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  • Immagine del redattoreAria Shu

IL MISTERIOSO MONDO DEI MAYA E LA MACABRA SCOPERTA IN FONDO AL POZZO SACRO



Secondo le credenze Maya i SACRIFICI UMANI rivestivano un ruolo fondamentale poiché avevano lo scopo di risarcire alle divinità le energie usate per il mantenimento dell’ordine cosmico [1]. Una ritualità che a noi oggi risulta a dir poco CRUDELE e direi anche senza senso. Una di queste pratiche era di essere letteralmente buttati giù in un pozzo per poi non risalirvi mai più… Una sensazione sicuramente da brividi ma che è accaduta realmente alle persone che sono state gettate in un pozzo, per essere sacrificate in nome di un Dio. Una fine inquietante che mi vengono solo i brividi a pensarci.


Ma prima di farci prendere dal panico, andiamo per ordine!


Nel 1879 L’archeologo statunitense Edward Herbert Thompson conobbe il mecenate americano Stephen Salisbury III, il quale gli diede dei finanziamenti per trasferirsi in Messico per circa 40 anni allo scopo di INDAGARE SULLE ROVINE e spedirne poi i campioni da studiare in America.

L’attenzione di Thompson si focalizzò sul complesso archeologico Chichén Itzá, risalente al 987 a.C., ossia quando il popolo Maya degli Itzá, con il suo re tolteco Kulkulkán, prese il sopravvento sugli altri fondando, su una città già esistente, la sua capitale.

Il suo nome significa “BOCCA DEL POZZO degli Itzá” e si riferisce a un pozzo naturale dalla forma circolare, il quale è stato causato dal crollo di grotte ubicate sottoterra dove scorre l’acqua. Tale formazione viene chiamata cenote e, in questo caso, Cenote Sacrado, caratterizzato da un diametro di 60 metri e pareti a picco alte 27 metri.

Una volta che ci si tuffa in acqua, non ci sarebbe poi stato il modo di ritornare su!! Da brividi non trovate?!

Oltre a questa caratteristica, il pozzo aveva anche un’altra peculiarità che aveva fatto capire a Thompson quanto fosse importante per questa civiltà. Ebbene vi era una strada pavimentata lunga 400 metri che collegava il grande pozzo alla grande piramide di Kulkulkán, dedicata al Dio CHAAC, una divinità maya dell’acqua e della pioggia, ovvero all’elemento indispensabile per la nostra vita.

Infatti, in generale il Cenote era l’unica fonte permanente di acqua ma, allo stesso tempo, per questo popolo era anche un collegamento tra il MONDO DEGLI UOMINI e il MONDO DEGLI DEI [2].

L’archeologo Thompson rimase molto colpito dalla descrizione che aveva dato del Cenote Sagrado il frate francescano spagnolo Diego De Landa, nel 1566, ricordato per aver DISTRUTTO buona parte del patrimonio culturale scritto dai Maya poiché ritenuto blasfemo.

In particolare De Landa scrisse: “In questo pozzo avevano l’abitudine di gettare uomini vivi come sacrificio agli dei, in tempi di siccità, e credevano che tali uomini non morissero, anche se non li vedevano più. Gettavano tante altre cose, come pietre preziose o oggetti che ritenevano preziosi. E, dunque, se questo paese possiede oro, sarà in questo pozzo che se ne troverà la maggior parte. [3]

Dopo quello che lo studioso aveva letto, in lui nacque l’idea di scoprire che in fondo a questo pozzo ci fosse veramente un TESORO!!! La sua voglia di sapere fu così tanta che decise che sarebbe andato, letteralmente, fino in fondo!

E qui ovviamente in parte gli do ragione: la curiosità è veramente tanta ma dall’altra parte io personalmente sono troppo fifona, non l’avrei mai fatto! Uno SCHIAFFO al mio istinto da esploratrice!



Così Thompson, nel 1904, ordinò di far costruire una draga in acciaio che avrebbe potuto estrarre dalle FAUCI DEL POZZO e riportare in superficie questo presunto tesoro! A tal proposito egli raccontò: “Per giorni di seguito la draga scendeva e risaliva, su e giù, senza sosta portando su fango e rocce, fango e altro fango![4]

In seguito, riportarono a galla artefatti interessanti: oggetti lavorati in giada, altri in oro e rame, tessuti e legno dell’epoca Maya, il tutto conservato nel fango! Davvero incredibile! Anche se la particolarità è che tutti erano stranamente rotti, bucati spezzati prima di essere buttati nel grande pozzo! E dopo… ebbene sì… spuntarono le OSSA UMANE!!

I lavori andarono avanti per anni anche grazie ai palombari e tra loro ci volle essere coraggiosamente, al contrario della sottoscritta, lo stesso Thompson! Da queste straordinarie imprese emersero ben 42 corpi umani e altrettanti scheletri negli anni a venire.

Lo studioso quindi affermò che la storia di cui aveva parlato De Landa era vera e che quindi, prigionieri di guerra, VERGINI di straordinaria BELLEZZA erano cresciute fin da piccole per raggiungere la perfezione fisica. Una preparazione, oltre che estetica, anche spirituale, il cui scopo era di essere pronte al loro martirio per il bene di tutta la comunità!

In realtà però se ci pensiamo un attimo uno scheletro non può darci indicazioni sulla loro bellezza o sulla loro verginità! Quindi caro Thompson… posso dirlo? Hai un pò TOPPATO!

Nel 2019 è stata effettuata un’analisi sui teschi scoperti nel pozzo e sono emersi risultati differenti: le vittime sacrificali erano in parte BAMBINI tra i 4 e i 6 anni e in parte giovani uomini, provenienti stranamente quasi tutti da Copan. Ma la cosa più AGGHIACCIANTE è che, dalle tracce sulle ossa, si dimostrano che le vittime venivano SCARNIFICATE ancora vive prima di essere buttate nel pozzo. Forse il motivo per cui gli oggetti venivano prima distrutti e poi gettati, era il medesimo delle persone sacrificate [5]. Tutto questo ovviamente era parte dei rituali dediti al Dio Chaac che erano ben diversi dalla leggenda delle vergini raccontata da Thompson!


Alla prossima

Aria Shu.


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Note dell’articolo:

[1] Cusimano, A.,I Maya. Pensiero, miti e culti, Great Britain by Amazon, 2013, pp. 119; 141.

[2] Polidoro, M. & Bongiorni, F.,Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 117.

[3] Polidoro, M. & Bongiorni, F.,Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 118.

[4] Polidoro, M. & Bongiorni, F.,Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 118.

[5] Polidoro, M. & Bongiorni, F.,Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 118.



Fonti articolo:

--Cusimano, A.,I Maya. Pensiero, miti e culti, Great Britain by Amazon, 2013.

--Polidoro, M. & Bongiorni, F.,Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020.


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