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  • Immagine del redattoreAria Shu

NELL'ANTICA VALLE DELL’INDO VIVEVA UN POPOLO DALLA LINGUA INDECIFRABILE, CHE COSTRUÌ CITTÀ AVANZATE

Aggiornamento: 21 feb 2023


Nel terzo millennio a.C., quando in Egitto si innalzavano le grandi piramidi e in Mesopotamia le ziggurat, nella valle dell’Indo sorgeva Mohenjo-Daro, una delle città più grandi ed evolute del mondo antico. Il nome significa probabilmente (il) monte dei morti (1), ubicato nell’attuale regione pakistana del Sindh e costruito pressappoco nel XXVI secolo a.C.

Quando nel 1924 l’archeologo britannico John Hubert Marshall, assieme al suo staff, iniziò gli scavi (2) portò alla luce due siti importantissimi: Harappa e appunto Mohenjo-Daro, quest’ultimo conservato meglio rispetto al primo (3). Le loro ricerche misero in luce un aspetto sconcertante: mentre nell’Età del Bronzo la quasi totalità degli esseri umani viveva in capanne di fango, qui abitava un popolo che aveva costruito una struttura urbanistica molto AVANZATA!

Ho voluto riportare un confronto tra due tipi di costruzioni: capanne di fango e Mohenjo-Daro

In particolare gli edifici sono disposti a griglia, fatti di mattoni di fango seccati al sole, con sovrastrutture in legno ed estesi su una superficie di 300 ettari (4). La città è principalmente divisa in due settori: una cittadella e una città bassa. Nella cittadella, la parte più alta, gli esperti hanno trovato una struttura in mattoni cotti a forma di vasca, soprannominata il Grande Bagno, ovvero un enorme granaio, poi un serbatoio per contenere l’acqua, dei granai di circa 50 metri di lunghezza e 20 metri di larghezza e un viale largo 10 metri che appunto divideva in due l’insediamento (5). La città ospitava dai 50 ai 70 mila abitanti e, come spiega l’indologo Giuliano Boccali dell’Università degli Studi di Milano, era progettata a pianta quadrata, con reti fognarie di tubazioni sotterranee. Nello specifico, case e “condomini” erano a due piani e i condotti di scarico partivano direttamente dalle abitazioni, dove erano disponibili le prime toilette con risciacquo della storia (6).

Che dire? Una progettazione urbanistica che metteva in primo piano l’igiene! Tra l’altro un'altra scoperta sconvolgente è quella di un edificio con un IPOCAUSTO, ossia un sistema di condutture per l’aria calda per riscaldare l’acqua del bagno (7).


Esempio di Ipocausto romano.

Questa civiltà sapeva padroneggiare l’irrigazione e controllare le piene del fiume attraverso la costruzione dei condotti di irrigazione e i canali di scolo (8). Sono stati scoperti inoltre forni di vasai, vasche per tintura, officine per lavorare i metalli, oggetti di ceramica vetrificati, la statuetta di steatite chiamata il Re-sacerdote (nome moderno) e quella in bronzo col nome di Ballerina (9), ma soprattutto anche numerosi sigilli con iscrizioni.

Il Re-sacerdote e la Ballerina

E qui cade l’asino! Ops, no… l’'UNICORNO!

Infatti, in alcuni tipi di questi reperti, c’è uno strano animale raffigurato e NON è un bovino o un’antilope con le corna viste di profilo!! È assicurato che, dalla scoperta di figurine e dalle raffigurazioni di processioni, la creatura ha effettivamente un corno solo. Personalmente mi sembra che tale oggetto favorisca la fuoriuscita del SANGUE e/o SALIVA dell’animale per farlo fluire prima in una specie di “paralume” (10) e poi in una specie di vasca emisferica. Sono ovviamente mie supposizioni, come sempre, niente di certo.

Quindi è proprio per via delle raffigurazioni di questo strano animale sui reperti che questo popolo ha preso il nome di Civiltà dell’Unicorno.

A prescindere da questo piccolo particolare, i reperti citati finora, ma anche tanti altri non menzionati, hanno permesso agli studiosi di capire, anche se parzialmente, chi fossero gli abitanti di questa città così avanzata. Ebbene cerchiamo di conoscerli più da vicino!!

1. Come già anticipato, questa civiltà si diffuse in Pakistan e nell’India Occidentale fra il 2600 e il 1900 a.C., lungo il fiume Indo e i suoi affluenti. Dai reperti rinvenuti, gli archeologi hanno potuto comprendere che si trattava di una società con una struttura democratica, in cui le decisioni venivano prese dalle assemblee di cittadini. Inoltre si ipotizza che questo popolo fosse dedito all’agricoltura mentre, da resti di barche e tracce di un canale in comunicazione con il mare, forse erano anche abili navigatori. La cosa sorprendente è che non sono mai state trovate fortificazioni e ARMI, e per questo mi chiedo: come facevano a difendersi da potenziali invasori? Come sostiene l’indologo Giuliano Boccali forse questa civiltà non aveva bisogno di proteggersi poiché il suo insediamento è ubicato in una posizione geografica isolata (11).


2.Un altro aspetto sorprendente è che non sono stati trovati né templi né palazzi lussuosi, come in Egitto e in Mesopotamia, oppure statue di culto e nemmeno iscrizioni sacre! Quindi probabilmente non avevano un RE, una DIVINITÀ da adorare e nemmeno credenze sul mondo ultraterreno (12)!! Davvero strano! Forse non hanno trovato altri reperti?! Chissà!


3. Altro mistero è che questo popolo aveva una sua SCRITTURA ma ancora oggi nessuno è stato in grado di decifrarla. Come sostiene Tiziana Pontillo, indologa dell’Università di Cagliari, forse questa civiltà aveva scambi commerciali con la Mesopotamia e quindi non poteva ignorare la scrittura. La lingua che parlava era una forma arcaica di sanscrito o una lingua dravidica (dell’etnia dei Dravidi), oppure apparteneva a un gruppo linguistico estinto. Il problema è che se non si ha un idioma “parente” conosciuto, non è possibile fare dei paragoni per la decifrazione dei segni (13). Questo è il motivo per cui non è possibile comprenderne la scrittura; è come se fosse inventata quasi dal nulla. Tuttavia è doveroso sottolineare che non tutti gli studiosi sostengono che sia una scrittura, ma piuttosto una forma di comunicazione limitata a nomi di personaggi, alle loro funzioni e proprietà; quindi ad ogni persona o cosa era assegnato un simbolo (14).


Ultimo mistero… Ma dove sono finiti tutti???

Ebbene esistono diverse ipotesi. Alla fine del XVIII secolo a.C. si registra un declino della città e molti pensano sia stato causato da ipotetiche catastrofi naturali come il disboscamento delle foreste (15), l’allagamento o la deviazione di un fiume e quindi del suo successivo abbandono (16). Oppure c’è chi sostiene che fosse dovuto a devastazioni o massacri da parte di ipotetici invasori, ma durante gli scavi sono stati trovati soltanto trentasette scheletri, di epoche diverse e nessun segno di distruzione o catastrofi naturali. In particolare alcuni cadaveri in posizione di sepoltura non formale, morti all’improvviso, e i resti di due persone rilevati su una scalinata (17).

Ipotesi fantascientifiche a parte, in cui si sostiene che Mohenjo-Daro sia stata colpita da un’esplosione nucleare (18), credo di più che nel secondo millennio a.C. l’ECONOMIA dell’India cambiò per via dell’introduzione di nuove piante, come il riso e il sorgo oppure come la diffusione della palma da dattero o la domesticazione del cavallo e del cammello. Di conseguenza, il popolo dell’Indo gradualmente abbandonò la sua città e si mescolò ad altre civiltà. In questo modo è difficile risalire alle sue origini (19).

D’altro canto l’essere umano, se non riesce più a sostenersi semplicemente si sposta. Non sempre dietro ad un grande mistero ci deve essere per forza una grande spiegazione.


Alla prossima.

Aria Shu.


Copyright © 2021-2022, “www.mondidiaria.com” – Tutti i diritti riservati.



Note dell’articolo:

(1) E’ un nome moderno.

(3) Vidale, M., Antiche civiltà. Asia ed Estremo Oriente,Fabbri Editori nella coll.: ARCHEOLOGIA –Luoghi e segreti delle antiche civiltà, Torino, 2005, p. 4.

(4) Vidale, M., Antiche civiltà. Asia ed Estremo Oriente,Fabbri Editori nella coll.: ARCHEOLOGIA –Luoghi e segreti delle antiche civiltà, Torino, 2005, p. 11; Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 72.

(5) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 72.

(6) Articolo online di Franco Cappone, link: https://www.focus.it/cultura/mistero/la-civilta-dell-indo-unicorno

(7) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p.72.

(8) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p.72.

(10) Dagli archeologi questo oggetto viene considerato un braciere, un incensiere, un distillatore di bevande sacre (Vidale, M., Antiche civiltà. Asia ed Estremo Oriente,Fabbri Editori nella coll.: ARCHEOLOGIA –Luoghi e segreti delle antiche civiltà, Torino, 2005, p. 5.)

(11) Articolo online di Franco Cappone, link: https://www.focus.it/cultura/mistero/la-civilta-dell-indo-unicorno

(12) Vidale, M., Antiche civiltà. Asia ed Estremo Oriente,Fabbri Editori nella coll.: ARCHEOLOGIA –Luoghi e segreti delle antiche civiltà, Torino, 2005, p. 12.

(13) Articolo online di Franco Cappone, link: https://www.focus.it/cultura/mistero/la-civilta-dell-indo-unicorno

(14) Articolo online di Franco Cappone, link: https://www.focus.it/cultura/mistero/la-civilta-dell-indo-unicorno

(15) Vidale, M., Antiche civiltà. Asia ed Estremo Oriente,Fabbri Editori nella coll.: ARCHEOLOGIA –Luoghi e segreti delle antiche civiltà, Torino, 2005, p. 15.

(16) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p.72.

(17) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p.72.

(18) Non c’è nessuna prova a riguardo. Se questo popolo fosse stato colpito da un’esplosione nucleare, non sarebbero stati ritrovati degli scheletri, ma solo della cenere (Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p.73).

(19) Per approfondimenti si veda: Vidale, M., Antiche civiltà. Asia ed Estremo Oriente,Fabbri Editori nella coll.: ARCHEOLOGIA –Luoghi e segreti delle antiche civiltà, Torino, 2005, p. 15.



Fonti articolo:


Vidale, M., Antiche civiltà. Asia ed Estremo Oriente,Fabbri Editori nella coll.: ARCHEOLOGIA –Luoghi e segreti delle antiche civiltà, Torino, 2005.


Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020.




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