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Questa parte è dedicata alle curiosità, dove ti puoi addentrare in alcuni luoghi insoliti. Buon viaggio!

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STRANI OGGETTI SONO ADAGIATI SUL FONDO DELL’OCEANO PACIFICO, AL LARGO DELLA COSTA DELLA PAPUA NUOVA GUINEA! SONO DELLE SFERE METALLICHE CHE POTREBBERO ESSERE DI ORIGINE ALIENA. Nel giugno del 2023 una spedizione scientifica del Galileo Project guidata dall’astrofisico Avi Loeb dell’Università di Harvard portò alla luce delle piccole sfere di metallo dal fondo dell’Oceano Pacifico, al largo della costa della Papua Nuova Guinea. La ricerca era stata avviata perché il professore voleva recuperare i presunti frammenti di una meteora ribattezzata come Meteor 1 (IM1) che, attraversando i nostri cieli, cadde sulla Terra nel 2014. Esse furono raccolte grazie ad una piastra magnetica trainata da una nave mentre e al microscopio appaiono di colore oro, nero, blu e marrone, con un diametro compreso tra 0,05 e 1,3 millimetri. La loro composizione chimica è insolita, mai vista prima, alimentando l’idea che provengano da un altro sistema solare. Nello specifico su 700 sferule trovate, 5 di esse contengono un'alta percentuale di berillio (Be), lantanio (La) e uranio (U), etichettato come composizione “BeLaU”. L’astrofisico ha ipotizzato che le sferule potessero essere non solo la prova che un oggetto interstellare schiantato sulla Terra ma che siano anche “parti di tecnologia aliena”. Una supposizione simile a quella proposta dal prof. nel 2017 per il noto oggetto interstellare: Oumuamua, secondo cui è una sonda aliena autonoma simile a una vela solare. La comunità scientifica, però, non è d'accordo sulle interpretazioni fatte dall’astrofisico riguardo alle sfere. Ad esempio Peter Brown, uno specialista di meteoriti presso l'Università dell'Ontario Occidentale in Canada, sostiene che queste sfere metalliche non siano necessariamente da associare al meteorite del 2014. Molti detriti si sono accumulati sul fondo marino nel corso di milioni di anni a causa dei meteoriti che rilasciano piccoli pezzi di metallo fuso mentre passano sopra di noi. Tra l’altro, come sostiene l’esperto, non ci sono delle prove plausibili che tali frammenti rappresentino una tecnologia aliena e nessuna conferma fino ad oggi che dei meteoriti interstellari che si sono schiantati sulla Terra.

UN MISTERIOSO MINERALE FU SCOPERTO NEL 1990 IN SIERRA LEONE, IN AFRICA: È LA SKYSTONE UNA PIETRA PROVENIENTE DAL CIELO, DI COLORE BLU, MOLTO LEGGERA CHE SEMBRA FATTA DI MATERIALE SINTETICO. Nel 1990 Angelo Pitoni, geologo per la Fao, botanico e agronomo dilettante, scopritore di miniere di smeraldi ed esperto di lapislazzuli, fu in Sierra Leone, nell’Africa occidentale, per valutare la consistenza di alcuni giacimenti di diamanti. In questo luogo lo studioso fece una singolare scoperta: egli trovò una pietra di colore bluastro con sottili linee bianche sulla sua superficie, simili a sottili “nuvole”, leggera per le sue dimensioni. Secondo le leggende locali si narra che una antica civiltà di angeli era talmente corrotta che Allah fece precipitare sulla Terra: questi ultimi, la volta celeste e le stelle, tra cui una pietra azzurro cielo. Il racconto sembrava essere la versione africana del misterioso “Libro di Enoch” che, agli occhi dei nativi, spiega solo il motivo per cui la zona è ricca di minerali e diamanti. Così dopo che il geologo riuscì a prelevare alcuni campioni della pietra, li inviò per farli analizzare dall’università di Ginevra, di Roma, di Utrecht, di Tokyo e di Freiberg. Per Pitoni, dai risultati emersi, la pietra azzurra non dovrebbe esiste in natura. La sua composizione è oltre il 77% di ossigeno mentre la restante percentuale è divisa tra carbonio, silicio, calcio, sodio e fa pensare ad un prodotto sintetico, non ad una pietra. Quanto alla datazione, si ritiene che il composto organico presente nella pietra, sia compreso tra 15.000 e 55.000 anni. L’archeologo dottor Roberto Volterri ha effettuato delle analisi su tale campione mediante il Microscopio Elettronico a Scansione (SEM), collegato all’apparato per Microanalisi a Dispersione di Energia (EDS). I risultati non sono del tutto coincidenti con quelli riportati in rete e rivelano che l’abbondanza di ossigeno (43,35%), è dovuta alla presenza di ossidi vari. Se dunque alcuni ricercatori credono che la pietra blu sia un artefatto proveniente dall’universo, prodotto da una antica civiltà avanzata, allora è possibile proporre anche altre ipotesi; poiché ancora oggi questo minerale rimane un mistero.

TRA LE AVVENTUROSE ISOLE DELL’OCEANO ATLANTICO ECCO MADEIRA CHE TRA: FIABESCHE CASETTE E FORESTE INCANTATE, FORSE CUSTODISCE UNO DEI CHIODI DELLA CROCIFISSIONE DI CRISTO. Madeira è un piccolo arcipelago di origine vulcanica appartenente al Portogallo, situato nell’Oceano Atlantico, tra Lisbona e Marocco e le isole Canarie e Santa Maria, nelle Azzorre. Essa è conosciuta per la sua natura incontaminata, le sue spiagge paradisiache, piscine naturali e anche affascinanti paesini. Vediamo alcuni luoghi caratteristici. 1. In particolare l'isola è ricca di sentieri di montagna dove è possibile percorrerli costeggiando i levades, ossia canali di irrigazione costruiti a partire dal XVI secolo per trasportare l'acqua da nord a sud. 2. Santana è un villaggio fatto di casette colorate che hanno la forma tipica di una capanna. Come si può notare i tetti sono fatti di paglia poiché, oltre ad essere un materiale molto leggero, assicura una buona temperatura interna in una zona molto umida. 3. Giardino tropicale di Monte Palace conserva molti esemplari di piante esotiche provenienti da vari Paesi del mondo ed è decorato da elementi in stile orientale. Come ad esempio: due grandi cani Fo (sculture mitiche della cultura cinese); piccole pagode; sculture buddiste e pittoreschi laghi popolati di carpe Koi. 4. La fiabesca foresta Fanal si spande su un'altitudine che va dai 300 ai 1400 metri d'altezza. La particolarità è che gli alberi centenari hanno forme insolite e grottesche avvolte da una quasi perenne nebbia, creando un’atmosfera surreale. 5. Ilheu da Pontinha è un promontorio dove, durante gli scavi archeologici condotti dall’archeologo Bryn Walters, si scoprì una tomba di tre antichi cavalieri templari, con le loro spade e uno scrigno contenente un chiodo usurato, lungo 10 cm e risalente al I° secolo d.C. Dopo diversi esami effettuati su quest’ultimo reperto, lo studioso azzardò l'ipotesi che potesse trattarsi di un chiodo con il quale era stato crocifisso Gesù anche se ancora oggi non è stata accertata l'autenticità. Quindi l’isola di Madeira non è solo conosciuta per la sua natura incontaminata ma anche per essere l'isola del chiodo di Gesù Cristo.

PER ALCUNI Può ESSERE UNA PRIGIONE, PER ALTRI UN GIOCO D’AMORE O UN MODO PER SCOPRIRE Sè STESSI. SONO I LABIRINTI: LUOGHI IPNOTICI DOVE È FACILE PERDERE IL SENSO DELL’ORIENTAMENTO. Il labirinto è da sempre un luogo affascinante, carico di mistero e di simbologia ed è presente in civiltà, luoghi e religioni diverse. Esso compare, ad esempio, nel mito di Cnosso il quale venne interpretato come una prigione, oppure nel medioevo che si pensava fosse la via di un pellegrinaggio, o nella massoneria che rappresenta la ricerca della verità attraverso un cammino lungo e difficoltoso. A prescindere dalle varie interpretazioni il dedalo risulta essere tutt’oggi attuale più che mai. In Italia troviamo, ad esempio, il labirinto più difficile del mondo e precisamente a Stra in provincia di Venezia, nel parco della Villa Pisani edificata dal 1721 al 1756. La sua struttura è a nove cerchi concentrici e al centro vi è una torretta, con una doppia scala elicoidale, alla cui sommità è stata collocata la statua di Minerva. Questa creazione veniva utilizzata per mettere in scena una caccia al tesoro amorosa. In particolare sopra la torre vi era la dama con indosso una maschera per celarne il volto, che aspettava l’arrivo del cavaliere una volta districato dalle vie ingannevoli del dedalo. Sempre in Italia troviamo il labirinto più grande del mondo, per ampiezza, ubicato a Fontanellato (Parma), ideato dal 2005 al 2015, nella proprietà̀ di Franco Maria Ricci. Esso è chiamato il Labirinto della Masone ed è stato compiuto con quasi trecentomila piante di bambù̀ di specie differenti. Ha una pianta a forma di stella che si estende su sette ettari intorno a un quadrato centrale ed è stato realizzato ispirandosi ai percorsi geometrici raffigurati nei mosaici romani. Mentre il labirinto più lungo del mondo si chiama Longleat Hedge Maze e si trova vicino al villaggio di Horningsham, nel Wilshire, in Inghilterra. È stato progettato nel 1975 con oltre 16000 siepi di tasso che percorrono una lunghezza di 2,75 chilometri. Esse sono alte due metri e mezzo poiché lo scopo è quello di non permettere ai visitatori più alti di orientarsi. Non si può barare: ogni aiuto è vietato anche quello del GPS sullo smartphone.

SOTTO LA TRAFFICATA SUPERFICIE DI UNA ANTICA CITTA’ SI CELA UN’OSCURA VITA SOTTERRRANEA. È ORVIETO CHE CON I SUOI LABIRINTI, POZZI E SCALETTE SEMBRA DI TORNARE INDIETRO NEL TEMPO. Orvieto si trova sulla cima di una roccia di origine vulcanica, composta da tufo e da pozzolana. Su questo altopiano l’uomo si è insediato ed ha costruito non solo in superficie, ma ha anche scavato nel sottosuolo. In particolare sono state contate 1200 cavità sotterranee di origine artificiali e realizzate dall’età etrusca fino a quando furono utilizzati come rifugio durante la seconda guerra mondiale. Vediamo alcune parti della città ipogea. 1. Pozzo di San Patrizio (in origine chiamato Pozzo della Rocca) è stato costruito tra il 1527 e il 1537 per volere di papa Clemente VII allo scopo di fornire l’acqua alla città in caso di assedio. Poi nel XVIII secolo, prese il nome di San Patrizio forse perché era usato come luogo d’espiazione dei peccati, in analogia alla cavità sotterranea irlandese, denominata “Purgatorio di San Patrizio”, presso l’isola del lago Lough Derg. Caratteristici sono le sue 72 finestre, che creano giochi di luce e la doppia rampa elicoidale utilizzata dalle bestie da soma per il trasporto dell’acqua; 2. Pozzo della Cava, di origine etrusca, ha una forma cilindrica le cui pareti riportano le “pedarole” ossia solchi scavati nella pietra per inserire mani e piedi consentendo la discesa e la risalita; 3. Orvieto underground ovvero una città sotterranea, fatta di innumerevoli cavità, scalette e stretti cunicoli che si intersecano e si accavallano sotto il tessuto urbano. In questo complesso gli abitanti di Orvieto svolgevano, fin dall’età etrusca, varie attività di vita quotidiana. Molto particolari sono alcune pareti caratterizzate da tanti fori che venivano usati per allevare colombi a scopi alimentari; 4. Labirinto di Adriano è un altro complesso sotterraneo dove è possibile vedere un tronco fossile, dei silos etruschi, alcuni pozzi, butti. Fu chiamato “labirinto” per la sua conformazione mentre il nome appartiene a uno dei proprietari del negozio sovrastante, che lo scoprì durante i lavori di ristrutturazione. Un viaggio unico dove sembra di tornare indietro nel tempo.

FIABESCHE COSTRUZIONI SI AFFACCIANO NELLA VALLE D’ITRIA, IN PUGLIA. SONO I TRULLI CHE, SUI “TETTI” CONICI, MOSTRANO UN CODICE FATTO DI SIMBOLI PREISTORICI, MAGICI E RELIGIOSI. I trulli sono tipiche costruzioni coniche in pietra a secco che si trovano buona parte ad Alberobello, un paese incastonato nella Valle d’Itria e nella Murgia dei Trulli, tra le province pugliesi di Bari, Brindisi e Taranto. Essi sono un perfezionamento del modello preistorico delle thòlos, presenti in varie zone d'Italia e del Mediterraneo mentre i trulli forse iniziarono ad essere costruiti nel XVI secolo. Essi venivano usati dai contadini come ricoveri temporanei nelle campagne o come abitazioni. Hanno la peculiarità di essere calde in inverno e fresche in estate e sono facili sia da costruire sia da “smontare”, grazie alla pietra carsica presente nel sottosuolo. In particolare, quando gli esattori spagnoli, inviati dal Regno di Napoli, si avvicinavano per riscuotere la pesante tassa su ogni nuova abitazione, non vedevano mai nulla di integro e correttamente edificato. Inoltre una caratteristica di queste strutture è che alle sommità si trovano dei pinnacoli di varie forme: a disco, tetraedrici, cuneiformi, cruciformi, stellati. Ma l’aspetto più misterioso risiede nelle chiancarelle che, formando il singolare tetto autoportante, si possono osservare strani simboli, tra cui: preistorici, cristiani e magici. Ad esempio: la testa di cavallo rappresenta il lavoro; il cane la famiglia; il gallo la vigilanza e l’aquila l’anima che aspira al cielo. Vi sono poi dei simboli astrologici, che vanno dai segni zodiacali a quelli planetari, tra cui: Cancro, Leone e Bilancia sono un augurio di buona fortuna; Pesci per proteggersi dai fulmini; Sagittario contro l’ira divina; il Sole è simbolo di vita spirituale e materiale; la Luna di protezione durante la notte mentre la croce cristiana per proteggere il trullo dal Maligno. Altri simboli, invece, sono stati scelti in base alla fantasia del proprietario della struttura. Si tratta, quindi, di una sorta di codice che non è impresso sui libri o pergamene ma su pittoresche costruzioni dal fascino fiabesco.

 

UN MISTERIOSO FENOMENO SI AGGIRA NELL’AFFASCINANTE VALLE DELLA MORTE. SONO LE SAILING STONES OVVERO PIETRE MOBILI CHE, SPOSTANDOSI DA SOLE, LASCIANO DIETRO DI SÉ LA LORO SCIA. Nel parco nazionale della Valle della Morte, in California vi è la Racetrack Playa, ossia un letto di un antico lago fatto di fango asciutto, lungo 4,5 chilometri e largo 2 chilometri, situato 1130 metri sopra il livello del mare. La sua superficie è piatta ed è occupata da rocce conosciute come “pietre mobili” o “sliding rocks” o “sailing stones” di cui alcune sono piccole come palle da baseball mentre altre arrivano a pesare più di 300 chili. La particolarità di tali rocce è che si spostano da sole senza l'intervento di uomini o animali, lasciandosi dietro di sé delle scie ben visibili. Nello specifico le pietre che presentano la parte inferiore ruvida compiono percorsi rettilinei, mentre le pietre che presentano la parte inferiore liscia tendono a deviare la loro traiettoria. Sono tracce enigmatiche che da decenni hanno interrogato studiosi e scienziati suggerendo diverse ipotesi tra cui: forti venti di tempesta, inondazioni, diavoli di polvere, calotte glaciali e pellicole di alghe. Per capire meglio le dinamiche del fenomeno, nel 2011 un gruppo di geologi guidati da Richard Norris avevano “introdotto” nella Racetrack Playa 15 massi equipaggiati con unità GPS attivati dal movimento, monitorati da una stazione meteo e telecamere time-lapse. Dopo 2 anni di attesa i ricercatori hanno compreso che le rocce si spostano solo in specifiche condizioni. La Playa deve essere ricoperta di uno strato d'acqua piovana (o di neve sciolta) abbastanza alto da ghiacciare d'inverno, e abbastanza basso da lasciare le rocce scoperte. Quando di notte il termometro cala e la superficie dell'acqua congela, il ghiaccio deve avere uno spessore di 3-6 millimetri, ossia sufficientemente sottile da rompersi facilmente ma spesso da riuscire a spingere una roccia. Al calore del sole il ghiaccio si rompe in grandi pannelli fluttuanti, che trascinati dal vento, circa 15 km/h, si muovono su quel poco di acqua e fango, spingendo le rocce lungo la Playa. I massi, a contatto con la terra, graffiano la superficie del suolo lasciando dietro di sé le famose scie.

NEL CUORE DELLA CITTA’ ETERNA UN COLOSSALE EDIFICIO ERA USATO PER I COMBATTIMENTI TRA GLADIATORI, BATTAGLIE NAVALI ED EVOCAZIONI DEMONIACHE. È IL COLOSSEO, DOTATO DI UN SUO CLIMA E LAGHETTI SOTTERRANEI. Situato nel cuore della città di Roma, il Colosseo è un edificio di forma ellittica, lungo 189 metri, largo 156 metri, per un'altezza di oltre 48 metri. Fu edificato dall’imperatore romano Tito Flavio Vespasiano che diede inizio alla costruzione nel 72 d.C. e poi inaugurato dal figlio Tito nell’80. L’edificio poteva contenere 50 mila persone e di solito era destinato ai combattimenti, ai giochi tra i gladiatori, alle simulazioni di caccia, ma anche alle naumachie ossia simulazioni di battaglie navali che richiedeva di riempire d’acqua l’arena per circa sette ore. In origine tale monumento era conosciuto come Anfiteatro Flavio e solo nel medioevo fu chiamato “Colosseo". La teoria più accreditata è che si chiamasse così poiché fu edificata, a pochi metri di distanza, la colossale statua raffigurante Nerone. Mentre, secondo una leggenda, l’edificio era un tempio dedicato al demonio e alla fine di ogni cerimonia i sacerdoti domandavano agli adepti: “Colis eum?”, ovvero “Adori lui?”. Ma già al tempo dei gladiatori il Colosseo godeva di una fama sinistra fino a essere ritenuto, nel medioevo, una delle 7 porte dell'inferno forse perché vi morirono brutalmente molte persone. Mentre nel Cinquecento maghi e stregoni pare che apprezzassero le erbe dai poteri magici che crescevano tra le sue rovine. In effetti da alcuni secoli gli esperti di botanica hanno rilevato più di 350 specie diverse di piante di cui alcune rare ed esotiche, la cui crescita è favorita grazie al microclima dell'anfiteatro. Non dimentichiamo inoltre che a fianco dell’edificio, si possono trovare dei laghetti sotterranei. In particolare sotto le fondamenta del convento dei Padri Passionisti, intorno al I secolo d.C., si ergeva un santuario dedicato all’Imperatore Claudio. Qui è stato rinvenuto un labirinto fatto di laghetti che scorrono per oltre due chilometri, la cui temperatura rimane costante a circa 12 gradi e l’acqua, dalle analisi effettuate, è risultata pura e cristallina.

STRANI MISTERI SI AGGIRANO NELL’ANTICO TEMPIO DI MONTELIRIO, A SIVIGLIA: VENTI SACERDOTESSE AVVELENATE DAL MERCURIO E UN INCREDIBILE PUGNALE DI CRISTALLO DI 5000 ANNI FA. Nella provincia di Siviglia, in Spagna, a Valencina de la Concepción, si trova Tholos de Montelirio ossia una costruzione megalitica, scoperta nel 1868 e datata tra il 3000 e il 2.800 a.C. Essa è formata da un "corridoio" a cielo aperto lungo circa 40 metri che conduce a due camere sotterrane tra cui quella principale era ricoperta da una patina rossa di cinabro e ornata da motivi solari. La ricerca dell'Università di Siviglia ha sostenuto che durante il solstizio d'inverno, per alcuni minuti il sole si insinuava nel corridoio d’ingresso e illuminava la camera funeraria colpendo una stele che rappresentava la Dea Madre. Sempre all’interno di questa stanza sono stati trovati venti scheletri (15 donne e 5 individui forse di sesso femminile) vestite con abiti intrecciati da migliaia di perle e da pendenti d'avorio e d’ambra. I corpi forse appartenevano alle sacerdotesse del tempio e, da un’indagine condotta dal professor Sanjuán dell’Università di Siviglia, rivela che queste ultime erano tutte morte a causa di livelli molto elevati di mercurio. Si ritiene che ciò fosse causato o dalla loro continua esposizione al cinabro, contenente appunto mercurio, o dal fatto che la loro pelle fosse dipinta con questo minerale. Inoltre le loro ossa presentano condizioni tipiche di artrite e artrosi che, data la loro giovinezza, indicano che camminavano molto o erano “danzatrici". Tra il 2007 e il 2010 i ricercatori hanno rilevato, tra i vari manufatti, un pugnale di cristallo di rocca, lungo 21,6 centimetri, risalente a 5000 anni fa, con il manico in avorio decorato da numerose perle discoidali. Pare che i manufatti fossero dedicati ad una élite anche se non attribuibili ad una singola persona ma ad un uso più collettivo. Oltre al pugnale sono state rinvenuti pezzi di avorio intagliato, una lamina d’oro e 25 punte di freccia di cristallo di rocca. Per gli studiosi il cristallo di rocca, così come il quarzo e alcune materie prime, simboleggiavano vitalità, poteri magici e una connessione con gli antenati.

DALLE “COLONNE D’ACQUA” CHE FUORIESCONO DA ROCCE COLORATE ALLE “FONTANE NERE” CHE SPUNTANO DAL PIANETA MARTE. SONO I GEYSER: LA POTENZA DEL SOTTOSUOLO CHE ESPLODE IN SUPERFICIE. I geyser sono dei fenomeni appartenenti al cosiddetto vulcanismo secondario, cioè tutte quelle attività legate alla presenza di vulcani ormai non più eruttivi, ma dei quali rimane la camera magmatica. In particolare anche se non vi sono più fuoriuscite del magma, raffreddandosi, danno luogo ad altri tipi di fenomeni come le sorgenti termali, le solfatare, i soffioni boraciferi e, appunto, i geyser. Se ne trovano dislocati un po’ in tutto il mondo e alcuni di questi sono davvero scenografici. Uno dei più famosi è lo Strokkur, in Islanda, poiché erutta con regolarità circa ogni 4-8 minuti, oltre 30 metri di altezza, e la temperatura dell'acqua sotterranea si aggira intorno ai 120°C. Altro esempio è il Fly geyser che si trova nel Black Rock Desert, nel Nevada, Stati Uniti, la cui formazione non è naturale ma artificiale, dovuta ad un errore dell’uomo che aveva perforato quella zona per cercare l’acqua. Esso è formato da tre colonne rocciose dai colori sgargianti, alto circa 1,8 metri. La temperatura della sua sorgente è di circa 93°C e l’acqua ha un getto di circa 1,5 metri d’altezza ma in modo costante, a differenza dei geyser naturali che invece è ciclica. Sempre negli Stati Uniti, tra le foreste dello Yellowstone National Park, vi è il famoso l'Old Faithful, che spruzza ad intervalli di 65-92 minuti, ad una temperatura dell'acqua sotterranea di circa 204°C. L’intera area geotermale ospita ben 400 geyser e per questo gli esperti hanno ipotizzato che nel sottosuolo ci sia un enorme caldera che potrebbe esplodere all’improvviso con conseguenze devastanti. Anche al polo sud del pianeta Marte esistono dei geyser, rilevati grazie alla telecamera orbitante Themis. Essi sembrano delle fontane nere, capaci di “sparare” sabbia e polvere fino a un’altezza di 60 metri, con una velocità di 160 km/h. Secondo gli scienziati, essi sono formati da anidride carbonica che, congelata nel sottosuolo, si convertirebbe in gas di alta pressione in grado di rompere il ghiaccio e formare dei giganteschi geyser.

STRANI OGGETTI SI INTRAVVEDONO TRA LE LUSSUREGGIANTI FORESTE DEL COSTA RICA! SONO LE SFERE DI PIETRA QUASI PERFETTAMENTE ROTONDE E REALIZZATE DA UN ANTICO POPOLO. Nel Costa Rica, più precisamente nell'area del delta del Diquís e sull'Isla del Caño vi sono 300 misteriose petrosfere, ossia delle sfere in pietra note come "Las Bolas". La loro scoperta risale agli anni '30 del Novecento quando alcuni operai della multinazionale americana United Fruit Company che stavano per piantare degli alberi di banano, incapparono in numerose palle di pietra quasi perfettamente rotonde. Esse sono di varie dimensioni: da pochi centimetri a oltre 2 metri di diametro. Buona parte sono ricavate dal solido granodiorite e dal gabbro, ovvero da rocce magmatiche e alcune di esse arrivano a pesare fino a 15 tonnellate. Grazie al metodo della stratigrafia si ritiene che queste curiose sfere potrebbero risalire tra il 600 d.C. e il 1500 d.C., poco prima dell’arrivo degli spagnoli. Nonostante abbiamo qualche informazione, ancora oggi le petrosfere sono avvolte dal mistero. Ad esempio: come sono riusciti gli autoctoni a creare delle pietre quasi perfettamente rotonde? Secondo una leggenda locale i nativi possedevano una particolare sostanza liquida, ricavata da una pianta, in grado di rendere la pietra morbida e facile da modellare. Per altri studiosi le sfere, invece, sarebbero dei resti dell’antica cultura atlantidea mentre per la scienza forse furono realizzate utilizzando altre rocce per definire la forma per poi levigarle con una miscela di acqua e sabbia. Inoltre sarebbe interessante sapere: perché sono state create? Ebbene pare che avessero diverse funzioni a seconda dell’area su cui erano presenti. Ad esempio le più piccole venivano poste su bassi tumuli funerari mentre altre erano allineate in linee rette o curve o su linee triangolari, forse venivano usate per compiere rituali magici. Di recente in alcune ricerche svolte, sotto la direzione degli archeologi del Museo Nacional de Costa Rica, è emerso che la datazione di alcune superfici e parti interne di alcune sfere è tra il 5.000 - 4.000 a.C. Un dato che infittisce ancora di più il mistero sull'origine degli elementi sferoidali.

DALLA CITTA’ DI GOLCONDA, IN INDIA, UN GIOIELLO CHIAMATO “SPERANZA” SI INSINUA TRA LA NOBILTA’ EUROPEA. È IL MALEDETTO DIAMANTE HOPE CHE PORTEREBBE SFORTUNA A CHIUNQUE LO POSSEGGA. Nel 1688 presso la miniera Kollur della città antica di Golconda, in India, un mercante francese Jean-Baptiste Tavernier acquistò un gioiello di colore blu dai riflessi viola. Secondo una leggenda lui rubò la gemma dall’occhio della statua del Dio Rama-Sitra scatenando l'ira della divinità, che maledisse il diamante e coloro che l'avrebbero posseduto. Tavernier lo vendette a re Luigi XIV, guadagnando una notevole somma che poi la perse perché il figlio aveva il vizio del gioco. Intanto sia per il nuovo proprietario sia per il suo successore, Luigi XV, la “maledizione” non tardò ad arrivare così che il primo sovrano morì per cancrena mentre il secondo per vaiolo. Il gioiello fu poi indossato anche da Maria Antonietta di Francia che nel 1793 venne decapitata dai rivoluzionari e in seguito anche suo marito, Luigi XVI. Dopo la rivoluzione francese del diamante si persero le tracce e riapparve a Londra quasi vent’anni più tardi, prendendo il nome dal suo nuovo proprietario: il banchiere Henry Philip Hope. L’uomo si separò dalla moglie, ma la pietra rimase al nipote, Lord Francis Hope che, pieno di debiti, fu costretto a venderla a dei mercanti. Nel 1908 la gemma divenne di proprietà del sultano Abdul Hamid II che la acquistò per 400.000 dollari e poco dopo finì i suoi giorni in miseria. Il proprietario successivo fu il celebre Pierre Cartier che lo rivendette a Edward Beale McLean, proprietario del Washington Post, il quale subì una serie di devastanti lutti: dalla suocera ai due figli finendo per separarsi dalla moglie. L’ultimo proprietario del gioiello fu Harry Winston, che lo donò nel 1958 allo Smithsonian Institute di Washington, dove tutt’oggi è custodito. In conclusione le informazioni relative a questa maledizione non sempre sono chiare e precise, soprattutto riguardo l'origine della storia del diamante. Tra l'altro non ci sono prove che l’oggetto indossato abbia potere sulla vita e sulla morte delle persone.

DAL TRIBUNALE DOVE INQUISIVANO LE PERSONE AL PRIGIONIERO CHE INCISE SIMBOLI MASSONICI E ALCHEMICI. SONO LE TORMENTATE CRONACHE CHE SI AGGIRAVANO A NARNI(A), IN UMBRIA. In provincia di Terni si trova la città medievale chiamata Narni (Narnia in latino), il cui nome ha dato vita al romanzo “Le Cronache di Narnia. Il leone, la strega e l’armadio” scritto da C.S. Lewis. Questo incantevole borgo ha più di 2000 anni e faceva parte dell’impero romano anche se, dai ritrovamenti in località Molino di Passatore e quelli nella Grotta dei Cocci, si suppone che la zona fosse già abitata in età preistorica e poi in quella del Bronzo. Per entrare in questo mondo fatato si deve attraversare la Porta delle Arvolte e dopo è possibile ammirare il centro storico con i suoi palazzi medievali e reperti storici ben conservati, tra cui: la Rocca Albornoz; la Cattedrale di San Giovenale; Palazzo e Piazza dei Priori; Museo Eroli e l’antico complesso del Convento di San Domenico dal quale è possibile accedere ai sotterranei! In quest’ultima parte si può ammirare un impianto romano con acquedotto chiamato Cisterna del Lacus, una grande sala dove avvenivano gli interrogatori del Tribunale dell’Inquisizione (Stanza dei Tormenti) e una cella ricca di graffiti realizzati dai reclusi. In particolare, il prigioniero Giuseppe Andrea Lombardini, caporale delle Guardie del Sant’Uffizio di Spoleto, trascorse nella cella circa 90 giorni (tra il 1759 e il 1760) e tappezzò le pareti e il soffitto di incisioni, disegni, simboli, scritte e lettere, riconducibili alla massoneria e all’alchimia. Il detenuto realizzò su quei muri un racconto spirituale, un percorso intimo e simbolico che, ai nostri occhi, giunge come un’opera d’arte “magica”. La leggenda vuole, inoltre, che il suo fantasma aleggi ancora nella cella e nei sotterranei. Infine, a poca distanza dal borgo, è possibile visitare anche le Mole di Narni, a ridosso delle Gole del Nera, vicino a Stifone. Nella stretta valle in cui scorre il fiume si è creata una piscina naturale dalle stupende sfumature turchesi e smeraldo. Ma attenzione a immergersi perché si corre il rischio di essere inondati dall’acqua rilasciata dalla centrale idroelettrica vicina.

STRAVAGANZE POST MORTEM SI MANIFESTANO IN GIAPPONE: SONO LE TOMBE A FORMA DI BUCO DI SERRATURA, UNO DEI MODI CHE PERMETTEVA AGLI IMPERATORI DI “ANDARE” NELL’ALDILA’. Nel periodo Kofun, tra la metà del III e il IV secolo d.C., si sviluppò una “moda” in ambito funerario, ossia quella di seppellire i membri della nobiltà giapponese in grandi tumuli chiamati “kofun”. Questi ultimi hanno assunto varie forme nel corso del tempo, come quelle circolari, rettangolari e quadrate. Ma quella più sorprendente è la conformazione somigliante a un buco di una serratura (zempo koen) rappresentato con un cerchio sopra ad un trapezio. In particolare l’ingresso avveniva tramite un pozzo verticale o un corridoio orizzontale che conduceva alla camera funeraria in genere di forma circolare. La parte anteriore, invece, era orientata verso il Sole nascente, poiché gli imperatori collegavano i tumuli all'origine mitica della loro dinastia. Di solito l’intera struttura era circondata da pozzi d'acqua o fossati per demarcare il limite tra mondo dei vivi e mondo dei morti. Mentre il corredo dei defunti comprendeva oggetti a loro cari, come le statuette in terracotta “haniwa” che venivano schierati per poter proteggere e delimitare l'area sacra. Ma fra alcune di queste grandi sepolture come il Tomio Maruyama Kofun, sull’isola di Honshu, è stato rinvenuto un reperto da record. Accanto a una bara in legno lunga 5 metri e ad un grande specchio, è stata rinvenuta una spada realizzata in bronzo, lunga 2,37 metri e larga 6 centimetri. La sua lama non è dritta ma ha un profilo sinuoso mentre le sue dimensioni e la sua forma peculiare hanno fatto capire agli studiosi che si trattava di un’arma da parata o processionale, non da combattimento. Rimane da capire perché alcuni tumuli li abbiano realizzati a buco di serratura. Alcuni studiosi sostengono che sia un’elaborazione giapponese delle tombe-palazzo della dinastia coreana Han (I° secolo d.C.). Per altri si tratterebbe di un’evoluzione dei tumuli risalenti al periodo Yayoi ossia un’epoca che precede quella Kofun. Queste tombe erano circondate da fossati e venivano chiamate “tombe quadrate a sommità piatta” ed erano diffuse nel Kinai, divenuto poi il luogo centrale delle tombe a serratura.

NON FERMARTI, NON TOCCARE E NON ANNUSARE! STAI PER ENTRARE NEL POISON GARDEN, IN INGHILTERRA, IL GIARDINO PIU’ PERICOLOSO DEL MONDO CHE OSPITA PIANTE ASSASSINE! Nel 1995 Jane Percy divenne la duchessa della contea di Northumberland, ubicata nel nord dell’Inghilterra, acquisendo sia il castello di Alnwick (1096 d.C.) famoso per le riprese del film di Harry Potter, sia il giardino (1750) a cui è annesso. Per quest’ultima parte dell’eredità, il marito della duchessa le chiese di prendersene cura poiché da tempo era in stato di abbandono. Lei accettò la proposta ma lo fece in modo decisamente particolare. Al ritorno dal suo viaggio in Italia, Jane ispirata dal leggendario giardino dei veleni di Padova della famiglia de’ Medici, decise che avrebbe costruito il giardino più mortale del mondo, chiamandolo: Poison Garden. Fondato nel 2005, il suo ingresso è caratterizzato da un cancello di ferro nero decorato con teschi, ossa incrociate e una scritta che dice: "Queste piante possono uccidere". Un avvertimento serio poiché il terreno presente dietro a queste sbarre, ospita un giardino pieno di piante tossiche, inebrianti e narcotiche. In questa parte dell’area ce ne sono più di cento varietà. Vediamo alcuni esempi. L'aconito, o luparia o strozzalupi, contiene aconitina e la sua tossicità era nota fin dai tempi di Omero. Esso può intossicare un intero villaggio mettendo le sue radici in un pozzo. La brugmansia contiene alcaloidi ed è un incredibile afrodisiaco che veniva usato di solito nell'Inghilterra vittoriana da alcune ragazze. In particolare ne estraevano il polline e poi lo aggiungevano al loro tè per indurre allucinazioni simili a quelle dell’LSD. In quantità eccessive può essere mortale. L'elleboro, o la rosa di Natale, contiene la cardiotossina e la sua linfa è un forte irritante per la pelle. Il maggiociondolo contiene citisina e, se consumato in eccesso, provoca sonnolenza, vomito e coma. In passato era considerato una pianta magica. Il rododendro non avvelena solo gli esseri umani e i cani ma anche il terreno, facendo sì che in quella zona cresca solo la sua specie. In definitiva il Poison Garden è diventata un’attrazione turistica capace di attirare circa 600.000 turisti all’anno.

ARROCCATA SU UNO SPERONE DI ROCCIA A STRAPIOMBO SULLA VALLE DEL TREJA, A VITERBO, SORGE CALCATA: UN PICCOLO BORGO MEDIEVALE I CUI SOTTERRANEI NASCONDEVANO RITUALI DI STREGONERIA. Conosciuta con il suggestivo soprannome di “borgo delle streghe”, Calcata è un piccolo paese della Tuscia, in provincia di Viterbo che domina tutta la Valle del Treja. A causa della sua ubicazione, nel 1935 la roccia su cui poggia la parte vecchia del borgo fu ritenuta poco sicura e, per questo motivo, gli abitanti lasciarono le loro case per trasferirsi nella vicina Calcata nuova. Negli anni Sessanta del secolo scorso, però, alcune perizie hanno attestato la solidità della rupe. Per accedere al centro storico si entra da un’unica porta che si apre sulle mura e, oltrepassandola, sembra di fare all’improvviso un salto all’indietro nel tempo. Nello specifico si arriva a una piazzetta ornata da tre curiosi “troni” di tufo, dove si affacciano i due monumenti del paese: il Castello dell’Anguillara e la Chiesa del SS. Nome di Gesù. Da lì si snodano le viuzze del paese, dove le case si alternano alle botteghe degli artisti allestite in buie cantine, che rendono l’atmosfera del posto particolarmente fiabesca. A proposito di fiabe si dice anche che il sottosuolo di Calcata sia ricco di antiche energie e che nelle giornate molto ventose si possa udire il canto delle streghe e avvistare i loro famigli preferiti: ossia i gatti! Si narra, quindi, che questo antico borgo fosse stato in passato testimone di antichi riti magici, legati a culti astrali e compiuti anche nelle numerose grotte sotterranee. Non a caso, non troppo distante da Calcata, si scorgono i resti del tempio falisco “Monte li Santi”, che conferma ancora oggi la forte propensione verso il culto degli Dei. Esso è posto nel Parco Regionale Valle del Treja mentre nel complesso del Monte Gelato, ci sono ancora tracce di resti preistorici, di una villa romana del I secolo a.C., di un insediamento agricolo del VIII secolo d.C. e di un mulino ad acqua realizzato nell’Ottocento. Quindi Calcata e dintorni offrono uno spettacolo magico e non c’è da stupirsi che sia una delle mete predilette per trascorrere la notte di Halloween.

NELL’OSCURITA’ DELLE NOTTI ESTIVE, MILIONI DI STELLE BRILLANTI “NUOTANO” NEI MARI CRISTALLINI. È IL FENOMENO DELLA BIOLUMINESCENZA ATTIVATO DA UN MECCANISMO “QUASI DEMONIACO”. Sparse per il mondo ci sono delle spiagge che offrono uno spettacolo davvero straordinario caratterizzato da milioni di piccole stelle blu che illuminano l’acqua cristallina del mare. Ebbene non è una scena di un film di fantascienza bensì il cosiddetto fenomeno della bioluminescenza. In particolare, nelle onde marine ci sono delle alghe che prendono il nome di Noctiluca scintillans o scintillii di mare ossia fitoplancton che trasforma l’energia chimica in energia luminosa. Il meccanismo è dovuto dall’ossidazione di piccole molecole, chiamate LUCIFERINE (in latino lucifer: “portatore/portatrice di luce”) catalizzate da specifici enzimi: luciferasi e fotoproteine. I motivi per cui si attiva possono essere moltissimi tra cui ad esempio: per attirare una preda o per confonderla; se disturbato; per difendersi da potenziali predatori; per nascondersi meglio nell’ambiente circostante; per attaccare oppure per comunicare. Questo tipo di plancton è presente in tutte le acque, ma le concentrazioni variano con le stagioni e i luoghi, aumentando soprattutto d’estate. Ma dove possiamo osservare questo fenomeno? Ad esempio tra le acque del fiume Derwent in Tasmania (Australia) dove ospitano una fioritura di Noctiluca scintillans, anche noto come "fuoco di mare". Di giorno questa forma gelatinosa di fitoplancton tinge le acque di rosso mentre di notte, se disturbato dalla scia di una barca o da un banco di pesci, si "accende" di bagliori azzurri; Oppure a Vaadhoo (Maldive) le cui onde del mare si trasformano in un lembo di cielo stellato ma anche Mission Bay (California); Zeebrugge (Belgio); Norfolk (Gran Bretagna); Porto Selvaggio (Puglia), ecc. La bioluminescenza non è solo materia marina ma è anche sulla terraferma come nelle grotte di Waitomo Glowworm, in Nuova Zelanda, all’interno delle quali vi abita una popolazione di insetti, detti Arachnocampa, o anche GLOW-WORM, perché hanno la caratteristica di essere luminescenti come le lucciole. Uno scenario magico che diventa ancora più brillante quando queste larve hanno fame poiché, per attirare le loro prede, diventano più luminose!

TRA LE SABBIE DEL DESERTO DI CHIHUAHUA, IN MESSICO, A 300 METRI DI PROFONDITA’, GIACE LA GROTTA DEI CRISTALLI: UN LUOGO DAL FASCINO LUNARE MA DALLE TEMPERATURE INFERNALI. Poco distante dal villaggio minerario di Naica, nel pieno deserto dello stato di Chihuahua, in Messico, vi è la famosa Grotta dei Cristalli (Cueva de los Cristales) conosciuta per le sue splendide formazioni cristalline che le regalano uno scenario degno dei primi film di Superman! Il primo ritrovamento risale al 1910, ossia quando venne aperta la cosiddetta Grotta delle Spade (Cueva de las Espadas), ubicata a circa 120 metri di profondità, che custodiva cristalli lunghi più di 2 metri. In seguito nel 2000 scoprirono la seconda grotta di dimensioni più grandi detta appunto Grotta dei Cristalli, situata a 300 metri di profondità e probabilmente risalente a 26 milioni di anni fa. Come già anticipato, quest’ultima è adornata da enormi cristalli prismatici che si incastrano l’uno con l’altro creando un ambiente estremamente affascinante. Essi sono fatti di selenite ossia un tipo di gesso traslucido, detto anche “pietra di luna” perché ricorda appunto la luminosità lunare. Possono misurare fino a 11 metri di lunghezza e 2 metri di diametro, e pesare anche 50 tonnellate! Tutto sorprendente se non fosse che le condizioni all’interno della grotta sono infernali; impossibili per la sopravvivenza umana. Infatti, le temperature oscillano tra i 48° e i 60°C con un’umidità prossima al 100%! Per questo motivo gli studiosi che svolgono il lavoro di esplorazione all’interno della cavità sono costretti a indossare speciali tute “condizionate” munite di respiratori, molto simili a quelle spaziali, che permettono la permanenza per almeno un'ora. Nonostante il clima sia ostile, una recente ricerca ha rivelato il ritrovamento di batteri, in grado di vivere in condizioni ambientali estreme, rimasti intrappolate in questi giganteschi cristalli da almeno 50 mila anni. Da come si può capire la Grotta di Naica non è una meta turistica ma ci fa capire che anche in un luogo estremamente inospitale ci può essere comunque la vita.

“GIU’ LA MASCHERA E RIVELACI LA TUA VERA IDENTITA’!” IL MISTERO DELLA MASCHERA DI AGAMENNONE SCOPERTA A MICENE (GRECIA) I CUI BAFFETTI ALL’INSU’ RICORDANO “UN PO’ TROPPO” LO STILE BELLE EPOQUE. Come una gazza ladra attirata dagli oggetti luccicanti, anch’io sono stata attirata dalla brillante, dorata, ma soprattutto “ben conservata”, Maschera di Agamennone. Tale manufatto fu scoperto dal tedesco Heinrich Schliemann, autodidatta e appassionato cultore di archeologia, che investì il suo patrimonio per rintracciare sul terreno i resti delle città citate dal poeta greco Omero. Tra le varie avventure che intraprese, nel 1874 andò a scavare sul sito dell’antica Micene e nel 1879 trovò una serie di tombe con un grandioso corredo funebre. In particolare vi furono maschere funerarie in oro che ricoprivano dei teschi e tra questi, secondo Schliemann, quella di Agamennone, il mitico re degli Achei protagonista della Guerra di Troia. L’oggetto in questione è composto da una lamina d’oro con rilievi a sbalzo. Esso raffigura un uomo anziano con baffi e barba i cui occhi sono chiusi e le orecchie sono in posizione frontale. La parte superiore del viso termina con il bordo della lamina leggermente curvo che denota un uomo privo di capelli. I dettagli realizzati non sono naturalistici ma creati con gusto decorativo. D’altro canto il filologo classico William M. Calder III, esaminando le descrizioni riportate nei quaderni di Schliemann, aveva trovato molte imprecisioni e notizie false forse per gonfiare l’importanza delle sue scoperte. Ad esempio i reperti come: elmi, gioielli e maschere funerarie, dovrebbero risalire fra il 1550 e il 1500 a.C., ossia secoli prima rispetto a quelli descritti dal poeta Omero. Mentre per quanto riguarda la cosiddetta Maschera di Agamennone si sospetta che sia stata forgiata da qualche orafo e messa da Schliemann all’interno delle tombe reali di Micene. Infatti, la maschera raffigurerebbe lo stesso scopritore da giovane, con i suoi inconfondibili baffetti all’insù che ricordano non tanto le acconciature dei tempi della Grecia micenea, ma quelli in stile Belle Époque. Nonostante le perplessità, ancora oggi non sappiamo se questo reperto sia falso o autentico.

UN MISTERIOSO EVENTO DAL FASCINO APOCALITTICO SI SCAGLIA INESORABILMENTE SUL NOSTRO PIANETA! È L’INSOLITA PIOGGIA DEI PESCI…APPARTENENTI TUTTI ALLA STESSA SPECIE. Si tratta di un fenomeno meteorologico raro, segnalato in tutto il mondo per secoli, ma che nemmeno la comunità scientifica sa esattamente quale sia il meccanismo fisico che lo rende possibile. Tra i casi più famosi possiamo riportare, ad esempio, quello di Yoro, una città di Honduras dove l’insolita pioggia viene anticipata da nubi nere e dense, seguite da tuoni e fulmini. I pesci che cadono dal cielo non provengono dalle acque di questo luogo ma da una zona di acqua dolce. Oppure lo stesso fenomeno è capitato a Lajamanu, una comunità in Australia o a Texarkana, una città del Texas. Ma perché succede questo? Fino ad oggi ci sono due teorie a cui possiamo affidarci: 1. per il meteorologo Phillis Engelbert queste manifestazioni possono accadere a causa delle trombe marine che partono dalla terraferma, si spostano poi sul mare, mantenendo una velocità di rotazione fino a 160 km/h. Un vortice talmente potente che riuscirebbe a risucchiare sia l’acqua sia le creature presenti in essa. In seguito, quando il tornado perde energia, questa quantità di pesci verrebbe rilasciata causando una “pioggia" di animali acquatici; 2. mentre il professor Horsley sostiene che la causa principale sono le correnti ascensionali ossia un movimento d'aria causato da una massa di aria umida ad alta pressione che sale verso un'area più fredda a bassa pressione. Durante le tempeste queste correnti possono raggiungere i 100 km/h circa e quelle di maggiore intensità sarebbero capaci di sollevare animali marini di piccola dimensione. Rispetto alle due teorie però ancora oggi non si spiega il motivo per cui questi pesci, ma anche altri animaletti, che cadono dal cielo siano tutti dello stesso “tipo”! Se una corrente o una tromba d’aria risucchiasse delle creature marine, anche se di piccole dimensioni, queste ultime sarebbero comunque di diversa “specie” e non il contrario! Anche se per questo insolito fenomeno ci sono numerose teorie, ancora oggi non è possibile capire il corretto meccanismo di formazione!

SULL’ISOLA DI NUKU HIVA, IN POLINESIA, TRA LUSSUREGGIANTI MONTAGNE AVVOLTE DALLE CALDE ACQUE OCEANICHE, SI “MOSTRANO” STRANE STATUE CHE SOMIGLIANO AI RETTILIANI. Le misteriose statue si trovano nel sito cerimoniale di Temehea Tohua, sull’isola di Nuku Hiva, nell’arcipelago delle Marchesi, in Polinesia Francese. Gli europei hanno raggiunto questo luogo solo nell’ultimo decennio del XXVI secolo ma, secondo alcuni studi recenti, i primi coloni sono giunti da Samoa circa 2 mila anni fa. Le statue, costruite tra l'XI e il XIV secolo con pietra, legno o ossa umane, raffigurano creature dall’aspetto bizzarro: hanno una sagoma umanoide, una grande testa con occhi enormi, arti corti e un corpo sproporzionato. Per alcuni studiosi questi reperti sono stati realizzati da scultori che hanno provato, a loro modo, a riprodurre antiche divinità. Mentre alcuni sostenitori della Teoria degli antichi astronauti credono che le antiche popolazioni potrebbero essere entrate in contatto con esseri di altri mondi e li abbiano raffigurati attraverso queste insolite statue. Nello specifico si tratterebbe della razza dei Rettiliani, capaci di prendere forma umana allo scopo di controllare la Terra e manipolare la società. A prescindere che si tratti o meno di alieni, è da tener presente che nella mitologia e nel folclore di varie culture, troviamo numerosi esempi di zoomorfismo come nella religione egizia (Anubi), in quella indiana (Ganesha) o in quella greca (Minotauro). Altrettanto numerosi sono anche quei reperti che rappresentano uomini rettile o uomini serpente. Ma perché proprio i rettili? Forse perché hanno da sempre suscitato nell’uomo: fascino, disgusto, paura e potere; dando origine a creature spaventose e dominanti. In definitiva: il fatto che ancora oggi non abbiamo informazioni sufficienti per capire cosa siano le statue di Temehea Tohua, il loro significato e chi le ha costruite, non ci dà il diritto di fornire delle conferme. Purtroppo non c’è un’altra campana che dica la sua… Non c’è quel popolo antico che ci svela il mistero.

BENVENUTI NELLA ZONA DEL SILENZIO (IN MESSICO): LA MISTERIOSA AREA DESERTICA DOVE CELLULARI, RADIO E BUSSOLE SMETTONO DI FUNZIONARE…MA SARA’ VERAMENTE COSI’? A nord del Messico si trova un’area desertica molto singolare, chiamata Zona del Silenzio. Essa è situata tra gli stati di Durango, Coahuila e Chihuahua, nell’attuale "Reserva de la Biosfera de Mapimi”. Tale area, nell’era Cenozoica, era completamente sommersa dal mare di Thetis e questa peculiarità è dimostrata dalle tracce rinvenute di conchiglie e fossili marini. Essa è stata anche testimone dell’impatto sulla Terra di ben tre meteoriti (due perfino nello stesso punto), tra cui “Allende”, caduto nel 1969, considerato uno dei meteoriti più antichi. All’interno di questa “capsula del tempo”, infatti, sono racchiusi alcuni piccoli agglomerati di calcio e alluminio (detti CAI: calcium-aluminium-rich inclusions), che potrebbero risalire alla nascita del nostro Sistema Solare, ossia 4,5 miliardi di anni fa. Ma quello che rende questa zona particolare è ciò che accadde nel luglio del 1970 quando l'US Air Force ha lanciato dal Green River Launch Complex nello Utah, il razzo ATHENA V-123-D che trasportava due piccoli contenitori di cobalto 57, un elemento radioattivo. Esso doveva dirigersi verso il campo missilistico White Sands nel New Mexico, ma andò a schiantarsi proprio nella zona desertica del Mapimí. Diverse settimane dopo un gruppo di locali trovò il relitto che fu portato via assieme ad una piccola quantità di terreno contaminato. A seguito dell'operazione di recupero dell'Aeronautica americana, alcune persone iniziarono ad affermare di aver avuto strane anomalie magnetiche che impediva loro di usare cellulari, radio o bussole. Per questo motivo l’area desertica fu chiamata la Zona del Silenzio poiché pare che, tutt’ora, metta fuori uso il funzionamento di alcuni dispositivi. D’altro canto gli scienziati hanno più volte dimostrato che bussole e apparecchiature di comunicazione funzionano correttamente all'interno della zona. È probabile che la leggenda venga utilizzata per promuovere il turismo nel territorio.

 

UN MISTERIOSO MINERALE FU SCOPERTO NEL 1990 IN SIERRA LEONE, IN AFRICA: È LA SKYSTONE UNA PIETRA PROVENIENTE DAL CIELO, DI COLORE BLU, MOLTO LEGGERA CHE SEMBRA FATTA DI MATERIALE SINTETICO. Nel 1990 Angelo Pitoni, geologo per la Fao, botanico e agronomo dilettante, scopritore di miniere di smeraldi ed esperto di lapislazzuli, fu in Sierra Leone, nell’Africa occidentale, per valutare la consistenza di alcuni giacimenti di diamanti. In questo luogo lo studioso fece una singolare scoperta: egli trovò una pietra di colore bluastro con sottili linee bianche sulla sua superficie, simili a sottili “nuvole”, leggera per le sue dimensioni. Secondo le leggende locali si narra che una antica civiltà di angeli era talmente corrotta che Allah fece precipitare sulla Terra: questi ultimi, la volta celeste e le stelle, tra cui una pietra azzurro cielo. Il racconto sembrava essere la versione africana del misterioso “Libro di Enoch” che, agli occhi dei nativi, spiega solo il motivo per cui la zona è ricca di minerali e diamanti. Così dopo che il geologo riuscì a prelevare alcuni campioni della pietra, li inviò per farli analizzare dall’università di Ginevra, di Roma, di Utrecht, di Tokyo e di Freiberg. Per Pitoni, dai risultati emersi, la pietra azzurra non dovrebbe esiste in natura. La sua composizione è oltre il 77% di ossigeno mentre la restante percentuale è divisa tra carbonio, silicio, calcio, sodio e fa pensare ad un prodotto sintetico, non ad una pietra. Quanto alla datazione, si ritiene che il composto organico presente nella pietra, sia compreso tra 15.000 e 55.000 anni. L’archeologo dottor Roberto Volterri ha effettuato delle analisi su tale campione mediante il Microscopio Elettronico a Scansione (SEM), collegato all’apparato per Microanalisi a Dispersione di Energia (EDS). I risultati non sono del tutto coincidenti con quelli riportati in rete e rivelano che l’abbondanza di ossigeno (43,35%), è dovuta alla presenza di ossidi vari. Se dunque alcuni ricercatori credono che la pietra blu sia un artefatto proveniente dall’universo, prodotto da una antica civiltà avanzata, allora è possibile proporre anche altre ipotesi; poiché ancora oggi questo minerale rimane un mistero.

TRA LE ARMONIOSE COLLINE DELLA RIVIERA DEL CONERO GIACE CAMERANO: UN ANTICO BORGO CHE NASCONDE UNA “CITTA’ SOTTERRANEA”, DOVE SI SVOLGEVANO RITI PAGANI, TEMPLARI E MASSONICI. In provincia di Ancona, vi è un borgo incastonato tra le colline della Riviera del Conero chiamato Camerano il cui nome significa “camerone, grande camera, grotta”. Infatti sotto di esso si trovano le affascinanti Grotte di Camerano la cui origine si pensa che risalga tra il VII e il IV millennio a.C., forse abitate dagli antichi Piceni. Esse sono formate da una fitta rete di cunicoli, scavati nel sottosuolo per due chilometri, grazie ai numerosi interventi umani avvenuti nei secoli. Per quanto riguarda il suo utilizzo prima furono usate come rifugio per difendersi dai nemici e dalle calamità naturali e in seguito per svolgere messe cattoliche, riti pagani e massonici. Infine furono utilizzate anche dalla popolazione per difendersi dai bombardamenti della II Guerra Mondiale. Ogni grotta ha il suo nome che deriva dai palazzi ubicati in superficie. Citiamone alcune: 1. Grotta Mancinforte, posizionata a circa venti metri di profondità, da un lato presenta una nicchia con due colonne che potrebbero essere i resti di un altare pagano; 2. Grotta Corraducci, chiamata anche Grotta delle Cospirazioni, ospitava un ipotetico tempio massonico; 3. Grotta Trionfi, nota anche come “tempio del sole e della luna”, ha un’acustica incredibile. Infatti, se ci mettessimo a parlare posizionandoci in corrispondenza del sole, noteremo che le onde sonore si amplificherebbero in ogni parte della grotta; 4. Grotta Ricotti ha un aspetto di chiesa sotterranea, confermato sia dalla tradizione orale locale, sia per la sua ubicazione sotto i resti della chiesa di Sant’Apollinare. Proseguendo lungo questa città sotterranea si possono incontrare simboli massonici, croci e anche stelle ad otto punte, simbolo dei Cavalieri di Malta. Ancora oggi le Grotte di Camerano sono avvolte dal mistero, perché hanno voluto lasciare scarse documentazioni e fonti scritte. È probabile che questo “silenzio” sia dovuto alla necessità di tener nascosti i propri riti segreti e le vie di fuga indispensabili per la propria sopravvivenza.

“NOI SIAMO FIGLI DELLE STELLE”: LA POLVERE DI STELLE PROVENIENTE ANCHE DA GALASSIE LONTANE È PRESENTE NEL NOSTRO DNA, NELLE OSSA E NEL SANGUE! TUTTO MERITO DEL VENTO GALATTICO. Nell’antica Grecia l’Orfismo l’aveva già detto anticipatamente: una parte della nostra anima è di provenienza celeste. In particolare credevano che quest’ultima provenisse dall’universo, venisse trasportata dai VENTI per poi entrare attraverso il respiro. Ebbene, a prescindere dalle speculazioni filosofiche sull’anima, da un punto di vista scientifico oggi siamo certi che, in un certo senso, siamo “figli delle stelle”! Lo sostenne anche il famoso astronomo Carl Sagan, nel suo libro “Contatto cosmico”, che gli esseri umani e l’ambiente circostante sono fatti di una materia straordinaria: la polvere di stelle, proveniente da galassie anche molto lontane. Ad esempio: il carbonio e l’azoto sono nel nostro DNA; il calcio e il fosforo nelle OSSA e negli alimenti; il ferro nel nostro SANGUE e nel nucleo della Terra. Inoltre, all’interno del nostro corpo, sono presenti alcuni elementi che risalgono alle prime fasi della storia dell’Universo, come: l’idrogeno, l’elio e il litio; atomi prodotti dalla morte di piccole stelle, simili al nostro Sole, che furono dispersi sotto forma di nubi di gas ossia di nebulose planetarie; infine vi è una piccola parte derivante dall’esplosione di nane bianche. Ma come hanno fatto le stelle ad arrivare sino a noi, considerando che provengono anche fuori dalla nostra galassia? Per rispondere a questa domanda i ricercatori della Northwestern University hanno utilizzato un computer simulando l’ambiente intergalattico. Le simulazioni effettuate hanno mostrato che le esplosioni di SUPERNOVA, all’interno delle galassie, espellono enormi quantità di gas, provocando il trasporto di atomi da una galassia all’altra mediante potenti VENTI GALATTICI. In particolare, grazie a questi ultimi, è possibile diffondere il materiale a migliaia di chilometri al secondo e per miliardi di anni, portando nuovo materiale nelle galassie e favorendo quindi la formazione stellare.

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