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  • Immagine del redattoreAria Shu

IL MISTERO DELLE STATUE MOAI: GUARDIANI SPIRITUALI CHE “PORTARONO” L’UOMO ALL’AUTODISTRUZIONE

Aggiornamento: 10 dic 2021


Oggi facciamo un viaggio davvero straordinario ed esattamente in un’isola sperduta del Pacifico a 3600 km dalla costa del Cile chiamata Rapa Nui, ma noi tutti la conosciamo come l’Isola di Pasqua (1). Diciamo che di questo minuscolo luogo forse non sapremmo l’esistenza se non per un mistero particolare, ossia per i suoi ABITANTI DI PIETRA. Ne sono stata attirata perché guardando qualche foto ho notato che, oltre ai “TESTONI” che sbucano dal suolo hanno addirittura un corpo, anche se sotterrato! Ebbene questa per me è stata una scoperta sebbene per gli addetti ai lavori non lo è!

Le statue in questione si chiamano MOAI, sono costruzioni monolitiche ricavate e scavate da un unico blocco di pietra (tufo) vulcanico. Alcune statue sono state poste su un basamento in pietra detto Ahu e possono essere alte da circa 2,5 metri fino ad arrivare a 10 metri, pesanti fino a 80 tonnellate. Grazie agli archeologi ne sono stati ritrovati ben 887 che "sorvegliano" l'isola del Pacifico, ma si pensa che originariamente fossero oltre 1000. Il loro corpo interrato naturalmente è piuttosto stilizzato e sorregge la testa, mentre alcuni di essi sul capo portano un buffo TOZZO cilindro, chiamato pukao, ricavato da un altro tipo di tufo di colore rossastro. Si è ipotizzato che forse servisse da copricapo o da acconciatura che andava di moda anticamente tra gli uomini dell'isola (2).

Un'altra particolarità è che sul dorso delle statue sono incisi simboli in RONGORONGO, ossia un misterioso sistema di glifi scoperto in quest’isola nel XIX secolo ma che nessuno è riuscito ancora ad interpretare (3).

Dopo questa descrizione, viene da chiedersi: ma quanto sono ANTICHE? Da vari studi, sembra che i primi abitanti dell’isola fossero navigatori polinesiani provenienti da occidente che arrivarono su questa terra nel 300 d.C. Solo alcuni secoli successivi iniziò la costruzione dei basamenti mentre le statue Moai iniziarono ad essere scolpite dopo l’anno 1000 d.C. per poi continuare i lavori per oltre 600 anni (4).

A scoprire l’isola fu l’ammiraglio olandese Jakob Roggeveen che, nel 1722, vi sbarcò la domenica di Pasqua e per questo gli diede il nome di Isola di Pasqua. Egli fu colpito dalla grande quantità di statue in pietra di notevole dimensioni, con il volto all’interno quindi con le spalle all’oceano (5). La scoperta, invece, dei CORPI INTERRATI è avvenuta in anni, diciamo, più recenti, ossia nel 1914 (6).

A contribuire ancor di più alla mia curiosità fu un'altra importante campagna di scavi eseguita nel 1955 dall’esploratore e antropologo Thor Heyerdahl, il quale ha svelato, in parte, alcuni dei misteri che aleggiano attorno a questo luogo surreale. In particolare verrebbe spontaneo chiedersi: Come fu possibile che gli abitanti dell’isola siano riusciti a scolpire, sollevare, spostare e sistemare le statue? Semplici uomini possono fare costruzioni di questo tipo? Vediamo insieme quali sono le scoperte. Tra l’altro SOTTOLINEO che gli studiosi hanno avuto la possibilità di confrontarsi con gli indigeni per capire, passaggio per passaggio, come hanno fatto i loro antenati a costruire le statue (7).

1. Furono scoperte le CAVE dove si trovavano le statue, scolpite direttamente sul posto attraverso l’uso di semplici strumenti come: picconi, martelli o scalpelli.

2. La pietra vulcanica di cui sono fatti i “Giganti” è il TUFO che veniva ammorbidito per raggiungere la parte interna della roccia, e poi modellato con il basalto. In questo modo 6 uomini potevano scolpire tutto il contorno della statua di circa 5 metri di altezza in soli 3 giorni! Quindi si ipotizzò che con l’aiuto di 6 uomini, nel giro di un anno, fosse possibile scolpire una statua (8).

3. Hanno individuato i percorsi lungo i quali le statue venivano trasportate rilevando, tra l’altro, anche dei FRAMMENTI che si sono rotti durante lo spostamento. Si è ipotizzato che il TRASPORTO sarebbe stato compiuto grazie alla forza di 180 uomini i quali avrebbero fatto scorrere la statua su rulli e, per sollevarla e posizionarla sul basamento in pietra, si utilizzassero grandi tronchi che fungevano da leve (9).

4. Altro mistero: come è possibile che le antiche popolazioni usassero leve e rulli di legno quando non ci sono ALBERI sull’isola? Ebbene già gli esploratori del 1600 dicevano che l’isola non aveva alberi ma, analizzando i pollini presenti nella vegetazione nei 3 laghi dell’isola, gli studiosi hanno cercato di ricostruire i cambiamenti ambientali confermando che, tanto tempo fa, questo luogo era ricoperto di boschi (10)!

Quindi l’antico popolo ha sfruttato il suo territorio privandolo di risorse importanti, come gli alberi, per costruire i giganti (11)!

Da non credere, ma io mi chiedo: Ma sono così importanti queste statue a tal punto da mettere a repentaglio la terra in cui si vive, distruggendo alberi?

Gli antichi popoli hanno creato forse dei guardiani per proteggere quel luogo quando per costruirli hanno, nello stesso tempo, contribuito a distruggere la propria terra disboscandola! Un esempio di come il BISOGNO DI CREDERE sia talmente forte da superare la razionalità. È facile intuire che alla scomparsa degli alberi, accaduta probabilmente intorno al 1600, le statue furono abbandonate poiché gli abitanti del posto furono costretti ad andarsene!

In conclusione, sicuramente per loro le statue avevano un significato profondo che ancora oggi rimane un enigma. Si ipotizza che forse rappresentassero antichi SOVRANI, divinità o strumenti per incutere paura alle masse, o GUARDIANI a protezione spirituale della propria terra e di prosperità capaci di favorire eventi propizi come la pioggia e la crescita di coltivazioni abbondanti (12). D’altro canto però questo caso ci fa capire come l’essere umano sia capace di AUTODISTRUGGERSI per costruire i propri presunti Dei, senza avere al certezza che essi esistano!


Alla prossima.

Aria Shu





Copyright © 2020-2021, “www.mondidiaria.com” – Tutti i diritti riservati.



Note dell’articolo:

(1) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 147.

(4) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 147.

(5) Centini, M., Megalitismo. Luoghi sacri e di potere, Xenia nella collana I tascabili, Pavia, 2004, p. 101.

(7) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 147.

(8) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 148.

(10) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 148.

(11) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 148.

(12) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 148; https://www.focus.it/cultura/curiosita/i-moai-dellisola-di-pasqua-hanno-anche-il-busto



Fonti articolo:


Centini, M., Megalitismo. Luoghi sacri e di potere, Xenia nella collana I tascabili, Pavia, 2004.



Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020.



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