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Alcune parti del mio prossimo saggio “Indagine alle Storie di Fantasmi”

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“L'AFFASCINANTE SFIDA ALLA MORTALITÀ: LE ANTICHE TECNICHE DELLA MUMMIFICAZIONE E LE FORMULE MAGICHE PRONUNCIATE DAL 'DIO ANUBI'. Prima che venisse sviluppata la tecnica della mummificazione, gli antichi Egizi avvolgevano i loro morti in una stuoia o in una pelle di animale e li seppellivano nella sabbia. Grazie al calore e al vento del deserto i cadaveri si disidratavano prima della decomposizione. Solo in seguito gli Egizi vollero riprodurre artificialmente questo processo naturale. L'imbalsamazione richiedeva circa 70 giorni e veniva eseguita prima sulle rive del Nilo, in zone ariose e dopo i cadaveri venivano portati nelle sale di imbalsamazione. A questo punto intervenivano i sacerdoti che eseguivano dei riti religiosi per proteggere il morto, come recitare formule magiche e infilare tra le bende circa 87 amuleti, tra cui quello più importante è l'Occhio di HORUS. Durante il processo di imbalsamazione essi indossavano maschere che riproducevano il dio ANUBI, il dio dei Morti, mentre usavano strumenti come uncini di bronzo, pinzette, cucchiai, aghi e punteruoli biforcuti, per aprire, svuotare e richiudere il corpo. Secondo le credenze egizie, grazie a questa tecnica, il corpo del defunto veniva considerato come rifugio fisico per l'anima e ricollocato nella dimensione dei vivi per milioni di anni."

 

“THE FASCINATING CHALLENGE TO MORTALITY: THE ANCIENT TECHNIQUES OF MUMMIFICATION AND THE MAGICAL FORMULAS PRONOUNCED BY THE 'GOD ANUBI'. Before the mummification technique was developed, the ancient Egyptians wrapped their dead in a mat or animal skin and buried them in the sand. Thanks to the heat and the desert wind, the corpses dehydrated before decomposition. Only later did the Egyptians artificially reproduce this natural process. The embalming required about 70 days and was performed first on the banks of the Nile, in airy zones and then the corpses were taken to the embalming rooms. At this point the priests intervened who performed religious rites to protect the dead, how to recite magic formulas and tuck between bandages about 87 amulets, among which the most important is the Eye of HORUS. During the embalming process they wore masks that reproduced the god ANUBI, the god of the Dead, while using tools such as bronze hooks, tweezers, spoons, needles and forked awls, to open, empty and to close the body. According to Egyptian beliefs, thanks to this technique, the body of the deceased was considered as a physical refuge for the soul and relocated to the dimension of the living for millions of years."

“EGLI VOLLE IL TRONO DI DIO, EGLI VOLLE ESSERE SIMILE A DIO E APPROPRIARSI DEL SUO COMPITO DI REGNARE L’UNIVERSO.” ECCO COME SATANA DA SEMPLICE SOSTANTIVO DIVENNE UN’ENTITA’ CON UNA PERSONALITA’. La parola ebraica sāṭān significa “opporre”, “ostacolare”, “accusare” ed appare nel Vecchio Testamento come un sostantivo comune riferito ad un avversario umano. Ad esempio, in un antico passo biblico (Numeri 22, 22-35) un angelo di Dio bloccò la strada sulla quale l’indovino Balaam stava viaggiando a cavallo di un’asina e, nel testo, per il suo ostacolare, fu descritto come un satan. Qui, per la prima volta un essere soprannaturale venne chiamato un satan, anche se il significato del termine era ancora un sostantivo comune. L’angelo non era un’entità chiamata satana ma, in questa circostanza, era semplicemente una creatura che ostruiva la strada. In seguito, però, il sostantivo divenne un nome proprio, dotato di una sua personalità con la funzione di accusare gli esseri umani, di opporsi e di recar loro danno. Egli faceva ancora parte della corte celeste e non agiva senza il consenso e il volere di Dio. Satana non agiva semplicemente per conto del Signore ma cerca di convincerlo a far del male e lo possiamo vedere in Zaccaria nell’Antico Testamento (3,1-2). Per quanto riguarda invece la separazione tra il Diavolo e il Signore era presente nel famoso episodio descritto in maniera simbolica in Isaia (14,12-15) e in Ezechiele (28,12-19), ossia quando Satana cadde dal cielo. In questi testi si descriveva Satana come il più bello degli angeli anche se venne chiamato con un altro nome: Lucifero che significa “stella del mattino” o “stella scintillante”. Ma questo essere soprannaturale non si accontentava della sua posizione, ossia di servo di Dio ma desiderava “togliere” il Signore dal suo trono, essere simile a lui e appropriarsi del compito di regnare l’universo. Così, a causa della sua arroganza, invidia e vanità, Satana fu scacciato da Dio precipitando nello Sheol, il regno dei morti situato nel “cuore della terra”. Ed ecco che questo conflitto etico portò i due ad una forte contrapposizione dove ognuno possiede il suo regno: quello della Luce ossia del Signore e quello delle Tenebre a Satana.

“HE WANTED THE THRONE OF GOD, HE WANTED TO BE LIKE GOD AND TO TAKE HIS TASK OF RULEING THE UNIVERSE.” THIS IS HOW SATAN FROM A SIMPLE NOUN BECAME AN ENTITY WITH A PERSONALITY. The Hebrew word sāṭān means “to oppose”, “to hinder”, “to accuse” and appears in the Old Testament as a common noun referring to a human adversary. For example, in an ancient biblical passage (Numbers 22, 22-35) an angel of God blocked the road on which the soothsayer Balaam was traveling on a donkey and, in the text, for his obstruction, he was described as a satan. Here, for the first time a supernatural being was called a satan, although the meaning of the term was still a common noun. The angel was not an entity called Satan but, in this circumstance, was simply a creature blocking the way. Later, however, the noun became a proper noun, endowed with its own personality with the function of accusing human beings, opposing them and harming them. He was still part of the heavenly court and did not act without the consent and will of God. Satan did not simply act on behalf of the Lord but tries to convince him to do evil and we can see this in Zechariah in the Old Testament (3,1- 2). As regards the clear separation between the Devil and the Lord, it is present in the famous episode described symbolically in Isaiah (14.12-15) and in Ezekiel (28.12-19), i.e. when Satan fell from heaven. In these texts Satan was described as the most beautiful of the angels although he is called by another name: Lucifer which means "morning star" or "sparkling star". But this supernatural being was not satisfied with his position, that is, as a servant of God, but wanted to "remove" the Lord from his throne, be similar to him and take on the task of ruling the universe. Thus, due to his arrogance, envy and vanity, Satan was cast out by the Lord and precipitated into Sheol, the kingdom of the dead located in the "heart of the earth". And so this ethical conflict led the two to a strong opposition where each possesses his own kingdom: that of the Light, that is, the Lord, and that of the Darkness, that of Satan.

STRANE ENERGIE DIVINE SI AGGIRANO NELLA GRECIA ARCAICA: SONO SENZA NOME, SENZA FORMA, IDENTITA’ O CARATTERISTICA. SONO I DEMONI CHE TRACCIANO I SEGNI DEL NOSTRO DESTINO. Il termine demone deriva dal greco δαίμων, dáimōn, che significa “essere divino” ma la forma più antica di questa parola risale al verbo greco δαίομαι, daiomai ossia “dividere”, “spartire in sorte”, “fare porzioni adeguate”. Esso veniva usato sia in contesti pratici tra cui le distribuzioni di armi, di appezzamenti di terra, sia in riferimento a concetti più astratti, quali l’intervento di un Dio che stabiliva il destino di ciascun essere umano. Nell’antica Grecia i demoni fecero la loro comparsa in Omero, nell'Iliade e nell’Odissea, ed apparirono in qualità di segni del destino. Il loro arrivo era considerato un segno imprevedibile di un presagio che poteva portare a qualcosa di buono o di negativo. In alcuni passi della letteratura arcaica, infatti, la parola daimon pare quasi diventare un semplice sinonimo del concetto di destino e per questo il grecista Mario Untersteiner definisce l’originaria forma dei demoni come semplici dispensatori della sorte. Secondo la Grecia arcaica, essi non erano né uomini né divinità, quindi non avevano una forma, un nome o una caratteristica poiché il destino per sua natura era astratto. In origine venivano considerati come pura energia di matrice divina che univa ma anche separava la condizione degli esseri umani da quella divina. Essi potevano essere “avvertiti” dalle persone ma non apparivano poiché non possedevano un’identità. A partire dal VI-V secolo a.C. il rapporto tra la cultura greca e il mondo dei demoni cambiò profondamente. Questo cambiamento lo si poteva notare anche nello sviluppo del teatro e in particolare nella tragedia che si popolava di demoni. Essi divennero modelli più concreti, più oscuri che spesso simboleggiavano qualcosa di negativo, come un ostacolo, una maledizione o un destino inatteso. In definitiva il concetto di demone potrebbe essere nato dalla necessità degli esseri umani di creare una “categoria” del sacro, utile a dare una forma a quella angoscia esistenziale che sorge all’imprevedibilità del destino.

STRANGE DIVINE ENERGIES ARE WANDER AROUND IN ARCHAIC GREECE: THEY ARE WITHOUT NAME, WITHOUT FORM, IDENTITY OR CHARACTERISTIC. THEY ARE THE DEMONS WHO TRACE THE SIGNS OF OUR DESTINY. The term demon derives from the Greek δαίμων, dáimōn, which means "divine being" but the most ancient form of this word dates back to the Greek verb δαίομαι, daiomai meaning "to divide", "to divide", "to make adequate portions". It was used both in practical contexts including the distribution of weapons and plots of land, and in reference to more abstract concepts, such as the intervention of a God who established the destiny of each human being. In ancient Greece, demons made their appearance in Homer, the Iliad and the Odyssey, and appeared as signs of destiny. Their arrival was considered an unpredictable sign of an omen that could lead to something good or bad. In some passages of archaic literature, in fact, the word daimon almost seems to become a simple synonym of the concept of destiny and for this reason the Greek scholar Mario Untersteiner defines the original form of demons as simple dispensers of fate. According to archaic Greece, they were neither men nor divinities, therefore they did not have a form, a name or a characteristic since destiny by its nature was abstract. Originally they were considered as pure energy of a divine matrix that united but also separated the condition of human beings from the divine one. They could be "sensed" by people but did not appear because they did not possess an identity. Starting from the 6th-5th century BC. the relationship between Greek culture and the world of demons changed profoundly. This change could also be seen in the development of the theater and in particular in tragedy which was populated with demons. They became more concrete, darker patterns that often symbolized something negative, such as an obstacle, a curse, or an unexpected fate. Ultimately, the concept of the demon could have arisen from the need of human beings to create a "category" of the sacred, useful for giving a shape to that existential anguish that arises from the unpredictability of destiny.

DALL’UNIONE DI DUE ANTICHE CREDENZE, DOVE L’ANIMA È IN CONFLITTO CON IL CORPO E IL DIO DELLA LUCE IN LOTTA CON IL DIO DELLE TENEBRE, ECCO PERCHE’ TENDIAMO A DIVIDERE LA REALTA’ IN ciò CHE È BENE DA ciò CHE È MALE. La separazione tra due principi inconciliabili e opposti, come il bene e il male, iniziò ad apparire in Grecia già nel VI secolo a.C. con l’Orfismo nel mito centrale di Dioniso e dei Titani. In particolare si raccontò che i Titani, invidiosi della felicità del figlio di Zeus, ossia del Dio fanciullo Dioniso, decisero di distrarlo con uno specchio, per catturarlo e ucciderlo. Rispetto al tragico gesto, del bambino di salvò solamente il suo cuore grazie ad Atena, la quale poi lo consegnò ancora palpitante a Zeus. Quest’ultimo, per punizione verso i Titani, li folgorò e li incenerì e, dal loro fumo nacque il genere umano. Da questo mito gli orfici trassero delle riflessioni esistenziali sostenendo che nell’uomo coesistevano due componenti: la parte materiale e quella spirituale. In particolare la prima parte corrispondeva al corpo proveniente dai Titani, corruttibile e mortale che teneva imprigionata la parte spirituale, ossia l’anima di Dioniso, immortale, nonché “scintilla divina” destinata a tornare dagli Dei. Queste riflessioni indubbiamente dualiste, sostenute anche da Pitagora e dai suoi seguaci, erano molto diverse da quelle iraniche. Infatti quest'ultima concezione teorica prevedeva la presenza di due essenze, di due principi separati e inconciliabili, tra cui: lo spirito del male, Ahriman, una divinità considerata distruttrice e tormentata, in lotta con Ahura Mazdā, Dio della luce infinita, onniscienza e bontà. Mentre il dualismo orfico ipotizzava il conflitto fra materia e spirito, tra anima che era buona come il Dio Dioniso e il corpo che era cattivo come i Titani. L’interpretazione orfica si sviluppò costantemente per tutto il periodo ellenistico fino a quando fu influenzata dal dualismo iranico, secondo cui la materia e il corpo furono assegnati al regno dello spirito malvagio e l’anima al regno dello spirito buono. A quel punto le due forme di dualismo, orfica e iranica, si unificarono mentre l’idea che il corpo e la carne fossero opera del male cosmico si andava radicando sempre di più nel pensiero ebraico e cristiano.

FROM THE UNION OF TWO ANCIENT BELIEFS, WHERE THE SOUL IS IN CONFLICT WITH THE BODY AND THE GOD OF LIGHT IN FIGHT WITH THE GOD OF DARKNESS, THIS IS WHY WE TEND TO DIVIDE REALITY IN WHAT IS GOOD FROM WHAT IS BAD. The separation between two irreconcilable and opposing principles, such as good and evil, began to appear in Greece as early as the 6th century BC. with Orphism in the central myth of Dionysus and the Titans. In particular, it was said that the Titans, envious of the happiness of the son of Zeus, i.e. the child God Dionysus, decided to distract him with a mirror, to capture and kill him. Compared to the tragic gesture, the child's heart was only saved thanks to Athena, who then handed him over to Zeus while still palpitating. The latter, as punishment towards the Titans, electrocuted them and incinerated them and, from their smoke, the human race was born. From this myth the Orphics drew existential reflections, maintaining that two components coexisted in man: the material and the spiritual part. In particular, the first part corresponded to the body coming from the Titans, corruptible and mortal, which kept the spiritual part imprisoned, i.e. the soul of Dionysus, immortal, as well as a "divine spark" destined to return to the Gods. These undoubtedly dualist reflections, also supported by Pythagoras and his followers, were very different from the Iranian ones. In fact, this last theoretical conception envisaged the presence of two essences, of two separate and irreconcilable principles, including: the spirit of evil, Ahriman, a divinity considered destructive and tormented, fighting with Ahura Mazda, God of infinite light, omniscience and goodness. While Orphic dualism hypothesized the conflict between matter and spirit, between the soul which was good like the God Dionysus and the body which was bad like the Titans. The Orphic interpretation developed steadily throughout the Hellenistic period until it was influenced by Iranian dualism, according to which matter and body were assigned to the realm of the evil spirit and the soul to the realm of the good spirit. At that point the two forms of dualism: the Orphic and the Iranian, were unified while the idea that the body and the flesh were the work of cosmic evil was taking root more and more in Jewish and Christian thought.

DALL’ISTINTO PRIMORDIALE DEGLI ANIMALI AL RAPPRESENTARE GLI SPIRITI MALVAGI CON SEMBIANZE DELLE BESTIE. ECCO PERCHE’ IL DIAVOLO È DIVENTATO UNA DIVINITA’ DALL’ASPETTO CAPRINO. Nell’antica Grecia benché gli Dei e i demoni fossero caratterizzati da elementi minacciosi o distruttivi, non vi era alcun principio del male. Quasi tutti gli Dei mostravano sia la loro natura uranica (celeste) sia ctonia (infernale) anche se spesso, quest’ultima caratteristica, era assimilata più al concetto del male.  Ad esempio Hermes, tra tutti gli Dei uranici, era il più vicino alle divinità ctonie il cui simbolo preferito era il fallo. In particolare nella mitologia egli era un messaggero della corte celeste ma svolgeva anche la funzione di psicopompo, ossia di accompagnatore delle anime dei defunti negli inferi. Suo figlio era Pan, ossia una divinità fallica come il padre, nato irsuto con forme caprine, corna e piedi fessi, rappresentava il desiderio sessuale sia creativo sia distruttivo. Una figura particolare che influenzò in modo rilevante l’immagine di quello che sarà poi il diavolo. Lo possiamo notare nella tradizione medievale secondo cui quest'ultimo veniva spesso descritto in forme animali, dall’aspetto caprino, peloso, con le corna e i piedi fessi. Ma perché era nato questo legame tra il Dio Pan e il diavolo?  Innanzitutto la manifestazione di uno spirito con le sembianze di una bestia (teriomorfismo), in alcune antiche culture, era attribuito ad entità malvagie. Di solito gli animali presi in causa erano ad esempio: la lucertola, il topo, il leone, lo scorpione, il porco, il gatto, il rospo, il cane e il serpente. Ma l’origine della somiglianza tra i due Dei citati pocanzi risiede nell’aver associato il diavolo con le divinità ctonie della fertilità che furono respinte dai cristiani come demoni insieme ad altri Dei pagani, connessi alla sfrenatezza sessuale. Tra l’altro quest’ultima caratteristica non fu accettata né dai Greci poiché sospendeva la ragione e portava con facilità all’eccesso, né dai cristiani perché andava contro la loro vita ascetica. Quindi un Dio della fertilità poteva essere tranquillamente assimilato al principio del male; così come anche il mondo sotterraneo con il sesso e gli inferi. Sono modi come altri per consolidare dei legami.

FROM THE PRIMORDIAL INSTINCT OF ANIMALS TO REPRESENTING EVIL SPIRITS WITH THE LIKENESSES OF BEASTS. THIS IS WHY THE DEVIL HAS BECOME A GOAT-LOOKING DIVINITY. In ancient Greece, even if the Gods and demons were characterized by threatening or destructive elements, there is no principle of evil. Almost all the Gods showed both their uranic (celestial) and chthonic (infernal) natures even if the latter characteristic was often assimilated more to the concept of evil. For example, Hermes, among all the Uranian Gods, was the closest to the chthonic deities whose favorite symbol was the phallus. In particular in mythology he was a messenger of the celestial court but also carried out the function of psychopomp, that is, companion of the souls of the deceased in the underworld. His son was Pan, that is, a phallic deity like his father, born hairy with goat-like shapes, horns and cloven feet, he represented both creative and destructive sexual desire. A particular figure who significantly influenced the image of what would later become the devil. We can see it, for example, in the medieval tradition according to which the devil is often described in animal forms, with a goat-like, hairy appearance, with horns and cloven feet. But why was this bond born between the latter and the God Pan? First of all, the manifestation of a spirit with the appearance of a beast (theriomorphism), in some ancient cultures, was attributed to evil entities. Usually the animals involved were for example: the lizard, the mouse, the lion, the scorpion, the pig, the cat, the toad, the dog and the snake. But the origin of the similarity between the two Gods mentioned above lies in having associated the devil with the chthonic deities of fertility, who were rejected by Christians as demons together with other pagan Gods, connected with sexual wantonness. Among other things, this last characteristic was not accepted either by the Greeks because it suspended reason and easily led to excess, nor by the Christians because it went against their ascetic life. Therefore, a God of fertility could easily be assimilated to the principle of evil; as well as the underworld with sex and the underworld. They are ways like any other to consolidate bonds.

GUARDIANI CHE PROTEGGONO LE REGIONI DELL’ALDILA’, ENTITA’ CHE AGISCONO COME GIUSTIZIERI SULLA TERRA O CHE AIUTANO I DEFUNTI. SONO I “DEMONI” D’EGITTO SIMILI AI NOSTRI FANTASMI MA NÉ BUONI E NÉ CATTIVI. Nella demonologia egizia non esisteva una vera e propria catalogazione delle entità demoniache e per essere più vicini al concetto egiziano di “demoni”, sarebbe più corretto definirli “entità”, ossia presenze spesso invisibili e intangibili, molto simili ai “nostri” fantasmi. Nella gerarchia degli esseri soprannaturali, i demoni erano subordinati agli dei e, per quanto fossero dotati di speciali poteri, questi erano limitati ad un singolo compito e, in alcuni casi, sotto il comando di un Dio. Molti nomi ed epiteti di demoni si riferivano al loro aspetto minaccioso e terrificante, ma non sempre l’aspetto fisico rifletteva una natura maligna o pericolosa. Questi esseri ibridi o mostruosi, pressoché simili alle divinità egizie, potevano anche svolgere una funzione benefica, come ad esempio proteggere i luoghi sacri. In linea di massima queste entità potrebbero essere raggruppate in tre tipologie: i demoni protettivi, chiamati anche i “guardiani”, spesso aggressivi poiché avevano il bisogno di proteggere la loro dimora, come portali, regioni dell’aldilà e luoghi sacri; oltre che aiutare il defunto nell’oltretomba a superare le difficoltà del percorso. I demoni punitivi ossia quelle entità che agivano come esecutori del volere divino e potevano fungere da messaggeri o agenti punitori sulla terra e nell’aldilà; infine i demoni legati a malattie, erano quelle entità in grado di scagliare epidemie, malesseri, tribolazioni agli umani anche senza ordini divini. In generale i demoni non agivano sempre da soli, ma a volte anche in squadre e nelle formule magiche venivano indicati con nomi collettivi, come gruppi di demoni “pescatori”, “massacratori”, “messaggeri”, “malfattori”, ecc. Altro elemento importante per capire la loro natura, era la loro collocazione in precisi spazi, quella che potremmo definire una “geografia demoniaca”. In questo modo, ossia individuando la loro posizione, era possibile capire le loro funzioni e come sconfiggerli.

 

GUARDIANS WHO PROTECT THE REGIONS OF THE AFTERLIFE, ENTITIES WHO ACT AS JUSTICERS ON EARTH OR WHO HELP THE DEAD. THEY ARE THE "DEMONS" OF EGYPT SIMILAR TO OUR GHOSTS BUT NEITHER GOOD NOR BAD. In Egyptian demonology there was no real cataloging of demonic entities and to be closer to the Egyptian concept of "demons", it would be more correct to define them as "entities", i.e. often invisible and intangible presences, very similar to "our" ghosts. In the hierarchy of supernatural beings, demons were subordinate to the gods and, although they were endowed with special powers, these were limited to a single task and, in some cases, under the command of a god. Many names and epithets of demons referred to their menacing and terrifying appearance, but their physical appearance did not always reflect an evil or dangerous nature. These hybrid or monstrous beings, almost similar to Egyptian deities, could also perform a beneficial function, such as protecting sacred places. Broadly speaking, these entities could be grouped into three types: the protective demons, also called the "guardians", often aggressive since they needed to protect their home, such as portals, regions of the afterlife and sacred places; as well as helping the deceased in the afterlife to overcome the difficulties of the journey. Punitive demons, i.e. those entities that acted as executors of divine will and could act as messengers or punitive agents on earth and in the afterlife; demons linked to diseases, were those entities capable of hurling epidemics, illnesses and tribulations on humans even without divine orders. In general the demons did not always act alone, but sometimes also in teams and in the magical formulas they were indicated with collective names, such as groups of demons "fishermen", "slaughterers", "messengers", "evildoers", etc." Another very important element for understanding these entities was their location in specific spaces, what we could define as a "demonic geography". In this way, i.e. by identifying their position, it was possible to understand their functions and how to defeat them.

 

“A VOLTE CI VUOLE IL MALE PER SCACCIARE UN ALTRO MALE”. COME SETH, IL DIO PIU’ VIOLENTO ED ENIGMATICO DELL’ANTICO EGITTO, COMBATTE IL MALE COSMICO PER MANTENERE L’EQUILIBRIO DELLE COSE. Nella cultura egizia gli Dei erano tutte manifestazioni di un unico Dio (Rà), dotati di ambivalenze: a volte erano benigni e a volte maligni. Il principio del male non poteva esistere separatamente da quello del bene, ma era un continuum, un’estensione della manifestazione divina nell’universo vivente che vibrava di divinità. Ad esempio, in una versione mitologica, durante le prime dinastie, gli Dei: Seth e Horus erano venerati insieme e la loro natura gemellare era talvolta rappresentata in un’unica divinità a due teste. Col tempo l’ostilità fra i due si fece sempre più grande e nel periodo ellenistico Seth divenne quasi interamente malvagio, descritto come violento, assassino e prevaricatore. Esso veniva rappresentato in forma umana ma con la testa di un animale di cui ancora oggi non è possibile identificarlo. Seth era, inoltre, chiamato anche “il Rosso” colore che, simbolicamente, indicava il caos, la rabbia, il sangue; ma allo stesso tempo anche la forza e la vita. Rosso era il colore delle sabbie infuocate del deserto, su cui il dio regnava ed era anche il colore dei suoi occhi. D’altro canto, Seth non era esclusivamente un Dio malvagio ma aveva anche il compito benefico di difendere il Dio sole Ra, personificazione del bene. In particolare quest’ultimo, durante le dodici ore della notte, sprofondava sottoterra per illuminare il mondo dei morti. Il percorso sulle acque del Nilo infero era pieno di pericoli, di cui uno era rappresentato dal serpente acquatico di nome Apopi. Questo animale, simboleggiante il caos e l’annullamento totale, ad una certa ora della notte, tentava di insabbiare la barca per impedire a Ra di continuare il suo viaggio. Così quando si avvicinava, il dio Seth lo trafiggeva con la sua fiocina, permettendo così al dio sole di proseguire il suo tragitto fino a sorgere di nuovo nel mondo terrestre. Ed ecco che era necessario il male, personificato da Seth, che scacciasse altrettanto male, rappresentato da Apopi, per mantenere l’ordine naturale delle cose.

“SOMETIMES IT TAKES EVIL TO DRIVE OUT ANOTHER EVIL.” LIKE SETH, THE MOST VIOLENT AND ENIGMATIC GOD OF ANCIENT EGYPT, FIGHTS COSMIC EVIL TO MAINTAIN THE BALANCE OF THINGS. In Egyptian culture the Gods were all manifestations of a single God (Ra), endowed with ambivalences: sometimes they could be benign and sometimes malignant. The principle of evil could not exist separately from that of good, but was a continuum, an extension of the divine manifestation in the living universe that vibrated with divinity. For example, in a mythological version, during the early dynasties, the Gods: Seth and Horus were worshiped together and their twin nature was sometimes represented in a single two-headed deity. Over time the hostility between the two became increasingly greater and in the Hellenistic period Seth became almost entirely evil, described as violent, murderer and prevaricator. It was represented in human form but with the head of an animal which still cannot be identified today. Furthermore, Seth was also called "the Red", a color which, symbolically, indicated chaos, anger, blood; but at the same time also strength and life. Red was the color of the fiery sands of the desert, over which the god reigned and was also the color of his eyes. On the other hand, Seth was not exclusively an evil God but also had the beneficial task of defending the sun God Ra, personification of good. In particular, the latter, during the twelve hours of the night, sank underground to illuminate the world of the dead. The journey on the waters of the lower Nile was full of dangers, one of which was represented by the water serpent named Apopi. This animal, symbolizing chaos and total annihilation, at a certain time of night, attempted to cover up the boat to prevent Ra from continuing his journey. So when he approached, the god Seth pierced him with his harpoon, thus allowing the sun god to continue his journey until he rose again into the terrestrial world. And sometimes evil, personified by Seth, chases away equally evil represented by Apopi, is necessary to maintain the natural order of things.

NON HA UN CORPO, PUO’ ASSUMERE QUALSIASI FORMA, È BUGIARDO E IMBROGLIONE! ECCO IL PRIMO “DIAVOLO” DELLA STORIA CHIAMATO AHRIMAN NATO DALLA DOTTRINA DEL PROFETA ZARATHUSTRA (IRAN), 600 A.C. Secondo la religione induista e quella egizia le divinità del bene e del male erano state create da un essere supremo, da un unico Dio. Con la dottrina del profeta Zarathustra, invece, datata nel 600 a.C., il male non era assolutamente una manifestazione del divino ma opera in modo totalmente separato. In particolare questa religione affermava l’esistenza di due principi: il Dio della Luce (Ahura Mazdā) e il Dio delle Tenebre (Angra Mainyu o Ahriman). Essi dovevano essere indipendenti l’uno dall’altro, senza un potere assoluto e forse non del tutto creati dallo stesso principio (che siamo abituati a chiamare Dio) ma anche da altre fonti. Quindi Zarathustra fu il primo religioso a postulare il principio del male assoluto la cui personificazione, appunto Ahriman, ne portò ad essere il primo “diavolo” chiaramente definito. Fu una vera e propria rivoluzione nella storia dei concetti che pose le basi della prima religione dualistica anche se non in senso stretto. Poco dopo la morte del profeta il suo pensiero originario fu ripreso, anche se in forma diversa, dai fedeli di una corrente interna dello zoroastrismo: gli eretici Zervaniti. Nello specifico questi ultimi ridefinirono in modo più distinto la contrapposizione tra bene e male attribuendo ad Ahriman alcune caratteristiche. In particolare egli poteva prendere le sembianze di un leone, di un serpente, di una lucertola o di un giovane di bel aspetto. Certi teologi zoroastriani sostenevano che questo spirito malvagio non aveva affatto un corpo materiale, essendo la materia creazione del Dio buono, ma poteva assumere qualsiasi forma a seconda delle circostanze. I suoi numerosi travestimenti rispecchiavano in qualche modo la sua natura interiore di mentitore e ingannatore. In conclusione le idee radicali di Zarathustra e poi dei suoi seguaci contribuirono all’evoluzione del concetto di diavolo. Ma è difficile capire quanto il pensiero iraniano abbia influenzato il mondo occidentale dei Greci, forse è anche dovuto dalla confusione religiosa del periodo ellenistico.

 

HE DOESN'T HAVE A BODY, HE CAN TAKE ANY SHAPE, HE IS A LIAR AND A CHEATER! HERE IS THE FIRST "DEVIL" IN HISTORY CALLED AHRIMAN BORN FROM THE DOCTRINE OF THE PROPHET ZARATHUSTRA (IRAN), 600 BC. According to the Hindu and Egyptian religions, the divinities of good and evil were created by a supreme being, by a single God. With the doctrine of the prophet Zarathustra, however, dated in 600 BC, evil was absolutely not a manifestation of the divine but it operates in a totally separate way. In particular, this religion affirmed the existence of two principles: the God of Light (Ahura Mazda) and the God of Darkness (Angra Mainyu or Ahriman). They had to be independent of each other, without absolute power and perhaps not entirely created by the same principle (which we are used to calling God) but also by other sources. Therefore Zarathustra was the first religious person to postulate the principle of absolute evil whose personification, precisely Ahriman, led to him being the first clearly defined "devil". It was a real revolution in the history of concepts that laid the foundations of the first dualistic religion even if not in the strict sense. Shortly after the prophet's death, his original thought was taken up again, albeit in a different form, by the faithful of an internal current of Zoroastrianism: the Zervanite heretics. Specifically, the latter redefined the contrast between good and evil in a more distinct way by attributing some characteristics to Ahriman. In particular, he could take the form of a lion, a snake, a lizard or a handsome young man. Certain Zoroastrian theologians maintained that this evil spirit did not have a material body at all, matter being the creation of the good God, but could take any form depending on the circumstances. His numerous disguises somehow reflected his inner nature as a liar and deceiver. In conclusion, the radical ideas of Zarathustra and then of his followers contributed to the evolution of the concept of the devil. But it is difficult to understand how much Iranian thought influenced the Western world of the Greeks, perhaps it was also due to the religious confusion of the Hellenistic period.

LE ORIGINI DEL MALE. IMPETUOSE TEMPESTE, GUERRE E STILI DI VITA FEROCI SONO ALCUNI “INGREDIENTI” PER FAR NASCERE ANTICHE ENTITA’ DIVINE COME: PAZUZU, LILITU E ANUNNAKI. I demoni affondarono le loro origini nelle antiche religioni, ossia quando iniziarono ad essere identificati come spiriti minacciosi delle tempeste, dei tuoni o dei boschi isolati. Potevano essere spiriti vendicatori dei morti, apportatori di malattie, spiriti violenti che prendevano possesso delle anime. Ad esempio nell’antica Mesopotamia si credeva all’esistenza di molte entità demoniache dall’aspetto grottesco che si manifestavano come animali ripugnanti o umani deformi con delle parti del corpo animalesche. Fra quelli più spaventosi vi erano ad esempio: Pazuzu, il cui nome sarebbe forse “l'impetuoso”, era il Dio del vento, portatore di tempeste e di carestia ed esso veniva invocato per allontanare gli altri demoni dalle donne gravide. Lilitu, il prototipo ancestrale della Lilit biblica, veniva considerata la “fanciulla della desolazione”, frigida sterile e senza marito, che vagava nella notte per assaltare gli uomini in veste di succuba o a berne il sangue. Gli etimmu erano gli spiriti di coloro che erano morti in modo doloroso, o gli utukku che vivevano in luoghi deserti o nei cimiteri. Inoltre vi erano anche divinità particolari chiamate Anunnaki, un gruppo di Dei che esercitavano i principali ruoli di comando all’interno della comunità divina anche se, per l’assiriologo G. Pettinato il termine stava anche ad indicare le divinità sia celesti sia infere che si occupavano dei destini dei vivi e dei morti. Quindi in Mesopotamia esisteva una ricca classificazione demonologica e pare fosse dovuto allo stile di vita della popolazione. In particolare questo luogo attirava frequenti immigrazioni, commistioni di gente, invasioni e conquiste provocando una continua paura della guerra con minacce di annientamenti, nuovi riassetti o schiavitù. Sembrava che i Mesopotamici, soprattutto gli Assiri, fossero diventati feroci e violenti per le circostanze feroci e violente del loro vivere, e avessero contribuito ad accrescere il terrore della vita. La demonologia ebbe un’influenza enorme sulle idee ebraiche e cristiane riguardo i demoni e il diavolo.

THE ORIGINS OF EVIL. IMPETUOUS STORMS, WARS AND FIERCE LIFESTYLES ARE SOME "INGREDIENTS" TO GIVE BIRTH ANCIENT DIVINE ENTITIES SUCH AS: PAZUZU, LILITU AND ANUNNAKI. Demons had their origins in ancient religions, that is when they began to be identified as threatening spirits of storms, thunder or isolated woods. They could have been avenging spirits of the dead, bringers of diseases, violent spirits that took possession of souls. For example, in ancient Mesopotamia, the existence of many grotesque-looking demonic entities was believed to manifest themselves as repulsive animals or deformed humans with animalistic body parts. Among the most frightening ones were for example: Pazuzu, whose name would perhaps be "the impetuous", was the God of the wind, bringer of storms and famine and he was invoked to ward off other demons from pregnant women. Lilitu, the ancestral prototype of the biblical Lilit, was considered the "maiden of desolation", frigid, sterile and without a husband, who wandered in the night to attack men as a succubus or to drink their blood. The etimmu were the spirits of those who had died painfully, or the utukku who lived in deserted places or in cemeteries. Furthermore, there were also particular divinities called Anunnaki, a group of Gods who exercised the main command roles within the divine community even if, for the Assyriologist G. Pettinato the term also indicated both celestial and infernal divinities that they were concerned with the destinies of the living and the dead. Therefore in Mesopotamia there existed a rich demonological classification and it seems to have been due to the lifestyle of the population. In particular, this place attracted frequent immigrations, mixings of people, invasions and conquests, causing a continuous fear of war with threats of annihilation, new reorganizations or slavery. It seemed that the Mesopotamians, especially the Assyrians, had become ferocious and violent due to the ferocious and violent circumstances of their life, and had contributed to increasing the terror of life. Demonology had an enormous influence on Jewish and Christian ideas about demons and the devil.

DAL COLORE ROSSO SANGUE DELL’ANTICO EGITTO ALLE CORNA DELLE DIVINITA’ PAGANE; DALL’ASTUTO SERPENTE AL “FORCONE” DI POSEIDONE. ECCO COME SI È FORMATO IL DIAVOLO. Nell’immaginario collettivo di ispirazione cristiana il male si identifica chiaramente con la figura del diavolo, l’antagonista per eccellenza nonché generatore di conflitti. D’altro canto, invece, la sua iconografia, caratterizzata da origini antiche, è piuttosto ambigua. Ad esempio non c’è una risposta univoca sul motivo per cui il diavolo sia rosso ma si possono citare diverse ipotesi. Nell’antico Egitto questo colore era associato al Male in quanto simboleggiava il deserto, il sangue e tutte le cose ritenute pericolose; e, non a caso era anche il colore dei seguaci del dio Seth. Si è inoltre ipotizzato che il rosso potesse provenire dal colore del fuoco sterminatore degli inferi. Un altro modo con cui viene rappresentato il diavolo è attraverso il serpente. In particolare nell’antichità alcune divinità, che lo avevano come simbolo, erano connesse con la notte, la morte e la fertilità. Il fatto che il signore del male venisse associato ad esso era perché il rettile, tra tutti gli animali selvatici, era considerato il più astuto che teneva prigionieri l’ordine e la vita. Un altro elemento associato al diavolo erano le ali, come simbolo di potere divino che già erano presenti in molte divinità mesopotamiche. Ad esempio Ahura Mazdā, divinità suprema dello zoroastrismo, era raffigurato con possenti ali; così come Hermes, il messaggero degli Dei, le aveva alle caviglie o alle gambe. Un altro simbolo di potere divino, oltre alle ali, erano le corna. Nell’antichità esse avevano una valenza positiva poiché simboleggiavano la fertilità ed erano presenti negli Dei pagani come: Giove Ammone, Pan, Cernunnos e i Satiri.  Poi però a partire dal XI secolo esse assunsero un valore negativo e iniziarono ad essere associate alla notte, alle tenebre, agli inferi e ad una sessualità senza freni. Per quanto riguarda il “forcone” del diavolo, deriva in parte dall’antico tridente, come quello di Poseidone, che poi divenne lo strumento usato nell’inferno per tormentare i dannati.

FROM THE BLOOD RED COLOR OF ANCIENT EGYPT TO THE HORNS OF THE PAGAN GODS; FROM THE CUTE SNAKE TO POSEIDON'S "PITCH FORK". THIS IS HOW THE DEVIL WAS FORMED. In the collective imagination of Christian inspiration, evil is clearly identified with the figure of the devil, the antagonist par excellence and generator of conflicts. On the other hand, however, its iconography, characterized by ancient origins, is rather ambiguous. For example, there is no single answer as to why the devil is red but several hypotheses can be cited. In ancient Egypt this color was associated with Evil as it symbolized the desert, blood and all things considered dangerous; and, it is no coincidence that it was also the color of the followers of the god Seth. It has also been hypothesized that the red could come from the color of the exterminating fire of the underworld. Another way the devil is represented is through the serpent. In particular, in ancient times some deities, who had it as a symbol, were connected with the night, death and fertility. The fact that the lord of evil was associated with it was because the reptile, among all wild animals, was considered the most cunning that held order and life captive. Another element associated with the devil were wings, as a symbol of divine power which were already present in many Mesopotamian deities. For example Ahura Mazda, supreme deity of Zoroastrianism, who was depicted with powerful wings; just as Hermes, the messenger of the gods, had them on his ankles or legs. Another symbol of divine power, in addition to the wings, were the horns which indicated a symbol of power. In ancient times they had a positive value as they symbolized fertility and were present in pagan gods such as: Jupiter Ammon, Pan, Cernunnos and the Satyrs. But then, starting from the 11th century, they took on a negative value and began to be associated with night, darkness, the underworld and unbridled sexuality. As for the devil's "pitchfork", it derives in part from the ancient trident, like that of Poseidon, which later became the instrument used in hell to torment the damned.

“NEL BENE C’E’ SEMPRE UN PO’ DI MALE”. DAL DIO CREATORE DEL MALE, AL DIO IN LOTTA CONTRO IL SIGNORE DELLE TENEBRE FINO AL DIO CHE OPERA INSIEME AL DIAVOLO. UNA COMPLICATA RELAZIONE NELLE ANTICHE RELIGIONI. Dal momento che l’universo a volte può essere benigno e a volte ostile nei confronti dell’umanità, così anche in alcune antiche religioni accettarono l’idea che Dio fosse ambivalente. Ad esempio nell’induismo l’essere supremo Brahman è colui che può creare la persona malvagia, quella buona o quella affidabile o crudele. Questa ambivalenza è presente anche nelle divinità come Kali, Shiva e Durgā che esprimono sia benignità che malvagità, sia creatività che distruttività. D’altro canto i più antichi testi indù parlano spesso del male come un dato di fatto che non ha bisogno di spiegazioni. Mentre la religione dell'Iran antico, lo zoroastrismo, il bene e il male sono letteralmente separati e inconciliabili. In particolare nel 600 a.C., il profeta Zarathustra prevedeva la presenza del Signore delle Tenebre, Ahriman, ossia una divinità distruttrice e tormentata, in lotta con il Dio della Luce: Ahura Mazdā. Per quanto riguarda gli indiani Kogi delle Ande, in Colombia, affermano che il bene esiste soltanto perché il male è in azione e se il male scomparisse allora anche il bene cesserebbe di esistere. Se nelle religioni occidentali il Dio e il Diavolo si sono mossi secondo una contrapposizione totale, nei miti di questa civiltà essi esistono e operano insieme per l’eternità, oppure Dio genera il Diavolo dalla propria essenza o sono fratelli. Un’altra manifestazione dei due volti di Dio si trova in quei miti le cui divinità sono interdipendenti, hanno origine reciproca, ma sono comunque avversari. Nella religione taoista, il Tao, o yin e yang, è un principio che formano due polarità di segno tra cui: lo yin fa riferimento alla notte, all’oscurità, al freddo, alla luna, al femminile, ecc. Mentre lo yang corrisponde al giorno, al caldo, al sole, al maschile, ecc. L'obiettivo finale del taoista è di raggiungere uno stato completo di unificazione con l'universo, dissolvendosi nell'Uno, quindi nel Tao.

 

“IN THE GOOD THERE IS ALWAYS A LITTLE BIT OF EVIL”. FROM THE GOD CREATOR OF EVIL, TO THE GOD FIGHTING AGAINST THE LORD OF DARKNESS TO THE GOD WHO WORKS TOGETHER WITH THE DEVIL. A COMPLICATED RELATIONSHIP IN ANCIENT RELIGIONS. Since the universe can sometimes be benign and sometimes hostile towards humanity, so also in some ancient religions they accepted the idea that God was ambivalent. For example, in Hinduism the supreme being Brahman is the one who can create the evil person, the good one or the reliable or cruel one. This ambivalence is also present in deities such as Kali, Shiva and Durgā who express both kindness and evil, both creativity and destructiveness. On the other hand, the most ancient Hindu texts often speak of evil as a fact that needs no explanation. While the religion of ancient Iran, Zoroastrianism, good and evil are literally separate and irreconcilable. In particular in 600 BC, the prophet Zarathustra foresaw the presence of the Lord of Darkness, Ahriman, that is, a destructive and tormented divinity, fighting with the God of Light: Ahura Mazda. As for the Kogi Indians of the Andes, Colombia, they say that good exists only because evil is in action and if evil disappeared then good would also cease to exist. If in Western religions God and the Devil moved in total opposition, in the myths of this civilization they exist and work together for eternity, or God generates the Devil from his own essence or they are brothers. Another manifestation of the two faces of God is found in those myths whose divinities are interdependent, have mutual origins, but are nevertheless adversaries. In the Taoist religion, the Tao, or yin and yang, is a principle that forms two polarities of sign including: yin refers to the night, the darkness, the cold, the moon, the feminine, etc. While yang corresponds to the day, the heat, the sun, the masculine, etc. The Taoist's ultimate goal is to reach a complete state of unification with the universe, dissolving into the One, therefore into the Tao.

COME UNA DIMENSIONE DELL’ALDILA’ DIVENTA PARTE DEL NOSTRO MONDO. È IL CASO DELL’INFERNO CHE DA LUOGO DI DANNAZIONE ETERNA PRENDE FORMA DEI MALI DELL’UOMO. Il XIX secolo era caratterizzato da lotte sociali e politiche e questo clima portò la Chiesa ad assumere un atteggiamento più rigido e poco misericordioso nei confronti della società. Ad esempio il rettore del seminario di Saint-Sulpice (Parigi), morto nel 1842, chiese ai futuri preti di alimentare “il terrore del giudizio di Dio”, senza aver paura di esagerare, giacché “non c’è niente di esagerato quando si parla di un argomento al quale lo spirito e l’immaginazione umana non possono mai arrivare”. Oppure il presbitero francese Jean-Marie de Lamennais ripeteva il suo macabro rituale: mentre predicava nei cimiteri, si faceva portare una bara piena di teschi con i quali instaurava un dialogo fittizio dicendo loro che erano anime dell’inferno. Nonostante il clero assunse un atteggiamento repressivo per contrastare le critiche al mondo infernale, perse la credibilità del popolo, mentre poeti e filosofi si appropriarono del concetto di inferno che divenne un aspetto importante di molte correnti di pensiero ateistico. Ad esempio, tra i poeti maledetti Charles Baudelaire nel 1857 pubblicò l’opera Les Fleurs du Mal, una raccolta di cento poesie caratterizzata da temi lugubri come il peccato, la sofferenza e il satanismo. Al centro di tutto vi era la morte, vista come fonte di salvezza la quale, per raggiungerla, era necessario attraversare un inferno ovvero la vita. Oppure il poeta Giacomo Leopardi sostenne che da quando cominciò il mondo, l’inferno si evolse per mezzo dell’uomo stesso, il quale non cessò mai di perfezionare il suo modo di soffrire e di distruggersi. Nel XX secolo si iniziò a credere che l’inferno non fosse più nell’Aldilà ma “rifluito” nel mondo fisico e solo di natura umana, basta, pensare ad esempio alle due guerre mondiali, alla bomba atomica, alle armi chimiche, la disoccupazione, ecc. Una visione che ci riporta a quella sostenuta dal poeta Lucrezio già visto nell’antica Roma, circa duemila anni fa, secondo cui l’inferno è quello vissuto in terra e nel cuore dell’uomo.

HOW A DIMENSION OF THE AFTERLIFE BECOMES PART OF OUR WORLD. THIS IS THE CASE OF HELL WHICH FROM A PLACE OF ETERNAL DAMNATION TAKES THE SHAPE OF THE EVILS OF MAN. The 19th century was characterized by social and political struggles and this climate led the Church to take on a more rigid and unmerciful attitude towards society. For example, the rector of the seminary of Saint-Sulpice (Paris), who died in 1842, asked future priests to nourish "the terror of God's judgement", without being afraid of exaggerating, since "there is nothing exaggerated when one It's about a subject that the human spirit and imagination can never reach." Or the French presbyter Jean-Marie de Lamennais repeated his macabre ritual: while he preached in cemeteries, he had a coffin brought full of skulls with which he established a fictitious dialogue, telling them that they were souls from hell. Although the clergy took a repressive attitude to counter criticism of the infernal world, it lost the credibility of the people, while poets and philosophers appropriated the concept of hell which became an important aspect of many currents of atheistic thought. For example, among the cursed poets Charles Baudelaire published the work Les Fleurs du Mal in 1857, a collection of one hundred poems characterized by gloomy themes such as sin, suffering and Satanism. At the center of everything was death, seen as a source of salvation which, to reach it, it was necessary to go through hell or life. Or the poet Giacomo Leopardi argued that since the world began, hell evolved through man himself, who never ceased to perfect his way of suffering and destroying himself. In the 20th century people began to believe that hell was no longer in the afterlife but "flowed" into the physical world and only of human nature, just think for example of the two world wars, the atomic bomb, chemical weapons, unemployment , etc. A vision that brings us back to that supported by the poet Lucretius already seen in ancient Rome, about two thousand years ago, according to which hell is the one experienced on earth and in the heart of man.

DALL’UNIVERSO INFINITO ABITATO DA INFINITI MONDI AL SOLE CHE DIVENTA IL “PROTAGONISTA” DEL SISTEMA PLANETARIO. ECCO COME LE SCOPERTE ASTRONOMICHE CAMBIANO LE CREDENZE SULL’ ALDILA’. Il Seicento era un secolo caratterizzato da accese discussioni in ambito religioso, come ad esempio riguardo all’idea dell’inferno. In particolare le polemiche erano nate anche per via delle nuove conoscenze scientifiche, che contribuirono in seguito alla mentalità dell’illuminismo. Ad esempio già nel 1543 l’astronomo Nicolò Copernico, con la sua opera “De revolutionibus orbium coelestium”, portò ad una conversione dottrinale: da un modello geocentrico, nel quale si credeva che la Terra fosse al centro del sistema planetario a quello eliocentrico che collocava invece il Sole al centro di tale sistema. A sostegno delle sue scoperte ci fu anche il filosofo Giordano Bruno il quale affermò che l'universo era infinito abitato da infiniti mondi, e l’astronomo Galileo Galilei che contribuì a consolidare la teoria eliocentrica. Queste nuove scoperte e prospettive portarono ad assumere, tra la gente, diverse visioni del mondo e quindi anche dell’Aldilà. Ad esempio i platonici di Cambridge consideravano le asserzioni bibliche sull’inferno come delle metafore per indicare la situazione interiore di allontanamento dell’uomo da Dio. Essi inoltre negavano che la punizione infernale fosse eterna poiché credevano ad un progressivo risanamento e capovolgimento del Male nel Bene. Oppure il sensitivo svedese Emanuel Swedemborg sostenne una sostanziale diversità riguardo la situazione delle anime nella dannazione tradizionale. Infatti gli spiriti all’inferno gustavano in sé stessi i più intensi piaceri della carne che, di fronte a coloro che ne erano al di fuori, sembravano degli esseri perversi. Mentre per il fondatore dello spiritismo Alan Kardec nell’Aldilà lo spirito avrebbe scontato i suoi peccati attraverso il rimorso e si sarebbe reincarnato in molte vite terrene, come in un progressivo perfezionamento morale. Era chiaro che una prospettiva di questo tipo non poteva ammettere né l’esistenza dell’inferno e nemmeno del diavolo.


FROM THE INFINITE UNIVERSE INHABITED BY INFINITE WORLDS TO THE SUN THAT BECOMES THE “PROTAGONIST” OF THE PLANETARY SYSTEM. THIS IS HOW ASTRONOMICAL DISCOVERIES CHANGE BELIEFS ABOUT THE AFTERLIFE. The seventeenth century was a century characterized by heated discussions in the religious sphere, such as regarding the idea of ​​hell. In particular, the controversies also arose due to new scientific knowledge, which later contributed to the mentality of the Enlightenment. For example, already in 1543 the astronomer Nicolò Copernicus, with his work "De revolutionibus orbium coelestium", led to a doctrinal conversion: from a geocentric model, in which it was believed that the Earth was at the center of the planetary system, to the heliocentric one which instead he placed the Sun at the center of this system. In support of his discoveries there was also the philosopher Giordano Bruno who stated that the universe was infinite inhabited by infinite worlds, and the astronomer Galileo Galilei who contributed to consolidating the heliocentric theory. These new discoveries and perspectives led people to assume different visions of the world and therefore also of the afterlife. For example, the Cambridge Platonists considered the biblical statements on hell as metaphors to indicate the internal situation of man's separation from God. They also denied that infernal punishment was eternal because they believed in a progressive healing and reversal of Evil into Good . Or the Swedish psychic Emanuel Swedemborg supported a substantial difference regarding the situation of souls in traditional damnation. In fact, the spirits in hell enjoyed within themselves the most intense pleasures of the flesh which, compared to those who were outside of it, seemed like perverse beings. While for the founder of spiritualism Alan Kardec in the afterlife the spirit would have paid for its sins through remorse and would have been reincarnated in many earthly lives, as in a progressive moral improvement. It was clear that a perspective of this type could not admit either the existence of hell or even the devil.

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