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Alcune parti del mio prossimo saggio “Indagine alle Storie di Fantasmi”

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DAL UN REGNO DEI MORTI CHIAMATO SHEOL SITUATO NEL “CUORE DELLA TERRA” ALLA GEENNA, A GERUSALEMME, UNA VALLETTA DOVE SVOLGEVANO RITI SACRIFICALI, ECCO COME È NATO L’INFERNO CRISTIANO. Si è soliti pensare che nella religione cristiana l’inferno abbia occupato un posto importante nel mondo biblico e nelle Scritture, ma non è così. L’inferno inteso come luogo di punizione nell’Aldilà è assente nell’Antico Testamento, anche se gli ebrei credevano nell’esistenza di un regno dei morti ubicato nel “cuore della terra” chiamato Sheol, dove vi erano tutte le anime a prescindere se erano giuste o peccatrici. Già dall’VIII secolo a.C. si iniziò a credere che Dio infliggeva ai cattivi i castighi terreni come: la deportazione, la peste, la carestia o l’invasione di cavallette. Mentre le prime immagini di un luogo tormentato da fiamme e vermi, che avevano inizialmente assunto un significato simbolico, divennero poi scambiate per realtà. L’inferno cristiano, invece, fece la sua prima comparsa nel Nuovo Testamento ma se ne parlò molto di più nei vangeli conosciuto come Geenna, la “Valle dei gèmiti”, un luogo molto concreto che prende il nome dalla valletta scavata dal fiume Hinnon sul lato sud del monte Sion. Questo luogo era sede di un antico culto cananeo dove si facevano sacrifici umani e si bruciavano le vittime in onore del Dio Baal. Inoltre dopo l’Esodo del 70 d.C., causato da una disastrosa guerra giudaica tra l’impero romano ed ebrei, la valle fu adibita a scarico dei rifiuti della città e luogo dove gettavano e bruciavano le carogne delle bestie e i cadaveri insepolti dei delinquenti. A partire dal II secolo d.C., nacquero numerosi vangeli apocrifi, scritti, lettere ecc., come una sorta di documenti rivelazione. In questo modo al mondo infernale venne data una forma più consistente e diventò uno strumento per convertire le persone e indirizzare i fedeli verso un comportamento “corretto”. Ed ecco che la concezione cristiana dell’inferno si arricchì di punizioni, di pene insopportabili ma anche di ragioni a cui era meglio attenersi per non entrare in questo luogo di supplizio dopo la morte.

FROM A KINGDOM OF THE DEAD CALLED SHEOL LOCATED IN THE "HEART OF THE EARTH" TO GEENNA, TO JERUSALEM, A VALLEY WHERE SACRIFICIAL RITES CARRIED OUT, THIS IS HOW THE CHRISTIAN HELL WAS BORN. It is customary to think that in the Christian religion hell has occupied an important place in the biblical world and in the Scriptures, but this is not the case. Hell as a place of punishment in the afterlife is absent in the Old Testament, even though the Jews believed in the existence of a kingdom of the dead located in the "heart of the earth" called Sheol, where all souls existed regardless of whether they were righteous or sinful. Already from the 8th century BC. people began to believe that God inflicted earthly punishments on the wicked such as deportation, plague, famine or the invasion of locusts. While the first images of a place tormented by flames and worms, which had initially taken on a symbolic meaning, later became mistaken for reality. The Christian hell, however, made its first appearance in the New Testament but was talked about much more in the gospels known as Gehenna, the "Valley of the Groans", a very concrete place which takes its name from the valley dug by the river Hinnon on the south side of Mount Zion. This place was the seat of an ancient Canaanite cult where human sacrifices were made and the victims were burned in honor of the God Baal. Furthermore, after the Exodus of 70 AD, caused by a disastrous Jewish war between the Roman Empire and the Jews, the valley was used as a dumping ground for the city's waste and a place where the carcasses of beasts and the unburied corpses of criminals were thrown and burned. Starting from the 2nd century AD, numerous apocryphal gospels, writings, letters etc. were born as a sort of revelation documents. In this way the infernal world was given a more consistent form and became a tool for converting people and directing the faithful towards "correct" behavior. And so the Christian conception of hell was enriched with punishments, unbearable punishments but also with reasons that it was better to stick to in order not to enter this place of torment after death.

 

“SIAMO TUTTI COLLEGATI A CIO’ CHE CI CIRCONDA”, “SIAMO TUTTI FATTI DI ENERGIA”, “FACCIAMO TUTTI PARTE DEL TUTTO”. DALL’INDUISMO, ALL’ANTICO EGITTO, ALLA GRECIA FINO AI GIORNI NOSTRI. ECCO COME È NATA LA FILOSOFIA DELL’UNO. Prima della nascita della filosofia occidentale, tale concetto lo troviamo trattato in uno dei più antichi testi sacri della tradizione induista, il Rig Veda (II millennio a.C.). In esso si racconta di come l’Unità si fraziona nella Molteplicità e quindi, ad esempio, le diverse divinità che popolano il pantheon indù sono rappresentazioni simboliche di molte funzioni e manifestazioni di un unico Dio. Il concetto di Uno lo troviamo anche nell’antico Egitto il cui simbolo di Unità è rappresentato con il geroglifico della parola Ra, principio divino del Sole. Con la V dinastia quest’ultimo divenne il Dio principale dell’impero mentre nel Nuovo Regno fu identificato con l’antichissima divinità Amon (il “misterioso”), da cui Amon-Ra. Successivamente, presso i sacerdoti egizi, il filosofo greco Pitagora apprese il concetto dell’Uno e per primo lo introdusse poi in Occidente. Lo studioso lo identificò con l'archè, il principio fondante e unificatore della realtà e lo estese ad un ambito metafisico, inteso come Dio o divino e come Bene. Per quanto riguarda, invece, il filosofo Plotino per la prima volta pose l'Uno al di sopra di tutto, come un qualcosa di inafferrabile, come un'energia che si sprigionava da sé. Infatti il filosofo, insieme ai platonici posteriori, sosteneva che dopo la morte l’anima del defunto poteva ricongiungersi con l’Uno. Questo concetto fu poi ereditato dal pensiero cristiano interpretandolo in senso pienamente monoteistico. In particolare per Sant'Agostino questo concetto era la radice dell'amore poiché tendeva ad unire l'uomo e Dio arginando così la frattura causata dal peccato originale. In seguito altri filosofi fornirono diverse interpretazioni rispetto a questo concetto, fino ad arrivare agli anni Sessanta quando la subcultura “New Age” iniziò ad accogliere tradizioni filosofiche e spirituali includendo affermazioni come: “Tutto è Uno”; “Siamo tutti fatti di energia”, “Siamo tutti collegati a ciò che ci circonda”.

“WE ARE ALL CONNECTED TO WHAT AROUND US”, “WE ARE ALL MADE OF ENERGY”, “WE ARE ALL CONNECTED TO WHAT AROUND US”. FROM HINDUISM, TO ANCIENT EGYPT, TO GREECE TO THE PRESENT DAYS. THIS IS HOW THE PHILOSOPHY OF THE ONE WAS BORN. Before the birth of Western philosophy, we find this concept discussed in one of the most ancient sacred texts of the Hindu tradition, the Rig Veda (2nd millennium BC). It tells of how Unity is divided into Multiplicity and therefore, for example, the different divinities that populate the Hindu pantheon are symbolic representations of many functions and manifestations of a single God. We also find the concept of One in ancient Egypt whose symbol of Unity is represented with the hieroglyph of the word Ra, the divine principle of the Sun. With the V dynasty the latter became the main god of the empire while in the New Kingdom he was identified with the ancient divinity Amon (the "mysterious ”), from which Amun-Ra. Subsequently, the Greek philosopher Pythagoras learned the concept of the One from the Egyptian priests and was the first to introduce it to the West. The scholar identified it with the archè, the founding and unifying principle of reality and extended it to a metaphysical sphere, understood as God or divine and as Good. As regards, however, the philosopher Plotinus for the first time placed the One above everything, as something elusive, as an energy that was released by itself. In fact, the philosopher, together with later Platonists, maintained that after death the soul of the deceased could be reunited with the One. This concept was then inherited by Christian thought, interpreting it in a fully monotheistic sense. In particular, for Saint Augustine this concept was the root of love since it tended to unite man and God, thus stemming the fracture caused by original sin. Subsequently, other philosophers provided different interpretations of this concept, until the 1960s when the "New Age" subculture began to welcome philosophical and spiritual traditions including statements such as: "Everything is One"; “We are all made of energy”, “We are all connected to what surrounds us”.

 

PER IL FILOSOFO ARISTOTELE: “L’INFERNO NON ESISTE”; PER LO STOICO SENECA: “I MORTI SONO NELLO STESSO LUOGO DEI NON NATI, OSSIA NEL NULLA”; PER IL POETA LUCREZIO: “GLI DEI SONO CREATI DALLE RELIGIONI”. COME LO SCETTICISMO SPICCA TRA LE ANTICHE CREDENZE. Nell’antica Grecia il mondo degli inferi era chiamato anche Ade ossia l’invisibile poiché coloro che vi entravano, sparivano agli occhi delle persone vive. I defunti per raggiungere questo regno oscuro e misterioso, dovevano attraversare il fiume Acheronte, su una barca malandata, guidata dal traghettatore Caronte. Una volta attraversata questa zona, essi venivano sottoposti a giudizio da una sorta di tribunale dei morti, dove si dovevano spogliare di tutte le loro imperfezioni. Questa corte giudiziaria era presieduta da tre giudici infernali: Minosse, Radamanto ed Eaco. Così le anime che in vita avevano compiuto azioni non troppo gravi erano assegnate alla Prateria di Asfodelo; mentre coloro che si erano macchiati di peccati gravissimi si recavano nel Tartaro; infine gli eroi virtuosi e giusti andavano nei Campi Elisi. Ma rispetto a questa visione infernale non tutti gli intellettuali greco-romani erano d’accordo. Per la prima volta alcuni filosofi manifestavano una posizione scettica sulla possibile esistenza dell’Ade. Ad esempio per Aristotele la morte dell’individuo era assoluta ed era da escludere che esistessero gli inferi nell’Aldilà; in quanto l’uomo era la rovina di sé stesso. Secondo Epicuro gli Dei si disinteressavano alle azioni umane, quindi non ci poteva essere giudizio. Per gli stoici, tra cui Seneca, ritenevano che i morti si ritrovassero nelle stesse condizioni di quelli che non erano nati, ossia nel nulla. Per Lucrezio non c’era un inferno da temere ma bisognava scacciare quel timore per gli Dei che, penetrando nel profondo dell’uomo, turbava la vita. Per il filosofo i miti infernali erano stati creati dalle religioni, che alimentavano inutilmente la paura. Ma un inferno vero c’è ed è assai reale: l’angoscia stessa di vivere, di aver paura della morte, della sofferenza e della malattia, dei tormenti della coscienza.

FOR THE PHILOSOPHER ARISTOTLE: “HELL DOES NOT EXIST”; FOR THE STOIC SENECA: “THE DEAD ARE IN THE SAME PLACE AS THE UNBORN, THAT IS IN NOTHINGNESS”; FOR THE POET LUCRETIUS: “THE GODS ARE CREATED BY RELIGIONS”. HOW SKEPTICISM STANDED OUT AMONG THE ANCIENT BELIEFS. In ancient Greece the world of the underworld was also called Hades or the invisible since those who entered it disappeared from the eyes of living people. To reach this dark and mysterious kingdom, the deceased had to cross the river Acheron, on a dilapidated boat, led by the ferryman Charon. Once they crossed this area, the spirits of the dead were subjected to judgment by a sort of tribunal of the dead, where they had to strip themselves of all their imperfections. This judicial court was presided over by three infernal judges: Minos, Rhadamanthus and Aeacus. Thus the souls who had performed not too serious actions in life were assigned to the Meadow of Asphodel; while those who were guilty of very serious sins went to Tartarus; finally the virtuous and just heroes went to the Elysian Fields. But not all Greco-Roman intellectuals agreed with this infernal vision. For the first time some philosophers expressed a skeptical position on the possible existence of Hades. For example, for Aristotle the death of the individual was absolute and the existence of the underworld in the afterlife was to be excluded; as man was his own ruin. According to Epicurus, the Gods were disinterested in human actions, so there could be no judgement. For the Stoics, including Seneca, they believed that the dead found themselves in the same conditions as those who were not born, that is, in nothingness. For Lucretius there was no hell to fear but it was necessary to banish that fear of the Gods which, penetrating the depths of man, disturbed life. For the philosopher, infernal myths were created by religions, which uselessly fueled fear. But there is a real hell and it is very real: the very anguish of living, of being afraid of death, of suffering and illness, of the torments of conscience.

 

“NELLA MORSA DEL RAGNO”. COME NASCONO LE PUNIZIONI NELL’ALDILA’: QUANDO LA GIUSTIZIA DEI RE, IN TERRA È LA STESSA DEGLI DEI DOPO LA MORTE…COSICCHÈ LA PERSONA NON HA SCAMPO! Nella preistoria si credeva che negli inferi risiedessero le anime dei defunti senza nessuna distinzione, ma poi nell’antichità divenne un luogo dove i morti ricevevano premi e punizioni. Questo cambiamento ebbe inizio quando nelle società si sviluppò un sistema politico e giudiziario più complesso e quindi colpe e delitti venivano sanzionati sia dalla giustizia dei Rei sia da quella divina, con gli stessi criteri. Ad esempio nell’inferno mesopotamico si credeva nell’esistenza di entità più infelici rispetto ad altre chiamate edimmu. In vita, alcune di queste persone erano colpite da eventi sfortunati e per questo si rivolgevano agli indovini per capire la ragione delle loro disgrazie. Questi ultimi, a loro volta, li sottoponevano a un interrogatorio ossia ad un elenco di decine di colpe personali e atti lesivi del diritto pubblico, simili alle prescrizioni del codice di Hammurabi. Alla base di tale interrogatorio chi trasgrediva l’ordine sociale codificato del Re violava anche l’ordine cosmico. Quindi l’infelice situazione terrena ed ultraterrena era causata dagli Dei per le azioni cattive rimaste nascoste. Per gli antichi Egizi coloro che in vita erano stati troppo soggetti al dominio del male subivano la seconda morte. Talvolta i dannati venivano rappresentati in un luogo rovesciato chiamato “regno dell’annientamento”, che si trovava sotto il mondo infero, all’interno del quale camminavano a testa in giù; quasi ad indicare che avevano invertito l’ordine sociale e cosmico. Oppure in Grecia dal IV secolo a.C., si sviluppò l’idea che buoni e cattivi non avessero tutti la stessa sorte ma, sulla base del comportamento morale tenuto nella vita terrena, gli Dei inferi assegnavano loro determinate aree dell’Ade. Rispetto a questa visione infernale non tutti gli intellettuali greco-romani erano d’accordo. Secondo loro le divinità infernali non si occuparono degli uomini ma erano questi ultimi che si costruivano il loro inferno e si condannavano da soli a causa del proprio accanimento nell’inseguire falsi valori.

“IN THE SPIDER'S CLAMP”. HOW PUNISHMENTS ARE BORN IN THE AFTERLIFE: WHEN THE JUSTICE OF KINGS ON EARTH IS THE SAME OF THE GODS AFTER DEATH...SO THE PERSON HAS NO ESCAPE! In prehistory it was believed that the souls of the deceased resided in the underworld without any distinction, but then in antiquity it became a place where the dead received rewards and punishments. This change began when a more complex political and judicial system developed in societies and therefore guilt and crimes were sanctioned by both criminal justice and divine justice, with the same criteria. For example, in the Mesopotamian hell it was believed in the existence of entities that were unhappier than others called edimmu. In life, some of these people were affected by unfortunate events and therefore turned to fortune tellers to understand the reason for their misfortunes. The latter, in turn, subjected them to an interrogation or to a list of dozens of personal faults and acts detrimental to public law, similar to the prescriptions of Hammurabi's code. At the basis of this interrogation, those who transgressed the codified social order of the King also violated the cosmic order. Therefore the unhappy earthly and otherworldly situation was caused by the Gods for the evil actions that remained hidden. For the ancient Egyptians, those who in life had been too subject to the dominion of evil suffered the second death. Sometimes the damned were represented in an overturned place called the "realm of annihilation", which was located under the underworld, inside which they walked upside down; almost to indicate that they had reversed the social and cosmic order. Or in Greece from the 4th century BC, the idea developed that good and bad people did not all have the same fate but, on the basis of their moral behavior in earthly life, the underworld Gods assigned them certain areas of Hades. Not all Greco-Roman intellectuals agreed with this infernal vision. According to them, the infernal deities did not concern themselves with men but it was the latter who built their own hell and condemned themselves due to their determination to pursue false values.

 

DOPO LA MORTE SI VA IN UN LUOGO NEUTRO DOVE NON SI RICEVE NESSUN PREMIO O PUNIZIONE, NON C’E’ DISCRIMINAZIONE E SI CONTINUA A FARE LA VITA DI SEMPRE! BENVENUTI ALL’INFERNO PREISTORICO. Dai primi testi antichi risalenti al II millennio a.C. risulta che parlassero già di inferno, anche se è molto probabile che tale nozione non fosse completamente ignota nella preistoria. Infatti la sepoltura, oramai praticata nel 50.000 a.C., era associata alla credenza che i defunti andassero all’ “inferno”, inteso come un luogo, dove si continuava a svolgere le attività terrene. In particolare, anche se ancora oggi non abbiamo sufficienti informazioni per definire l’inferno preistorico, attraverso studi svolti presso alcune civiltà più vicine a noi, è stato possibile cogliere degli aspetti di certe credenze antichissime molto simili tra loro. In generale si può dire che la strada che conduce all’inferno è piena di ostacoli, caratterizzata da specifiche prove iniziatiche. Questa credenza la troviamo ad esempio negli aborigeni australiani che, in alcuni dei loro disegni, rappresentano il viaggio delle anime irto di insidie. Altre credenze le possiamo rintracciare, ad esempio, nel gruppo etnico Jakuti della siberia settentrionale, nei Mongoli e nei Turchi orientali, dove l’inferno e il paradiso sono concepiti come un tutt’uno. L’Aldilà viene collocato nei sotterranei dove i defunti continuano a compiere le loro mansioni terrene e a rispettare la stessa gerarchia sociale. Ma la vita infernale non è per tutti: alcune anime dei morti sono esclusi poiché, durante la loro esistenza o in punto di morte, non avevano rispettato le tradizioni; si erano macchiati di certe impurità o non erano mai stati utili alla comunità. A causa di questi comportamenti sono costretti a vagare nel mondo terreno, fuori da quella società di cui non hanno mai rispettato le regole. Mentre le altre anime dei morti che finiscono in questo luogo neutro, senza distinzione di sorta, non ricevono né punizioni né castighi. Si tratta di una credenza antichissima che aveva stupito i primi viaggiatori cristiani del XIII secolo, dove l’inferno è un altro mondo, caratterizzato da nessuna dannazione perpetua. e attività diverse da quella che facevano nella vita terrena.

 

AFTER DEATH YOU GO TO A NEUTRAL PLACE WHERE YOU DO NOT RECEIVE ANY REWARDS OR PUNISHMENTS, THERE IS NO DISCRIMINATION AND YOU CONTINUE TO DO LIFE AS USUAL! WELCOME TO PREHISTORIC HELL. From the first ancient texts dating back to the 2nd millennium BC. it appears that they were already talking about hell, although it is very likely that this notion was not completely unknown in prehistory. In fact, burial, now practiced in 50,000 BC, was associated with the belief that the deceased went to "hell", understood as a place where earthly activities continued to be carried out. In particular, even if today we still do not have enough information to define prehistoric hell, through studies carried out in some civilizations closer to us, it has been possible to grasp aspects of certain very ancient beliefs that are very similar to each other. In general it can be said that the road that leads to hell is full of obstacles, characterized by specific initiatory tests. We find this belief, for example, in the Australian aborigines who, in some of their drawings, represent the journey of souls fraught with dangers. Other beliefs we can trace, for example, in the Yakut ethnic group of northern Siberia, in the Mongols and in the eastern Turks, where hell and heaven are conceived as one. The afterlife is placed in the basement where the deceased continue to carry out their earthly tasks and respect the same social hierarchy. But the infernal life is not for everyone: some souls of the dead are excluded because, during their existence or at the point of death, they had not respected the traditions; they were guilty of certain impurities or had never been useful to the community. Because of these behaviors they are forced to wander in the earthly world, outside that society whose rules they have never respected. While for the other souls of the dead who end up in this neutral place, without distinction of any kind, they receive neither punishments nor punishments. This is a very ancient belief that amazed the first Christian travelers of the 13th century, where hell is another world, characterized by no perpetual damnation and activities different from what they did in earthly life.

 

GUARDARSI ALLO SPECCHIO E APPARIRE DISTORTI, INTRAVEDERE NELL’OSCURITA’ DELLA NOTTE ENTITA’ BIZZARRE O CREDERE DI VEDERE UNO SPIRITO. FORSE È COLPA DELLE ILLUSIONI OTTICHE. Un aspetto che bisogna tener presente quando siamo di fronte ad un presunto evento paranormale è la possibilità di vedere qualcosa che non esiste, poiché ci sono alcune immagini capaci di ingannare i sensi e il cervello. Come sostiene la psicologa Susan Blackmore noi potremmo essere vittima delle cosiddette illusioni ottiche che avvengono quando il nostro sistema visivo cerca di dare un senso al mondo. Il nostro sistema percettivo funziona molto bene ma allo stesso tempo è anche caotico e quindi una presunta esperienza paranormale potrebbe essere simile alle illusioni ottiche, ossia quando il cervello cerca dei collegamenti tra eventi del tutto casuali. Vediamo alcuni esempi di illusioni. L’EFFETTO TROXLER. Se guardi attentamente dentro alla pupilla dei tuoi occhi riflessi nello specchio per un lasso di tempo più o meno lungo, il cervello inizierà a mostrarti strane figure. Infatti inizierai a notare che il tuo viso apparirà a volte poco riconoscibile o alterato; altre volte invece è possibile che appaiano dei volti di persone defunte. Questo fenomeno è dovuto dal fatto che il cervello in condizioni di scarsa illuminazione può iniziare a vedere cose che non esistono. ILLUSIONE FIGURA-SFONDO. Si verifica quando abbiamo di fronte a noi una figura ambigua da cui può emergere due tipi di profili neri, anche se non riusciamo mai a vederli contemporaneamente. Tra l’altro il nostro cervello tende molto velocemente a riconoscere i visi in ciò che vede. Questo fenomeno è conosciuto anche come pareidolia e lo possiamo notare quando, ad esempio, crediamo che un’insolita macchia sul muro sia il volto di un possibile spirito. PSEUDO-ALLUCINAZIONI si verificano quando emozioni come ansia o paura li proiettiamo su oggetti esterni. Ad esempio quando un bambino di notte crede di percepire mostri o entità nelle ombre, oppure che dei rami di albero si animano.

LOOK IN THE MIRROR AND APPEAR DISTORTED, SEE BIZARRE ENTITIES IN THE DARKNESS OF THE NIGHT OR BELIEVE YOU SEE A SPIRIT. MAYBE IT'S THE FAULT OF OPTICAL ILLUSIONS. An aspect that must be kept in mind when we are faced with an alleged paranormal event is the possibility of seeing something that does not exist, since there are some images capable of deceiving the senses and the brain. As psychologist Susan Blackmore claims, we could be victims of so-called optical illusions that occur when our visual system tries to make sense of the world. Our perceptual system works very well but at the same time it is also chaotic and therefore an alleged paranormal experience could be similar to optical illusions, i.e. when the brain looks for connections between completely random events. Let's look at some examples of illusions. THE TROXLER EFFECT. If you look carefully inside the pupil of your eyes reflected in the mirror for a more or less long period of time, your brain will start to show you strange pictures. In fact, you will begin to notice that your face will sometimes appear unrecognizable or altered; other times, however, it is possible that the faces of deceased people appear. This phenomenon is due to the fact that the brain in low light conditions can start to see things that don't exist. FIGURE-GROUND ILLUSION. It occurs when we have an ambiguous figure in front of us from which two types of black profiles can emerge, even if we can never see them at the same time. Among other things, our brain tends very quickly to recognize faces in what it sees. This phenomenon is also known as pareidolia and we can notice it when, for example, we believe that an unusual stain on the wall is the face of a possible spirit. PSEUDO-HALLUCINATIONS occur when we project emotions such as anxiety or fear onto external objects. For example, when a child at night believes he perceives monsters or entities in the shadows, or that tree branches come to life.

 

 

DAL FANTASMA EVOCATO A QUANDO ENTRA NEI NOSTRI SOGNI FINO AL SUO RITORNO PER VENDICARSI. COME CAPIRE IL COMPORTAMENTO DEGLI SPIRITI ATTRAVERSO L’USO DELLE STORIE DI FANTASMI. In alcune culture animiste, come quella induista, shintoista ma anche maya, il rapporto con gli spettri rientrava nella normale quotidianità, mentre l’uomo occidentale ha nutrito la paura dei fantasmi fin dalla cultura pagana che penetrò in seguito nella religione cristiana. Infatti, come sostiene l’antropologo M. Centini, nel corso della storia possiamo rintracciare degli atteggiamenti tipici nei confronti dei morti, presenti di solito nelle storie di fantasmi. Riporto alcuni esempi. 1. Il fantasma viene evocato dalla persona viva. Nell’Antico Testamento si racconta che il re Saul, temendo l’esercito dei filistei, decise di rivolgersi alla strega di Endor per evocare il profeta Samuele recentemente scomparso. La maga, attraverso lo spirito del defunto, gli predisse l’imminente caduta del suo regno e che il re sarebbe morto il giorno seguente. 2. Il fantasma appare in periodi specifici. Gli antichi Romani nutrivano una forte diffidenza verso i defunti, quindi era importante praticare correttamente le festività dei morti. Ad esempio ogni anno si festeggiavano i Lemuri ossia spiriti dei morti che nella religione romana ritornavano sulla terra solo in alcuni giorni dell’anno. Per placare la loro ira furono istituite le Lemuria, ossia feste celebrate in loro onore il 9, l’11 e il 13 maggio. 3. Il fantasma appare senza essere evocato. Secondo il teologo Agostino, sulla base di racconti di visioni, alcuni morti si potevano manifestare sia in sogno sia in altre forme, per fornire alle persone vive varie informazioni per la loro sepoltura. Quello che il Padre della Chiesa non accettava era la comunicazione in entrambi i sensi: i fedeli non si dovevano occupare dei morti come facevano i pagani. 4. Il fantasma ritorna con l’intenzione di vendicarsi. In epoca moderna vi erano racconti secondo cui il fantasma di una moglie deceduta vagava nella sua vecchia casa cercando di impaurire il marito e la sua nuova amante. Oppure il fantasma di una strega arsa al rogo dalla sua comunità che, con diversi espedienti, scatenerà tutta la sua ira. 

FROM THE GHOST SUMMONED TO WHEN HE ENTERS OUR DREAMS UNTIL HIS RETURN TO TAKE VENGEANCE. HOW TO UNDERSTAND THE BEHAVIOR OF SPIRITS THROUGH THE USE OF GHOST STORIES. In some animist cultures, such as Hindu, Shinto but also Mayan, the relationship with ghosts was part of normal everyday life, while Western man has nurtured the fear of ghosts since the pagan culture which later penetrated the Christian religion. In fact, as the anthropologist M. Centini claims, throughout history we can trace typical attitudes towards the dead, usually present in ghost stories. I give some examples. 1. The ghost is summoned by the living person. In the Old Testament it is said that King Saul, fearing the Philistine army, decided to turn to the witch of Endor to summon the recently deceased prophet Samuel. The sorceress, through the spirit of the deceased, predicted the imminent fall of his kingdom and that the king would die the following day. 2. The ghost appears at specific times. The ancient Romans had a strong distrust of the dead, so it was important to properly practice the holidays of the dead. For example, every year the Lemurs were celebrated, i.e. spirits of the dead who in the Roman religion returned to earth only on some days of the year. To appease their anger, the Lemuria were established, i.e. festivals celebrated in their honor on 9, 11 and 13 May. 3. The ghost appears without being summoned. According to the theologian Augustine, based on stories of visions, some dead people could manifest themselves both in dreams and in other forms, to provide living people with various information for their burial. What the Father of the Church did not accept was communication in both directions: the faithful did not have to deal with the dead as the pagans did. 4. The ghost returns with the intention of taking revenge. In modern times there were tales that the ghost of a deceased wife wandered around her old home trying to frighten her husband and his new lover. Or the ghost of a witch burned at the stake by her community who, with various expedients, will unleash all her wrath.

OGGETTI CHE SI SPOSTANO DA SOLI, LAMPADINE CHE ESPLODONO, QUADRI CHE CADONO E APPARIZIONI INSPIEGABILI. SIAMO VITTIMA DEL FENOMENO PARANORMALE DETTO POLTERGEIST O DI UNA FRODE? Un tipo di fenomeno di presunta natura spiritica è il poltergeist (dal tedesco = “spirito chiassoso”) che iniziò a manifestarsi in modo più considerevole dopo la Riforma di Martin Lutero (XVI). In particolare, questo tipo di “attività” provocherebbe inspiegabili apparizioni, spostamento di oggetti, forti rumori, quadri che cadono, lampadine che esplodono, piatti, bicchieri, bottiglie che si rompono ecc. Secondo gli spiritisti questa manifestazione avviene in luoghi per cui l’entità negativa nutre un forte legame di appartenenza, come case o cimiteri. Mentre per i parapsicologi pare che esso sia causato dall’energia psichica proveniente dalle condizioni psicologiche degli adolescenti. Ecco perché, allontanando l’individuo sensitivo, verrebbe a mancare anche il fenomeno. Da un punto di vista scientifico il poltergeist potrebbe essere collegato a svariati aspetti: per motivi di frode e per aspetti più legati alla sfera psichica della persona. Ad esempio dobbiamo tener conto della suggestione; della paura di avere una o più entità in casa; distrazione come, ad esempio, mettere gli oggetti in posti inusuali; periodo di stress; se vi sono animali che si muovono indisturbati dentro casa; di un possibile scherzo da parte di un vicino o di un coinquilino. Inoltre come ho già scritto all’inizio, questa manifestazione sembra che abbia un legame tra la casa e le persone che la abitano, ed in particolar con i bambini e gli adolescenti i quali potrebbero simularlo forse per manifestare un possibile disagio. Oltre a questi aspetti, come ha sostenuto il giornalista e scrittore Piero Angela, non esistono prove scientifiche che dimostrino l’esistenza di questa manifestazione. Uno dei problemi di controllo dell’evento è il fatto che si arrivi ad investigare quando il fenomeno è già terminato e quindi si è più propensi ad ipotizzare che sia frutto di una frode. Per controllare l’autenticità dell’evento, sarebbe utile consultare un prestigiatore che conosca come vengono prodotti i trucchi.

OBJECTS THAT MOVE BY THEMSELVES, LIGHT BULBS THAT EXPLODE, PAINTINGS THAT FALL AND UNEXPLAINED APPARITIONS. ARE WE A VICTIM OF THE PARANORMAL PHENOMENON CALLED POLTERGEIST OR OF A FRAUD? A type of phenomenon of presumed spiritual nature is the poltergeist (from German = "noisy spirit") which began to manifest itself more considerably after Martin Luther's Reformation (XVI). In particular, this type of "activity" would cause inexplicable apparitions, moving objects, loud noises, falling paintings, exploding light bulbs, breaking plates, glasses, bottles, etc. According to spiritualists, this manifestation occurs in places for which the negative entity has a strong bond of belonging, such as houses or cemeteries. While for parapsychologists it seems that it is caused by the psychic energy coming from the psychological conditions of adolescents. This is why, by removing the sensitive individual, the phenomenon would also disappear. From a scientific point of view, the poltergeist could be connected to various aspects: for reasons of fraud and for aspects more linked to the psychic sphere of the person. For example, we must take suggestion into account; of the fear of having one or more entities in the house; distraction such as, for example, placing objects in unusual places; period of stress; if there are animals that move undisturbed inside the house; of a possible prank from a neighbor or roommate. Furthermore, as I already wrote at the beginning, this event seems to have a link between the house and the people who live there, and in particular with children and adolescents who could perhaps simulate it to express possible discomfort. In addition to these aspects, as the journalist and writer Piero Angela argued, there is no scientific evidence that demonstrates the existence of this event. One of the problems of controlling the event is the fact that we end up investigating when the phenomenon has already ended and therefore we are more inclined to hypothesize that it is the result of fraud. To check the authenticity of the event, it would be useful to consult a magician who knows how the tricks are produced.

“QUI C’E’ QUALCUNO DI TROPPO!” CREDERE CHE L’ANIMA VIAGGI FUORI DAL CORPO O CHE SIA ASSETATA DI VITA DOPO LA MORTE, SONO ATTIVITA’ DI UNA SOLA ANIMA O DENTRO DI NOI NE ABBIAMO PIU’ DI UNA? Da un punto di vista antropologico l’espressione il doppio viene utilizzato per indicare l’anima ossia quell’entità autonoma presente in ciascuno di noi che, per alcune credenze e culture, è capace di abbandonare temporaneamente il corpo durante il sogno e spostarsi in altri luoghi. Ma il doppio viene anche indicato per esprimere l’anima che si stacca definitivamente dal corpo durante il trapasso. Infatti per l’antropologo e storico Alfonso Maria di Nola il morto, trasformato in doppio o fantasma, si carica di peculiari aggressività contro il gruppo. Questo perché è come se fosse stato strappato dalla sua pienezza vitale, alla quale resta impotente ma radicalmente attaccato. D’altro canto i parenti, per placare e soddisfare la sete di vita del defunto, sono tenuti ad alimentarlo con delle offerte e ritualità funebri. Un altro interessante esempio lo possiamo trovare nell’antica Roma, secondo cui la visualizzazione dello spirito, che esprimeva il concetto di doppio, veniva mostrato con le maschere di cera che rappresentavano realisticamente l’immagine del morto. Durante le processioni funebri, tali riproduzioni venivano indossate dalle persone che simbolicamente rappresentavano il morto. Ma l’anima è una sola per ciascun individuo? Vi sono alcune culture che credono che in ogni persona vi risieda più di un’anima. Ad esempio per la popolazione Ainu, presenti sull’isola di Hokkaido nel nord del Giappone, ogni uomo ne possiede due: quella della vita, posta nella colonna vertebrale e che muore con il corpo e quella dell’Io, ramat, destinata a sopravvivere. Oppure alcuni indiani d’America: i Dakota credevano che ogni uomo avesse quattro anime. La prima moriva con il corpo, la seconda rinasceva nelle vicinanze del cadavere, la terza si dirigeva verso il paese dei morti mentre la quarta rinasceva sempre dal ciuffo di capelli del defunto. In generale conoscere le presunte condizioni dell’anima dopo la morte è un mistero per tutti; e il doppio sembra essere una soluzione capace di dare un senso al baratro della morte.

“THERE’S ONE TOO MANY HERE!” BELIEVE THAT THE SOUL TRAVELS OUT OF THE BODY OR THAT IT IS THIRSTY FOR LIFE AFTER DEATH, ARE THESE ACTIVITIES OF ONE SOUL OR DO WE HAVE MORE THAN ONE IN US? From an anthropological point of view, the expression double is used to indicate the soul, that is, that autonomous entity present in each of us which, according to some beliefs and cultures, is capable of temporarily abandoning the body during dreams and moving to other places. But the double is also indicated to express the soul that definitively detaches itself from the body during the passing away. In fact, for the anthropologist and historian Alfonso Maria di Nola, the dead person, transformed into a double or ghost, is charged with peculiar aggression against the group. This is because it is as if he had been torn from his vital fullness, to which he remains helpless but radically attached. On the other hand, relatives, to quench and satisfy the deceased's thirst for life, are required to feed him with offerings and funeral rituals. Another interesting example can be found in ancient Rome, according to which the visualization of the spirit, which expressed the concept of the double, was shown with wax masks which realistically represented the image of the dead. During funeral processions, these reproductions were worn by the people who symbolically represented the dead person. But is the soul only one for each individual? There are some cultures that believe that more than one soul resides in each person. For example, for the Ainu population, present on the island of Hokkaido in northern Japan, every man possesses two: that of life, located in the spinal column and which dies with the body and that of the Self, ramat, destined to survive. Or some American Indians: the Dakota believed that every man had four souls. The first died with the body, the second was reborn near the corpse, the third headed towards the land of the dead while the fourth was always reborn from the tuft of hair of the deceased. In general, knowing the alleged conditions of the soul after death is a mystery to everyone; for some beliefs the double seems to be a solution capable of giving meaning to the abyss of death.

 

DALL’AUREOLA CHE CIRCONDA LA TESTA DEI SANTI E ILLUMINATI ALL’AURA PRESENTE IN OGNI ESSERE VIVENTE FINO AGLI ENIGMATICI FUOCHI FATUI. ECCO UN VIAGGIO TRA LE MANIFESTAZIONI “SPIRITICHE” LUMINESCENTI. Se facciamo un salto indietro nel tempo possiamo volgere la nostra attenzione all’AUREOLA, o chiamata anche nimbo, ossia un cerchio luminoso o metallico, talvolta fatto a raggiera che, nelle rappresentazioni artistiche e nelle immagini, circondava il capo di alcune divinità cristiane e ancor prima egizie, greche e romane. Infatti ne sono provvisti non solo Cristo, la Vergine, i santi e gli angeli ma anche Gautama Buddha e altri personaggi ritenuti di eccezionale spiritualità. Alcuni parapsicologi hanno suggerito che l’aureola potrebbe essere relazionata con l’AURA ossia l’emanazione luminosa che, per alcune filosofie, religioni e credenze, circonderebbe ogni essere vivente. Nonostante si sia discusso molto riguardo alla sua esistenza, ancora oggi non si è arrivati a nulla di concreto. Un altro tipo di fenomeno che gli spiritisti ritengono sia prodotto da entità, sono le fiammelle che scaturiscono autonomamente dal pavimento o dai mobili ma anche dal corpo del medium; oppure scie luminose o lampi. In questi casi le manifestazioni luminose possono assumere la forma di GLOBI che, dalle testimonianze fornite, sono non superiori a una trentina di centimetri. In apparenza possono sembrare in stretta relazione con i fuochi fatui ma invece appaiono in stanze chiuse dove si svolgono le sedute spiritiche. Per quanto riguarda appunto gli enigmatici FUOCHI FATUI sono fiammelle bluastre presenti a livello del terreno nei cimiteri, nelle paludi, negli stagni. In passato furono considerati un fenomeno paranormale e interpretati come un avvertimento per catastrofi imminenti oppure identificati come morti senza pace assetati di vendetta. Mentre oggi si ipotizza che i gas, come metano e del fosfano, prodotti durante la putrefazione dei cadaveri di esseri umani e animali, si infiammano spontaneamente quando entrano in contatto con l’ossigeno dell’aria.

FROM THE HALO THAT SURROUNDS THE HEADS OF THE SAINTS AND THE ILLUMINATED TO THE AURA PRESENT IN EVERY LIVING BEING UP TO THE ENIGMATIC WISPS. HERE IS A JOURNEY AMONG THE LUMINSCENT “SPIRITICAL” MANIFESTATIONS. If we take a leap back in time we can turn our attention to the HALO, or also called nimbus, that is, a luminous or metallic circle, sometimes made in a radial pattern which, in artistic representations and images, surrounded the heads of some Christian divinities and even first Egyptian, Greek and Roman. In fact, not only Christ, the Virgin, the saints and angels but also Gautama Buddha and other characters considered to be of exceptional spirituality are provided with them. Some parapsychologists have suggested that the halo could be related to the AURA, i.e. a luminous emanation which, according to some philosophies, religions and beliefs, surrounds every living being. Although there has been much discussion regarding its existence, nothing concrete has yet been achieved. Another type of phenomenon, which spiritualists believe to be produced by spiritual entities, are the flames that emerge independently from the floor or furniture but also from the medium's body; or light trails or flashes. In these cases the luminous manifestations can take the form of GLOBES which, from the stories provided, are no larger than about thirty centimeters. On the surface they may appear to be closely related to the will-o'-the-wisps but instead they appear in closed rooms where the séance takes place. While as far as the enigmatic WISPS are concerned, they are bluish flames present at ground level in cemeteries, swamps, ponds or in the rotting of organic remains. In the past they were considered a paranormal phenomenon and interpreted as a warning of imminent catastrophes or identified as the restless dead thirsting for revenge. While today it is hypothesized that the gases produced during the putrefaction of human and animal corpses, such as methane and phosphane, ignite spontaneously when they come into contact with oxygen in the air.

C’E’ CHI LO USA PER VIVERE NELL’ALDILA’, C’E’ CHI LO USA PER ESSERE RICORDATO, C’E’ CHI LO USA PER PROTEGGERSI E CHI PER SCACCIARE ENTITA’ NEGATIVE…SONO DIVERSI MODI PER USARE IL NOME. Per gli antichi Egizi, il nome proprio che l’uomo riceveva alla nascita, rivestiva un ruolo importantissimo. Infatti esso era ritenuto come parte integrante del suo proprietario e se quest’ultimo veniva nominato era come renderlo vivo anche se deceduto. Infatti un antico proverbio recitava: “L’uomo di cui è pronunciato il nome, vive”. Oppure il titolo del capitolo venticinque del Libro dei Morti suggerisce: la “formula perché il defunto si ricordi il suo nome nel regno dei morti”, ossia un modo per mantenere l’individualità del defunto in quanto egli stesso dover ricordarlo anche nell'Aldilà. Proprio perché il nome era ritenuto molto importante alcuni Egizi, che economicamente se lo potevano permettere, assicuravano la sopravvivenza ai loro nomi incidendoli sulle tombe, sui monumenti poiché vi era il rischio che venissero cancellati. Non è un caso che tutti gli oggetti del corredo funerario, dai sarcofagi alle statue agli oggetti più piccoli alle immagini incise, portassero trascritto il nome del defunto. Quindi, scriverlo rappresentava la possibilità di identificare l’immagine con quell’individuo e di fornire alla persona una forma fisica e un’alternativa oltre il corpo. Se il nome era rilevante per questo popolo, era chiaro che eliminarlo o usarlo per compiere malefici, voleva dire portare il defunto ad una condizione di non esistenza, alla “seconda morte”, ossia alla cosa peggiore che poteva accadere ad un egiziano. D’altro canto le divinità, per evitare di essere nominate in un contesto malefico, dichiaravano un nome falso per proteggere quello vero, poiché racchiudeva tutta la potenza divina. Infine è curioso notare come anche nella nostra cultura il nome è ritenuto rilevante. Ad esempio nell’esorcismo, in una delle fasi del rituale, il prete impreca lo spirito maligno che possiede la persona vivente, di rivelargli il suo nome. Questo perché dare il nome a una cosa o conoscerlo significa avere potere sulla cosa.

THERE ARE THOSE WHO USE IT TO LIVE IN THE AFTERLIFE, THERE ARE THOSE WHO USE IT TO BE REMEMBERED, THERE ARE THOSE WHO USE IT TO PROTECT THEMSELVES AND THERE ARE THOSE TO FLY AWAY NEGATIVE ENTITIES... THERE ARE DIFFERENT WAYS TO USE THE NAME. For the ancient Egyptians, the first name that man received at birth played a very important role. In fact, it was considered an integral part of its owner and if the latter was named it was like making him alive even if he was deceased. In fact, an ancient proverb stated: “The man whose name is spoken, lives”. Or the title of chapter twenty-five of the Book of the Dead suggests: the "formula for the deceased to remember his name in the kingdom of the dead", that is, a way to maintain the individuality of the deceased as he himself must remember it also in the afterlife. Precisely because the name was considered very important, some Egyptians, who could afford it economically, ensured the survival of their names by engraving them on tombs and monuments since there was the risk of them being erased. It is no coincidence that all the objects of the funerary kit, from sarcophagi to statues to smaller objects to engraved images, had the name of the deceased written down. So, writing it down represented the possibility of identifying the image with that individual and providing the person with a physical form and an alternative beyond the body. If the name was relevant for this people, it was clear that eliminating it or using it to carry out evil spells meant bringing the deceased to a condition of non-existence, to the "second death", i.e. the worst thing that could happen to an Egyptian. On the other hand, the divinities, to avoid being named in an evil context, declared a false name to protect the real one, since it contained all the divine power. Finally, it is curious to note how even in our culture the name is considered relevant. For example, in exorcism, in one of the phases of the ritual, the priest curses the evil spirit that possesses the living person to reveal his name to him. This is because giving a name to something or knowing it means having power over the thing.

 

C’E’ UNA SAGOMA NERA CHE “SEGUE” L’UOMO, CHE SCOMPARE CON LA SUA MORTE E SI RICONGIUNGE A LUI NELL’ALDILA’! È L’OMBRA DELLO SPIRITO DEL DEFUNTO…UN ALTRO TIPO DI APPARIZIONE. Fin dai tempi antichi l’uomo ha sempre cercato di raccontare le proprie apparizioni degli spiriti dei morti attraverso anche l’arte e la scrittura e, tra le tante forme proposte, spesso sosteneva che i fantasmi si manifestassero sotto forma di ombra. Ad esempio, per gli antichi Egizi, essa era chiamata Sheut e veniva rappresentata come una sagoma nera che “seguiva” l’uomo ovunque, come una sorta di impronta energetica che collegava il corpo fisico agli elementi incorporei dell’individuo. Quindi, possedere un'ombra significava esistere e, secondo le credenze, essa spariva nel momento della morte e poi ricompariva nell'Aldilà, ossia quando si ricongiungeva al defunto a cui apparteneva. Per quanto riguarda invece nell’antica Grecia, ed in particolare nei poemi omerici, lo spirito del defunto era considerato come un soffio, un respiro ma anche come un’ombra incorporea, una forma di vita sbiadita, diminuita e priva di mente. Nell’alto medioevo, invece, in alcuni racconti, gli spettri venivano chiamati umbra, come “apparenza di ombra”, poiché quello che vedevano i vivi era solo l’apparenza di quella persona che era stata in vita. I morti che si manifestavano, spesso venivano descritti “quasi viventi”, per esprimere il dubbio sull’autenticità che si nutriva nei confronti di questi fenomeni immateriali. Oppure anche in Dante, nella sua opera Divina Commedia, ed in particolare nel Paradiso, definiva le ombre “li segni bui” perché i personaggi dell’opera erano definiti: “anime visibili, degli spettri, delle ombre”, descritti come corpi sottili e trasparenti. In seguito, nel corso del tempo, l’ombra, subendo una metamorfosi, ha assunto un ruolo sempre più diverso dal significato di anima, caratterizzato da una presenza scolorita o da un’assenza di luce che “proponeva” di allacciare simbolicamente il mondo dei vivi e quello dei morti.

THERE IS A BLACK SHAPE THAT "FOLLOWS" THE MAN, WHICH DISAPPEARS WITH HIS DEATH AND REUNIONS WITH HIM IN THE AFTERLIFE! IT IS THE SHADOW OF THE SPIRIT OF THE DECEASED...ANOTHER TYPE OF APPARITION. Since ancient times, man has always tried to tell about his apparitions of the spirits of the dead through art and writing and, among the many forms proposed, he often claimed that ghosts manifested themselves in the form of a shadow. For example, for the ancient Egyptians, it was called Sheut and was represented as a black shape that "followed" man everywhere, as a sort of energetic imprint that connected the physical body to the incorporeal elements of the individual. Therefore, possessing a shadow meant existing and, according to beliefs, it disappeared at the moment of death and then reappeared in the afterlife, that is, when it was reunited with the deceased to whom it belonged. As regards instead in ancient Greece, and in particular in the Homeric poems, the spirit of the deceased was considered as a breath, a breath but also as an incorporeal shadow, a faded, diminished and mindless form of life. In the early Middle Ages, however, in some stories, ghosts were called umbra, as "appearance of shadow", since what the living saw was only the appearance of that person who had been alive. The dead who manifested themselves were often described as "almost living", to express the doubt about the authenticity that was felt towards these immaterial phenomena. Or even in Dante, in his work Divine Comedy, and in particular in the Paradise, he defined the shadows as "dark signs" because the characters in the work were defined as: "visible souls, ghosts, shadows", described as subtle bodies and transparent. Subsequently, over time, the shadow, undergoing a metamorphosis, took on a role increasingly different from the meaning of soul, characterized by a discolored presence or an absence of light which "proposed" to symbolically connect the world of living and that of the dead.

“FINCHE’ MORTE NON CI SEPARI!” AVERE PAURA DEI FANTASMI, VIETARE IL CONTATTO CON I DEFUNTI OPPURE RENDERLI PARTECIPI DELLA NOSTRA VITA…ECCO COME IL LEGAME CON IL MONDO DEI MORTI È ANCORA OGGI INDISSOLUBILE. Nell’antica Grecia, ai tempi di Omero, i fantasmi furono considerati come creature piagnucolose, di nessuna utilità, che non davano preoccupazioni alle persone vive. Solo in seguito, nel V secolo a.C. nell’Atene di Pericle caratterizzata da problematiche politiche e difficoltà socio-economiche, gli spiriti da passivi divennero attivi, capaci di minacciare e di spingere i viventi a seguire le loro istruzioni. Nacque così la paura dei fantasmi in Occidente che non si esaurì nella cultura pagana ma penetrò negli incubi e nelle visioni dell’uomo medievale. Infatti nell’Alto Medioevo la cultura ecclesiastica cercò di non favorire le credenze che si nutrivano verso gli spiriti ma di sostenere che solo i morti potevano comunicare con i vivi e non viceversa. Essi si potevano manifestare sia in sogno sia in altre forme per indicare ai fedeli informazioni sulla loro sepoltura. In seguito, nel Basso Medioevo, col diffondersi della liturgia dei morti, i racconti riguardo alle manifestazioni spiritiche aumentarono e si ricominciò ad accettare la reciproca comunicazione tra i vivi e i morti. In genere i fantasmi del tardo Medioevo erano molto precisi nel comunicare i loro bisogni e, in alcuni casi, cercavano di attirare l’attenzione delle persone vive pur di comunicare con loro. Nel Seicento, invece, il rapporto tra fantasmi e viventi cambiò e sembrava quasi che i defunti fossero più rivolti a risolvere le funzioni dei vivi come: rimediare alle ingiustizie; lamentarsi di promesse non mantenute; confessare i propri delitti, aiutare i viventi; ecc. Successivamente con la nascita dell’Illuminismo nel Settecento e del progresso scientifico avvenuto nell’Ottocento e poi nel Novecento, si diede una maggior fiducia all’intelletto umano e meno alle storie di fantasmi. Nonostante viviamo in un’epoca di tecnologia avanzata, la passione che le persone mostrano verso gli spiriti sicuramente non è destinata a finire.  

"TILL DEATH DO US PART!" BE AFRAID OF GHOSTS, PROHIBIT CONTACT WITH THE DEPARTED OR MAKE THEM PARTICIPANT IN OUR LIFE...HERE'S HOW THE BOND WITH THE WORLD OF THE DEAD IS STILL INDISSOLUBLE TODAY. In ancient Greece, at the time of Homer, ghosts were regarded as whining creatures, of no use, that gave no concern to living people. Only later, in the V century BC. in Pericles' Athens characterized by political problems and socio-economic difficulties, passive spirits became active, capable of threatening and pushing the living to follow their instructions. Thus was born the fear of ghosts in the West which did not end in pagan culture but penetrated the nightmares and visions of medieval man. In fact, in the early Middle Ages, ecclesiastical culture tried not to favor the beliefs that were nourished towards spirits but to maintain that only the dead could communicate with the living and not vice versa. They could manifest themselves both in dreams and in other forms to indicate to the faithful information about their burial. Later, in the late Middle Ages, with the spread of the liturgy of the dead, the stories about spiritual manifestations increased and the mutual communication between the living and the dead began to be accepted again. In general, the ghosts of the late Middle Ages were very precise in communicating their needs and, in some cases, they tried to attract the attention of living people in order to communicate with them. In the seventeenth century, however, the relationship between ghosts and the living changed and it almost seemed that the deceased were more aimed at solving the functions of the living such as: remedying injustices, complaining about broken promises; confess one's crimes, help the living; etc. Subsequently with the birth of the Enlightenment in the eighteenth century and the scientific progress that took place in the nineteenth and then in the twentieth century, greater trust was given to the human intellect and less to ghost stories. Although we live in an age of advanced technology, the passion that people show towards spirits is certainly not destined to end.

VIAGGIO TRA GLI SPIRITI: DALL’ANTICHITA’ AL MEDIOEVO FINO AL NOVECENTO. ECCO COME, ATTRAVERSO IL TEMPO, LE ENTITA’ POSSONO DIVENTARE DA SEMPLICI FARFALLE A ESSERI “CORPOSI” E LUMINESCENTI. Di solito è tipico nell’uomo, di qualunque epoca e cultura, il desiderio di definire il volto degli spiriti e la loro “struttura fisica” soprattutto per certificare la loro esistenza. Lo possiamo notare anche nel nostro mondo occidentale dove le entità hanno assunto diverse forme attraverso il tempo. Ad esempio nell’antica Grecia essi venivano considerati come un soffio, una farfalla, un respiro che uscivano dalla bocca nel momento che la persona moriva. In seguito nel medioevo, e precisamente nell’IX secolo, gli spiriti iniziavano ad apparire in modo diverso ossia caratterizzati da una certa “corposità”. Infatti, secondo i racconti dell’epoca, essi si presentavano con i segni delle sofferenze subite, come: corpi logori, visi pallidi, abiti candidi o anneriti, avvolti dal fuoco; per comunicare il luogo dell’Aldilà dal quale provenivano. Inoltre, nel XIII secolo, gli spiriti venivano anche descritti come ricoperti da un lenzuolo bianco dove la parte della testa era forata da due occhi neri e da una bocca con una dentatura evidente. Nacque così la visione di fantasma conosciuta oggi nei fumetti o al cinema. Successivamente, in epoca moderna, le entità iniziavano a mostrarsi non più in modo così “materiale”, ma solo alcune parti di esse, come corpi senza testa o le sole mani. Più tardi, nell’Ottocento, dalle testimonianze si evince che la loro forma era più vaga, inconsistente, di colore grigio, nero o luminescenti; a volte “producevano” effetti luminosi e apparivano spesso in stanze poco illuminate. Infine, nel Novecento alcune storie di fantasmi non erano molto diverse da quelle del secolo precedente e, da una campionatura casuale di presunti eventi paranormali avvenuti negli anni Settanta in Inghilterra, è risultato che le percipienti, in alcune occasioni, avevano visto: donne dai capelli neri con un vestito completamente bianco; sagome scure che attraversavano muri e spiriti incappucciati che facevano il gesto di invitare e poi scomparivano.

JOURNEY AMONG THE SPIRITS: FROM ANTIQUITY TO THE MIDDLE AGES UP TO THE TWENTIETH CENTURY. THIS IS HOW, THROUGH TIME, ENTITIES CAN BECOME FROM SIMPLE BUTTERFLIES TO "BODY" AND LUMINESCENT BEINGS. It is usually typical in man, of any age and culture, the desire to define the face of the spirits and their "physical structure" above all to certify their existence. We can also see it in our western world where entities have taken different forms over time. For example in ancient Greece they were considered as a breath, a butterfly, a breath that came out of the mouth when the person died. But then in the Middle Ages, and precisely in the ninth century, the spirits began to appear in a different way, i.e. characterized by a certain "body". In fact, according to the stories of the time, they showed up with the signs of the sufferings suffered, such as: worn out bodies, pale faces, white or blackened clothes, wrapped in fire; to communicate the place of the afterlife from which they came. Furthermore, in the 13th century, the spirits were also described as being covered by a white sheet where the part of the head was pierced by two black eyes and a mouth with evident teeth. Thus was born the ghost vision known today in comics or in the cinema. Subsequently, in the modern era, the spirits began to show themselves no longer in such a "material" way, but only some parts of them, such as bodies without a head or just hands. Later, in the 19th century, the testimonies show that their shape was more vague, inconsistent, gray, black or luminescent; sometimes they "produced" luminous effects and often appeared in dimly lit rooms. Finally, in the twentieth century some ghost stories were not very different from those of the previous century and, from a random sampling of alleged paranormal events that occurred in the 1970s in England, it emerged that the percipients, on some occasions, had seen black-haired women with an all-white dress, dark shapes crossing walls and hooded spirits making an inviting gesture and then disappearing.

 

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