di caramelle e un appassionato di cinema. A differenza di altre case, questa abitazione è stata decorata con forme geometriche colorate come se l’autore volesse creare quasi un effetto ottico.
UNA ZONA DALLA CALMA APPARENTE SI NASCONDE TRA I FURIOSI VENTI TROPICALI. È L’OCCHIO DEL CICLONE CHE, NONOSTANTE ABBIA UN CIELO SERENO, È CIRCONDATO DA VENTI CHE POSSONO RAGGIUNGERE OLTRE I 300 KM/H. L’occhio del ciclone tropicale è un’area centrale relativamente serena, caratterizzato da un cielo con poche nubi e venti deboli. La sua forma può essere più o meno simmetrica, con un diametro di solito compreso tra i 30 e i 65 km anche se può raggiungere i 2200 km, come nel caso del tifone Tip (1979)! Una dimensione davvero impressionante anche se i cicloni più intensi sono quelli che hanno un occhio più piccolo! Entrare in questa zona può sembrare apparentemente un sollievo ma è solo una pausa nella furia del sistema. Infatti, attorno ad esso si erge l’eyewall, un anello di nubi nel quale si manifestano i fenomeni più violenti inclusi piogge torrenziali e raffiche di vento che possono andare circa dai 120 a oltre i 300 km/h. In quest’ultimo caso, come per l’uragano Dorian (2019), viene classificato di Categoria 5, ossia la più alta nella scala Saffir-Simpson. Questo livello di venti può causare danni catastrofici, come la distruzione di edifici e sradicamento di alberi e richiede misure di sicurezza estreme. Ma come è possibile che nei cicloni dove regnano venti e piogge violente, vi sia anche una zona così tranquilla? Ebbene il meccanismo fisico che crea la calma si chiama subsidenza. In particolare nell’eyewall, l’aria calda e umida viene sospinta con forza verso l’alto alimentando le nuvole a sviluppo verticale e precipitazioni. Una parte di quest’aria, che si è raffreddata, viene poi richiamata verso il centro, ridiscende nell’occhio (movimento detto appunto subsidenza) e, riscaldandosi, fa evaporare le nubi; rendendo questa zona serena e poca umidità. Questi spostamenti d’aria sono possibili anche grazie alla forza di Coriolis, un effetto apparente che si manifesta a causa della rotazione terrestre e influenza i corpi in movimento sulla superficie della Terra, come le correnti d'aria e marine. In definitiva studiare l’occhio e l’eyewall, è molto importante poiché consente di migliorare le previsioni operative e calibrare i messaggi di allerta.
“SI TRAVESTONO” DA DELIZIOSI DOLCETTI, DA BOUQUET DI CONFETTI, DA CRINIERE DI LEONE O DA LANTERNE LUMINOSE! IN REALTA’ SONO FUNGHI CHE, ANCHE SE BIZZARRI, POSSONO AIUTARE L’AMBIENTE E LA NOSTRA SALUTE. Da un punto di vista scientifico i funghi non sono né piante né animali, ma appartengono a un regno a sé stante chiamato Fungi o Mycetae. Il loro mondo è molto variegato, possono essere attraenti ma anche spaventosi, sani e buoni ma anche velenosi e mortali. Vediamo qualche esempio: 1. l’Hydnellum peckii è un fungo il cui corpo bianco e morbido è punteggiato da macchie color rubino, quasi da somigliare a un delizioso dolcetto alla fragola. Esso non è commestibile per il suo sapore amaro ma contiene sostanze capaci di inibire alcuni enzimi responsabili del morbo di Alzheimer e, se somministrato per via endovenosa, avrebbe proprietà anticoagulanti simili all’eparina; 2. il Cyathus olla è un fungo saprofita il cui corpo fruttifero racchiude delle strutture chiamate peridioli, somiglianti a piccoli confetti o uova, di colore bianco, grigio, marroni o blu, contenenti spore. Grazie alla forza della caduta dell'acqua, essi si staccano dal corpo fruttifero per espellere e disperdere le spore; 3. il Clathrus ruber è un fungo di color rosso vivo e secerne una massa gelatinosa di color marrone, verde o nera che emana odore cadaverico molto fastidioso, avvertibile anche a distanza. Se ben conformato in modo regolare, a maturazione assume la forma geometrica di un icosaedro troncato; 4. l’Hericium erinaceus, possiede delle sporgenze filamentose bianche che pendono verso il basso, ricordando la folta criniera di un leone. Egli è commestibile e oltre a fornire all’uomo varie vitamine, favorisce la funzione immunitaria e la salute del sistema nervoso; 5. il Mycena chlorophos ha la caratteristica di illuminarsi al calare del buio emettendo una luce verdognola. Tale fenomeno è chiamato bioluminescenza, un processo chimico che coinvolge la luciferina (una sostanza che emette luce) e l'enzima luciferasi, che favorisce la reazione che produce la luce. Alcuni scienziati lo stanno studiando in alcuni animali e vegetali, per usarla come fonte di energia pulita e rinnovabile.
UN ANTICO PIGMENTO ERA USATO IN EGITTO PER DECORARE TEMPLI, STATUE E SARCOFAGI! È IL BLU EGIZIO CHE, GRAZIE ALL’ULTIMA SCOPERTA, È UTILE PER LE IMPRONTE DIGITALI E INCHIOSTRI ANTICONTRAFFAZIONE. A partire dal 2600 a.C., gli antichi Egizi furono i primi a creare un pigmento sintetico: il "blu egizio", usato per decorare tombe, statue e manufatti poiché era associato al cielo e alle divinità celesti. In particolare a volte coloravano di blu il volto di Amon, mentre per l’acqua usavano l’azzurro o le varianti di blu chiaro. Dopo gli Egizi, il pigmento fu utilizzato dai Greci e Romani e se ne trovano tracce sulla statua della Dea Iride al Partenone e nelle varie opere d’arte. In seguito dal Medioevo la ricetta per la sua produzione venne quasi dimenticata fino ai giorni nostri, ossia quando è tornata una maggiore attenzione verso questo materiale. Questo interesse è nato dal fatto che il pigmento possiede proprietà ottiche, magnetiche e biologiche, con nuove applicazioni tecnologiche, utili in ambito forense. In particolare è valido per la rilevazione delle impronte digitali o per gli inchiostri anticontraffazione (non visibili a occhio nudo, ma che si rivelano attraverso l'uso di una fonte di luce ultravioletta). Inoltre, ha una struttura chimica simile ai materiali superconduttori per le alte temperature. L’enigma risiede nella sua formula che, come ho detto pocanzi, è andata perduta nei secoli. Così una ricerca pubblicata su Sciencedaily (02-06-2025) ha svelato il mistero e spiega come è stata riscoperta la formula del blu egizio, grazie a una collaborazione tra la Washington State University, il Carnegie Museum of Natural History e lo Smithsonian Institution. Per comprenderne la composizione, i ricercatori hanno ricreato 12 diverse ricette del pigmento, combinando silice, rame, calcio e carbonato di sodio e cuocendo il tutto a circa 1.000 °C fino a 11 ore. Grazie a questo studio hanno scoperto che il pigmento ottenuto variava dal blu intenso al grigio-verde e che bastava solo il 50% dei componenti "attivi" per ottenere il colore desiderato. Come osserva il ricercatore John McCloy il blu egizio è un materiale eterogeneo e delle piccole variazioni nella produzione portano a risultati diversi.
PERDERSI NEI BIZZARRI LABIRINTI DI PIETRE, ADDENTRARSI NEI PROFONDI BOSCHI E FAR VISITA A MAESTOSI CASTELLI E PALAZZI… QUESTO È QUELLO CHE SUCCEDE SE VAI NEL PARADISO BOEMO, IN REPUBBLICA CECA. Il Paradiso Boemo è un'area protetta che si trova nel nord della Boemia, una regione storica, a circa 100 km da Praga. Essa si estende su 180 km2 suddivisa in diverse regioni chiamate: Liberec, Boemia Centrale e Hradec Králové. Nel corso di centinaia di milioni di anni, il territorio è stato un fondale marino e lacustre con varie attività vulcaniche mentre i primi insediamenti umani sono risalenti al Paleolitico inferiore. Solo in seguito avvenne la presenza stabile dell’uomo prima della popolazione celtica, chiamata i Boii, da cui deriva il nome Boemia, poi delle tribù germaniche e infine dei primi slavi. Nel 2005 esso è stato coinvolto nella Rete europea dei geoparchi e nel 2015 riconosciuto dall'UNESCO, poiché ricco di fenomeni geologici, morfologici, siti paleontologici, archeologici che contribuiscono alla conoscenza dell'evoluzione della Terra. Infatti in quest’area è possibile ammirare strane formazioni di pietra arenaria, alte fino a 60 metri, soprannominate con nomi particolari: "la Bacchetta del direttore d'orchestra", "il Maestro del coro", "il Faro", "il Dente del drago". Il Paradiso Boemo è noto anche per i suoi edifici storici, vediamone alcuni. 1. Il castello di Hrubá Skála costruito in cima ad una ripida roccia arenaria, ossia su un punto strategico che permetteva di controllare la zona. 2. Il castello di Trosky formato da due torri: quella superiore è chiamata Panna, a base quadrata, mentre quella inferiore Baba a base poligonale. Tra queste due strutture in origine vi era presente il nucleo centrale del castello delimitato dalle mura. 3. Il castello di Kost, un edificio gotico, la cui particolarità è la torre a pianta trapezoidale poiché, in caso di attacco nemico, i proiettili rimbalzavano sulle pareti della struttura invece di colpirla frontalmente, riducendo così al minimo i danni. 4. Il castello di Sychrov, una struttura neogotica del XIX secolo, ben conservata, grazie alla famiglia aristocratica francese dei Rohan, che ne fu proprietaria per 125 anni.
PREISTORICI PITTOGRAMMI SI MOSTRANO NELLE CAVITA’ NATURALI DEGLI ALTI PIRENEI, IN FRANCIA. SONO LE “MANI” DELLE GROTTE DI GARGAS, LE CUI DITA RAPPRESENTATE NASCONDONO UN MISTERIOSO CODICE. Le grotte di Gargas si trovano nella valle di Neste, vicino alla città di Aventignan, nel dipartimento degli Alti Pirenei, in Francia. La zona è ricca di siti preistorici risalenti a circa 27.000 anni fa, anche se queste cavità naturali presentano un’eccezione: ossia un presunto codice misterioso. In particolare si tratta di due grotte inizialmente separate: quella inferiore (Gargas I) più ampia e bassa, caratterizzata da diverse figure e segni preistorici e quella superiore (Gargas II) stretta e slanciata, collegata, di recente, alla Gargas I da una galleria artificiale. Esse sono state frequentate degli Homo Sapiens tra il 27.000 e il 17.000 anni fa, anche se le prime testimonianze sulla loro esistenza furono documentate nel 1575 dallo scrittore F. Belleforest. Solo secoli dopo, nel 1906, il paleontologo F. Regnault scoprì, nella Gargas II, le mani rosse dipinte in negativo su una parete e, gli studiosi successivi, notarono anche la mancata rappresentazione di alcune dita! Queste impronte di mani, appartenenti a uomini, donne e bambini, furono realizzate tramite “stencil” ossia soffiando ocra o polvere di carbone di legna, mediante un osso cavo, sul dorso della mano con il palmo premuto contro la roccia. Fino ad ora sono stati registrati più di 200 dipinti, anche se ancora oggi il motivo di questa pratica è sconosciuto. Vediamo alcune possibili ipotesi. Per i ricercatori M. Collard e B. McCauley le pitture di Gargas sono il risultato di amputazioni rituali ossia che facciano parte di pratiche simboliche legate a riti sciamanici. Mentre per altri ricercatori, come ad esempio A. Irurtzun e R. Etxepare, sono convinti che le “mani mutilate” siano in realtà una sorta di lingua dei segni, creata dalle diverse posizioni delle dita, che tra l’altro sono facilmente realizzabili. In definitiva si sospetta che possa essere un sistema di comunicazione alternativo, anche se resta da capire se i segni rappresentino i simboli di identità di gruppo o se siano indicazioni per beni nascosti nella grotta. Il mistero rimane…
UN LUOGO MISTICO SEMBRA EMERGERE DALLE ACQUE DEL GOLFO DI SAINT-MALO, IN FRANCIA. È MONT-SAINT-MICHAEL, UN’ISOLA DAL FASCINO MEDIEVALE MA TRAVOLTA DALL’INCREDIBILE FENOMENO DELLE MAREE. Le Mont-Saint-Michel è un comune francese situato sul golfo di Saint-Malo, nel dipartimento della Manica, regione della Normandia. In particolare si tratta di un’isola tidale con una circonferenza di circa 960 metri e un'altezza di 92 metri s.l.m., dichiarato nel 1979 Patrimonio Mondiale dell'Unesco. La sua Baia è famosa sia per essere uno dei luoghi in cui si manifestano le grandi maree d’Europa sia per le sabbie mobili. Infatti, con la bassa marea, l'acqua si ritira di 25 km, e 12 ore dopo, il mare ritorna con grande rapidità sotto forma di un'onda chiamata il Mascheretto. È possibile assistere a tale spettacolo la mattina (bassa marea) e la sera (alta marea), in orari diversi che dipendono dal ciclo lunare. Ci sono poi alcuni giorni all'anno, in cui arrivano le Grandi Maree che circondano completamente Mont-Saint-Michel, facendolo diventare una vera e propria isola. Il fenomeno si manifesta non solo grazie all’azione della luna, ma anche perché la baia ha una particolare conformazione, ossia una piana composta da sabbie sedimentose. Per poter accedere al borgo medievale è necessario attraversare il ponte-passerella, che collega la terraferma al monte, superare la Porte de l'Avancée, unica via d’ingresso, poi la Porte du Boulevard e infine la Porte du Roi. Varcata quest’ultima si arriva sulla Grand Rue (la via principale) fiancheggiata da edifici risalenti al 1400-1500 e numerosi negozi tipici. Alla fine della strada inizia la scalinata Grand Degré, realizzata con 350 gradini, che conduce alla famosa Abbazia. Tale edificio fu fondato nell'VIII secolo, dal vescovo d'Avranches, Aubert, dopo aver assistito a 3 presunte apparizioni dell'arcangelo San Michele. Essa fu consacrata nel 709 e, nel corso dei secoli, in seguito a incendi, crolli, ricostruzioni, scelte architettoniche e cambiamenti funzionali, subì svariate modifiche e ampliamenti. Oggi Mont-Saint-Michel attira circa 3,2 milioni di turisti l’anno che lo rende uno dei siti più visitati della Francia dopo la Torre Eiffel e la Reggia di Versailles.
UNA CITTADINA MEDIEVALE È ADAGIATA TRA LE DOLCI COLLINE DELLA TOSCANA. È PONTREMOLI CHE TRA, MISTERIOSE STATUE, ANTICHI EDIFICI E AVVENTUROSI CANYON, OFFRE UN VIAGGIO INDIETRO NEL TEMPO. Pontremoli è una cittadina situata in Lunigiana (una regione storica italiana), in provincia di Massa Carrara. Il suo nome deriverebbe dalla presenza di un ponstremulus, un ponte tremolante non solo perché fatto di legno ma anche perché soggetto alle frequenti distruzioni causate dalle piene del fiume Magra. Tra le varie attrazioni di Pontremoli, vi è ad esempio, il Castello del Piagnaro, una struttura difensiva situata sulla collina che domina il borgo, all’interno del quale ospita il Museo delle Statue Stele Lunigianesi. In particolare si conservano delle misteriose sculture antropomorfe preistoriche, edificate da un popolo sconosciuto, risalenti tra il III e il I millennio a.C. In apparenza possono sembrare tutte uguali ma in realtà esse si differenziano ad esempio per la forma della testa: da quelle tondeggianti, che non si distinguono dal collo, a quelle “dilatate” ai lati conferendo un aspetto “a cappello di carabiniere”. La loro funzione rimane ancora oggi un mistero anche se si è ipotizzato che fossero: guardiani divini, idoli cosmici, divinità funerarie o spiriti pietrificati degli stessi defunti. Oltre al castello, è visitabile anche il Duomo (XVII secolo) realizzato a croce latina e sormontato da una vasta cupola; la torre di Cacciaguerra, detta Campanone (XIV secolo) e il settecentesco Teatro dell’Accademia della Rosa. Inoltre, Pontremoli è nota come la “Città del Libro”. Il legame tra questo paese e il libro risale al 1458 quando, nelle fiere pontremolesi, la vendita dei libri divenne un commercio importante. Ed è proprio grazie ai librai del posto che nacque, nel 1952, il prestigioso Premio letterario Bancarella. A circa 5 km da Pontremoli, vi sono i meravigliosi Stretti di Giaredo ovvero canyon naturali, alti 50 metri, che si estendono per 250 ettari, attraversati dal torrente Giordana. Per esplorarli è possibile grazie al trekking fluviale che permette di ammirare un panorama suggestivo, tra specchi d’acqua, cascatelle, gole anguste e rocce colorate millenarie “incastonate” nel torrente.
IMPONENTI TESORI ARCHITETTONICI SONO UBICATI NELLA REGIONE DEL FUJIAN, IN CINA. SONO I TULOU, CASE-FORTEZZE IN CUI È POSSIBLE AUTOGESTIRSI E AUTODIFENDERSI COME IN UN “MINI-VILLAGGIO”. Riconosciuti nel 2008 dall’UNESCO, i tulou, o "costruzione di terra", si trovano principalmente nella provincia del Fujian, nel sud-est della Cina. Essi furono edificati oltre mille anni fa dagli Hakka, un gruppo di contadini di etnia Han i quali, per proteggersi dai banditi e invasori, vollero creare appunto queste case-fortezze a forma quadrata, rettangolare e circolare. Iniziarono, così a costruire dei muri spessi fino a 2 metri, delle piccole finestre e, come unico ingresso, una porta in legno placcata in ferro. Tutti i complessi sono stati edificati con un impasto di materiali naturali come la terra battuta, il bambù, il legno e la pietra; e tale combinazione rese i tulou capaci di resistere a terremoti e altre calamità naturali. Inoltre, ognuno di esso, può ospitare centinaia di persone ed essere autosufficienti in quanto, è possibile, nella struttura, conservare gli alimenti, costruire templi, tenere il bestiame, nonché creare sistemi fognari fortificati. Per quanto riguarda l'interno di un tulou è organizzato su più livelli, tra cui: al primo piano vi è la cucina e la sala da pranzo, al secondo il magazzino e al terzo le camere da letto. Le abitazioni sono disposte lungo il perimetro, con corridoi interni che collegano tutte le stanze. Tutte le camere dei tulou hanno la stessa dimensione (circa 10m²) e tutte le famiglie usano la stessa scala, quindi tra loro non esiste quasi alcun segreto. Al centro di ciascun edificio si trova un cortile dove vi sono dei pozzi che le famiglie utilizzano in comune e una nicchia decorata per venerare gli antichi. Vediamo alcuni esempi di tulou: la Casa Zhencheng, è famosa per gli stili orientali e occidentali e per la progettazione interna ricca e delicata; la Casa Eryi, è nota perché nello spazio centrale dell’edificio si trovano due pozzi, chiamati "fonte Yin" e "fonte Yang"; la Casa Chengqi celebre per le sue grandi dimensioni, ha un diametro di 73 metri e, nel suo periodo d'oro, ebbe oltre 800 abitanti. Quindi ogni tulou può essere come un “mini-villaggio” capace di gestirsi e di difendersi da solo.
UNA SGARGIANTE ZONA ARANCIONE SI MOSTRA NELLA PROVENZA, IN FRANCIA. SONO LE AREE NATURALI FATTE DI OCRA, UN’ARGILLA CHE “RIVESTE” AVVENTUROSI CANYON, LABIRINTI GIGANTI E GRAZIOSI BORGHI. Roussillon è un borgo risalente al X secolo, ubicato nel dipartimento della Vaucluse nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Per accedervi bisogna oltrepassare un campanile, noto con il nome di Beffroi, che fungeva da porta d’accesso e, proseguendo, vi sono splendide case color ocra che spaziano dall'arancione terracotta al rosa antico, dal giallo caldo al rosso intenso. Tra graziose piazzette, strade, boutique, gallerie d'arte, è possibile, inoltre, raggiungere la chiesa di Saint Michel un edificio romanico del XII secolo, situato all'interno delle antiche fortificazioni del borgo. Ma la vera particolarità di Roussillon è che sorge in cima ad un profondo canyon, ossia un’area naturale chiamata “Il Sentiero dell’Ocra”, la cui storia ebbe inizio circa 230 milioni di anni fa, ossia quando la Provenza era ancora ricoperta dal mare. In tempi più recenti, e precisamente dal XVIII secolo fino al 1958, questa zona fu sfruttata per estrarre l’ocra, un'argilla che si trova nella zona circostante. In seguito, con l’introduzione delle tinte sintetiche, il commercio dell’ocra cominciò a crollare fino alle chiusure di alcune cave nel XX secolo; attualmente trasformate in sentieri per visitatori. A circa 8 km da Roussillon vi è un altro luogo dove estraevano l’ocra ossia la miniera chiamata le Mines de Bruoux, nel paese di Gargas, che si estende per oltre 40 km tra gallerie sotterranee e labirinti giganteschi, di cui però solo in parte è possibile farvi visita. Infine un’altra tappa è a Rustrel, che dista 20 Km da Roussillon, dove è possibile avventurarsi nel cosiddetto Colorado Provençal una miniera d’ocra caratterizzata da incredibili formazioni rocciose, nate dall’erosione degli agenti atmosferici e dall’intervento dell’uomo. Per questo motivo si possono ammirare forme dall’aspetto fantasioso, con profili stravaganti, colonne e piramidi che spiccano con meravigliosi colori. Infatti, non a caso, ci sono le indicazioni per alcune zone chiamate: Sahara, Camini delle Fate e Deserto Bianco.
UNA CITTA’ DOPPIAMENTE FORTIFICATA È UBICATA NEL SUD DELLA FRANCIA. È CARCASSONE CHE TRA IL POSSENTE CASTELLO, VICOLI TORTUOSI E MURA MERLATE, SEMBRA DI TORNARE NEL MEDIOEVO. Carcassone è una città medievale situata nella regione dell'Occitania, sulla pianura del fiume Aude, tra due tratte stradali che collegano l'Atlantico al mar Mediterraneo e il Massiccio Centrale ai Pirenei. Proprio per la sua posizione strategica, essa fu occupata dall’uomo fin dalla preistoria ma la sua costruzione effettiva avvenne in epoca gallo-romana con varie migliorie architettoniche apportate dal medioevo fino al XIX secolo. Essa è divisa in due parti: la Città Bassa (Basse-Ville) e la Città Fortificata (Cité) collegate da un vecchio ponte (Pont-Vieux). Quest’ultima parte è stata dichiarata patrimonio UNESCO, poiché è la più grande città fortificata d’Europa, con le sue 52 torri di avvistamenti e la doppia cinta muraria lunga 3 km. Ancora oggi la Cité è in perfetto stato di conservazione anche se la sua storia è segnata da 2000 anni di conquiste politiche e militari. Vediamo alcuni luoghi di interesse: 1. il Castello del Conte, costruito nel XII secolo dai Visconti di Carcassonne, i Trencavel, ma nel corso del tempo è stato fortificato più volte per possibili attacchi nemici. All’interno si possono ammirare i pavimenti, il mastio, la cappella, la sala grande e una collezione di manufatti; 2. la Basilica di Saint-Nazaire è una chiesa di origine romanica, la cui costruzione iniziò nell’XI secolo. Essa fu distrutta nel XIII secolo e ricostruita in stile gotico, mantenendo alcuni elementi dell’epoca precedente. Da notare anche le meravigliose vetrate, considerate le più affascinanti del sud della Francia; 3. Porte Narbonnaise è una delle 4 porte che si aprono nella cinta muraria. Essa fu realizzata nel 1280 ed è caratterizzata da due torri, un ponte in pietra e al suo ingresso il busto di Dame Carcas, la principessa saracena che, secondo la leggenda, riuscì a liberare la città dagli attacchi di Carlo Magno; 4. infine Carcassone si trova vicino al Canal du Midi, anch’esso dichiarato patrimonio UNESCO, che fu realizzato durante il regno del Re Sole, Luigi XIV, per collegare il Mediterraneo all’Atlantico.
UN INCANTEVOLE PAESE SI ADAGIA SULLE PALUDOSE ACQUE DELL’OLANDA. È GIETHOORN UN VILLAGGIO FONDATO DA UNA SETTA RELIGIOSA, DOTATO DI CASE PITTORESCHE, PONTI ROMANTICI MA…SENZA STRADE. Giethoorn è un villaggio dei Paesi Bassi, della provincia dell'Overijssel e situato ai margini del Parco Nazionale di Weerribben-Wieden, una zona costellata di torbiere paludose. Tale borgo fu fondato circa nel 1230 dai “Flagellanti”, ovvero una setta religiosa che praticava l'autoflagellazione pubblica, la quale si rifugiò qui per sfuggire dalle persecuzioni. Mentre il nome Giethoorn fu dato sempre dagli abitanti del luogo e significa “corno di capra”, per indicare i numerosi corni di capra selvaggia presenti nelle torbiere. La particolarità di questo paesino è che non c’è inquinamento poiché, essendo costruito su una fitta rete di canali, non è percorribile in auto ma solo a piedi, in bicicletta o in barca. A tal proposito le imbarcazioni, chiamate “punter”, si muovono spingendosi con un lungo bastone, mentre quelle a noleggio hanno dei motori elettrici silenziosi, chiamate "barche sussurrate". La rete di canali su cui è stato costruito il villaggio, si snoda per più di 6 km, caratterizzato da più di 170 ponti di legno che collegano le varie isolette, guadagnandosi il soprannome di “Venezia dei Paesi Bassi” o “Venezia verde”. Inoltre grazie all’abbondanza di canne, le case tradizionali sono un esempio di architettura colonica tipica della zona, caratterizzate da tetti ricoperti di paglia e spesso in pietra, risalenti a diverse centinaia di anni fa. Oltre a Giethoorn e al Parco Nazionale di Weerribben-Wieden, è possibile visitare anche interessanti musei come: “Olde Maat Uus”, una fattoria ottocentesca in cui sono esposti gli oggetti che ripercorrono la storia degli ultimi 100 anni del villaggio e il museo geologico “De Oude Aarde”, dove sono custoditi minerali e fossili di milioni di anni fa. Infine, ad agosto di ogni anno, si celebra il Gondelvaart Festival, una competizione tra gondolieri che abbelliscono le proprie imbarcazioni con strisce colorate, code di drago e lanterne, per poi percorrere i canali illuminando ponti e giardini, regalando uno spettacolo davvero unico.
NELL’ANTICO IMPERO CINESE UN OGGETTO A FORMA DI UOVO RIUSCI’ A “PREVEDERE” IL FUTURO. È IL SISMOSCOPIO DI ZHANG HENG, IL 1° RILEVATORE DI TERREMOTI DELLA STORIA RISALENTE A QUASI 2000 ANNI FA. Nei primi secoli d.C., ai tempi della dinastia Han, si credeva che i terremoti dipendessero dallo yin e yang, ossia da due forze della dottrina taoista opposte ma complementari, che fossero in disequilibrio per via di una qualche azione umana errata. Rispetto alla mentalità dell’epoca lo scienziato cinese Zhang Heng si discostò da queste teorie e ipotizzò che i terremoti fossero dovuti ai venti e che, studiandone la direzione e l'intensità, si potesse prevedere il futuro. Così nel 132 d.C. Zhang realizzò il primo sismoscopio per rilevare i terremoti, ossia 1571 anni prima dell'invenzione del primo sismografo (1703) da parte del fisico Jean de Hautefeuille. In particolare esso era composto da un vaso in bronzo di circa due metri di diametro, attorno al quale sono stati saldati 8 draghi (simboli del cielo) con una sfera in bocca. Essi avevano la testa rivolta verso il basso ed erano orientati in direzione degli 8 punti cardinali della rosa dei venti. Alla base del vaso c’erano dei rospi (simboli della terra) che, in corrispondenza di ogni drago, attendevano di “mangiare” la sfera. Ma come funzionava? Quando il vaso veniva mosso da una scossa di terremoto, il pendolo, collocato al centro del vaso, oscillava nella direzione del sisma e azionava un piccolo sistema di leve interne facendo sganciare la pallina di metallo dalla bocca del drago. Questa pallina poi cadeva nella bocca della rana corrispondente, segnalando con un semplice tintinnio da dove provenisse il terremoto. Esso fu utilizzato la prima volta nel 138, quando una delle palline finì nella cavità orale di una rana, senza che nessuno avesse avvertito una scossa. Ma, pochi giorni dopo a corte, giunse un messaggero che annunciò la notizia di un sisma avvenuto in direzione della regione del Gansu, oltre 600 km di distanza. Oggi il sismoscopio originale non è sopravvissuto tuttavia, nel 2005, un gruppo di studiosi di Zengzhou lo ha ricreato riuscendo ad individuare 4 eventi sismici fra Cina e Vietnam.
UN LUOGO “OSCURO” È INCASTONATO TRA IL LAGO DI COMO E LE VETTE DELLE PREALPI. È L’ORRIDO DI BELLANO, UNA GOLA NATURALE CHE, TRA GIGANTESCHE MARMITTE E SUGGESTIVE GROTTE, NASCONDE LA CASA DEL DIAVOLO. L'Orrido di Bellano si è formata circa 15 milioni di anni fa ossia quando, l’azione erosiva del torrente Pioverna assieme a quella del Ghiacciaio dell’Adda, diedero origine alle gigantesche marmitte, alle oscure cavità e grotte suggestive. Questo paesaggio naturale può essere esplorato grazie a un sistema di passerelle ancorate sulle alte pareti a picco sull’acqua, allungate di recente fino a raggiungere la grande cascata posta più a monte. Un luogo davvero affascinante, le cui caratteristiche sono state una fonte di ispirazione per alcuni scrittori e poeti: da Stendhal a Wetzel fino al poeta bellanese Boldoni che lo definì “Orrore di un’orrenda orrendezza”. Inoltre la gola non è solo un monumento naturale, ma anche teatro di numerose leggende. Una delle più note è quella che al suo interno giacciono le spoglie e il tesoro del valoroso guerriero Taino, temuto dai suoi nemici per aver depredato molte ricchezze. Altri racconti popolari sono quelli legati all’enigmatica costruzione chiamata Cà del Diavol, arroccata su uno sperone roccioso a picco sul torrente. Questa singolare torretta a pianta pentagonale, è presente nelle descrizioni dell’Orrido fin dai primi anni del Seicento. Le sue origini rimangono ignote ma pare che l’edificio sia stato testimone di riti satanici, festini orgiastici e incontri diabolici. Gli affreschi un tempo visibili nella parte più alta della torre raffigurano, infatti, figure demoniache e mitologiche, che hanno favorito la nascita di racconti popolari. Tuttavia, una lettura più razionale ipotizza che, durante la dominazione austriaca (1714-1859), la Cà del Diavol fungesse da accesso segreto a una rete di gallerie sotterranee che offrirono agli abitanti un rifugio sicuro in tempi di conflitto. Mentre per quanto riguarda l’Orrido, nonostante abbia un fascino minaccioso, ha dato ai bellanesi la possibilità, per secoli, di usufruire, della sua forza per muovere le macchine delle fabbriche di Bellano, garantendo ai cittadini lavoro e benessere.
LUOGHI INCANTATI SONO ADAGIATI A GIVERNY, UN PICCOLO BORGO DELLA NORMANDIA, IN FRANCIA. SONO I GIARDINI DEL PITTORE MONET CHE, “MODELLANDOLI” CON CURA E DEDIZIONE, LI HA IMMORTALATI NEI SUOI QUADRI. Situato nella regione della Normandia, in Francia, si trova Giverny, un incantevole villaggio ricco di case dai tetti spioventi, circondate da giardini pieni di fiori e alberi da frutta. Questo luogo deve la sua fama al grande pittore impressionista Claude Monet, che venne a vivere in questo piccolo borgo nel 1883 e vi rimase fino alla sua morte nel 1926. Ma le vere attrazioni imperdibili di Giverny sono la casa dell’artista e i suoi affascinanti giardini, modellati dall’autore per poi essere fonte di grande ispirazione. Per quanto riguarda la sua abitazione, con la sua iconica facciata rosa dalle imposte verdi, è caratterizzata dalla sala da pranzo gialla, dalla cucina azzurra, dalle stanze per i familiari e dal suo studio che racchiude dipinti, scritti, fotografie e una magnifica collezione di stampe giapponesi. Mentre i giardini sono divisi in due parti: 1. il Clos Normand, nel quale il pittore-giardiniere fece installare grandi archi di rose rampicanti, piantare ciliegi e albicocchi giapponesi e migliaia di fiori che ricoprirono il terreno, come: narcisi, tulipani, iris, papaveri orientali e peonie. 2. il Giardino d’acqua è stato realizzato da Monet facendo deviare il piccolo braccio del fiume Epte, il Ru, in modo tale che lui potesse spostaRsi in barca per dipingere i suoi quadri. Inoltre fece costruire un ponte giapponese, certamente ispirato a una delle sue stampe, ma colorato di verde, per distinguerlo dal rosso che di solito viene utilizzato in Giappone. Riuscì così ad ottenere una raffinata atmosfera orientale, resa incantevole dalla scelta delle piante come: bambù, ginkgo biloba, aceri, peonie, gigli e salici piangenti, che incorniciano lo stagno, popolato dalle ninfee. Questi scorci di rara bellezza hanno permesso a Monet di immortalarli nella famosa serie delle Nymphéas (1897-1926) che include l’opera Il ponte giapponese (1899). Inoltre a soli 4 km da Giverny spicca Le Vieux Moulin di Vernon: un mulino arroccato su un vecchio ponte che il pittore lo rappresentò nella sua opera del 1883.



