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  • Immagine del redattoreAria Shu

IL MISTERO DEI 13 TESCHI DI CRISTALLO: OGGETTI PREZIOSI CHE “CUSTODISCONO” I SEGRETI DELL’UMANITA’


Il teschio di cristallo esposto al British Museum.

Affascinanti, splendenti, misteriosi, macabri e soprattutto ipnotici… sono i famigerati teschi di cristallo, ossia dei modelli di crani umani, ricavati da blocchi di cristallo di quarzo trasparente e scoperti in luoghi diversi. Attorno a essi ruotano profezie, leggende e superstizioni ma ancora oggi nessuno è stato capace di fornire certezze né sulla storia né sul loro vero significato (1). Un vero e proprio mistero tra i misteri.

Un’antica LEGGENDA MAYA narra che nel mondo esistono 13 teschi di cristallo che, una volta riuniti, darebbero preziose informazioni sull’origine, sullo scopo e sul destino dell’umanità. In particolare, quando arriverà la fine del mondo e quando la nostra esistenza sarà in pericolo, solo i 13 teschi riuniti potranno salvare noi e il nostro pianeta (2). Sembra un racconto di fantascienza ma questa storia è stata fonte di ispirazione per il film “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” del 2008, diretto da Steven Spielberg. Se vi capita, guardatelo o riguardatelo! Per me ha un fascino intramontabile!

Dal film Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008) di Steven Spielberg.

Il teschio che per primo ha attirato l’attenzione dei media è chiamato Teschio Mitchell-Hedges, pare scoperto nel 1927 da Anna Mitchell-Hedges, figlia dell’archeologo Frederick Albert, durante una spedizione nella città maya di Lubaantun (oggi Belize) (3).

Il teschio in questione è leggermente più piccolo di un cranio umano e, come già detto inizialmente, è ricavato da un unico blocco di cinque chili di quarzo ialino o cristallo di rocca lavorato con straordinaria finezza e perfezione (4). È l’unico che, oltre a mostrare grande precisione anatomica, abbia anche una MANDIBOLA MOBILE.

Frederick Mitchell-Hedges, nel suo libro di viaggi “Danger My Ally” (Londra, 1954), ha citato per la prima volta il reperto a quasi 30 anni di distanza dalla scoperta, denominandolo “Teschio del Destino”. L’archeologo, in quest’opera, sostiene che, generazioni dopo generazioni, i Maya avrebbero pazientemente lavorato il blocco di cristallo strofinandolo con la sabbia fino ad ottenere la forma desiderata, per ben trecento anni… Un metodo di lavorazione che ovviamente non convince!

Quindi il teschio, sempre secondo l’archeologo, risalirebbe a 3600 anni fa e sarebbe stato usato dai sacerdoti maya per compiere riti esoterici (5). Sembra che quando il sacerdote invocava la morte, attraverso il teschio, essa sopraggiungesse puntuale… Come dire: “È arrivata la tua ora!”

Oltre al Teschio del Destino, conservato dal marito di Anna, Bill Hormann, VE NE SONO ALTRI presenti in alcuni musei e collezioni private, come ad esempio: al British Museum, al Musée du quai Branly a Parigi, al museo Smithsonian di Washington (6). Un altro teschio noto è quello conosciuto con il nome Sha Na Ra, ritrovato in Messico da un personaggio televisivo, Nick Nocerino, che negò qualsiasi informazione sul ritrovamento; oppure il teschio chiamato Max, appartenente ai coniugi Parks, che pare sia stato ritrovato in Guatemala nel 1920 (7).

Sono indubbiamente oggetti affascinanti e misteriosi ma, per qualcuno, anche carichi di POTERI SOPRANNATURALI. Ad esempio alcuni sensitivi che guardarono il teschio negli occhi hanno avuto visioni olografiche del futuro affermando che ridere in faccia al teschio porti a morte certa. Altre persone sostengono che i teschi abbiano il potere di influire sui pensieri e sull’umore delle persone oppure (8) alcuni visitatori del British Museum londinese lo hanno visto muoversi all’interno della teca (9).

A fronte di queste credenze non posso dire di essere stupita: le antiche civiltà, ad esempio, attribuivano al cristallo poteri spirituali e taumaturgici e non a caso la sfera di cristallo è quella utilizzata dai veggenti per prevedere il futuro. D’altronde il cristallo infatti è dotato di una precisa disposizione geometrica dei suoi atomi (10) e da sempre gli oggetti fatti con questo minerale sono ritenuti rari e fuori dal comune.


Ma tutta questa storia dei teschi “MI PUZZA” di confusione e di imprecisioni, come dire racconti ai confini tra realtà e molta fantasia. Quindi è meglio fare un po' di ordine.

1.Innanzitutto nella cultura maya non c’è alcun riferimento a oggetti di questo genere e tra l’altro i teschi precolombiani venivano rappresentati in modo diverso rispetto ai teschi di cristallo. Questi ultimi sono molto simili alle raffigurazioni occidentali di teschio e inoltre appartenenti a tempi più recenti (11).

Alla vostra sinistra uno dei teschi di cristallo, tipicamente europeo; alla vostra destra i teschi della cultura maya.

2. Non esiste nessuna documentazione che attesti il ritrovamento di TUTTI i teschi di cristallo (12). Lo dico non con sadismo ma con forte dispiacere. Non ci sono prove o scavi archeologici a riguardo (13)!

3. Nel 1970 il laboratorio Hewlett-Packard di Santa Clara (California, USA), specializzato nell’analisi di quarzi e cristalli, decise di sottoporre un teschio a una serie di esami, giungendo alla conclusione che quell’oggetto “non doveva esistere” ai tempi dei Maya! In particolare, a causa della durezza del quarzo, è estremamente improbabile scolpire una forma del genere, strofinando semplicemente della sabbia su di esso! Sono necessari ovviamente strumenti moderni, di cui però non si trovava traccia (14). E anche qui delusione!

Visto e considerato che il cristallo non si può datare, nel 2008, l’antropologa statunitense Jane MacLaren Walsh è riuscita a compiere nuove analisi sul Teschio del Destino. Di solito un teschio levigato a mano dovrebbe mostrare tracce irregolari e ondulate, come quelle presenti sulle statue precolombiane. Invece i moderni strumenti, come la MOLA ROTATIVA DIAMANTATA, lasciano segni ordinati e paralleli, anche se questi ultimi possono essere “raschiati” da una lucidatura successiva.

Quindi, furbamente, l’antropologa ha cercato questi segni nelle parti del teschio meno accessibili, realizzando dei calchi in silicone. Dalle fotografie al microscopio dei calchi si rilevano tracce parallele e regolari, e questo significa che sono stati fatti con interventi meccanici, sia sui denti della mascella sia sui due fori inferiori destinati a pioli di supporto (15). Questo dimostra che non è possibile che i teschi li abbiano fatti i Maya!

A confermare queste rivelazioni ha pensato anche il National Geographic che, nel 2011, ha mostrato, in un documentario intitolato The Truth Behind the Crystal Skulls, che un artigiano cinese può crearne uno in circa undici giorni (16). Incredibile!


Quindi se non sono stati i Maya a progettare i teschi di cristallo... chi è stato?


Per l’esemplare conservato al British Museum, si è riusciti a risalire ad una probabile origine tedesca nella lavorazione, mentre la roccia cristallina è di origine brasiliana. Inoltre, tra gli scritti del museo, è emerso un certo ANTIQUARIO francese: Eugène Boban che nel 1886 aveva cercato di vendere un falso teschio di cristallo al museo nazionale del Messico. Boban è stato l'artefice di questa GRANDE TRUFFA dei teschi di cristallo!! (17).

Eugène Boban o Boban-Duvergé (1834–1908), antiquario francese.

In definitiva cosa possiamo dire di questo mistero? Che sono reperti moderni e non antichi, tanto è vero che al British Museum londinese, al Musée du quai Branly parigino e allo Smithsonian di Washington sono presentati chiaramente come falsi. Così come è falso il casuale ritrovamento da parte di Anna durante gli scavi fra le rovine della città maya di Lubaantun. Inoltre, altra chicca, pare che il teschio sia stato acquistato dal padre nel 1944 da un antiquario londinese (18) e poi, come detto pocanzi, ha pubblicato il suo libro nel 1954 citando per la prima volta il reperto trent’anni dopo la presunta scoperta! Bè direi che i TEMPI SON PERFETTI!

A voi le conclusioni!


Alla prossima.

Aria Shu.



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Note dell’articolo:

(2) Articolo online di Giuliana Galati: https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278477

(5) Articolo online di Giuliana Galati: https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278477

(6) Articolo online di Giuliana Galati: https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278477

(9)Articolo online di Giuliana Galati: https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278477

(11)Articolo online di Giuliana Galati: https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278477

(14)Articolo online di Giuliana Galati: https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278477

(15) Articolo online di Giuliana Galati: https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278477

(16) Articolo online di Giuliana Galati: https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278477

(18) Articolo online di Giuliana Galati: https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278477



Fonti articolo:

- Articolo online di Giuliana Galati: https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278477



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