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  • Immagine del redattoreAria Shu

OPS...SONO INTRAPPOLATA TRA IL MONDO DEI VIVI E QUELLO DEI MORTI. COME FACCIO AD USCIRE?

Aggiornamento: 10 gen 2022


Secondo alcune antiche credenze, come lo shintoismo, si sostiene che l’anima del defunto non raggiunga immediatamente l’aldilà, ma entri in una fase di esistenza particolare, in cui subisce un processo di METAMORFOSI. Una condizione indubbiamente precaria e marginale che la rende potenzialmente fragile e pericolosa. In particolare, il rischio è che potrebbe rimanere incastrata tra il mondo dei vivi e quello dei morti (1).

Supponiamo che esista veramente una vita dopo la morte, mi chiedo: “E se, una volta che sono morta, capitasse anche a me una cosa del genere? COME MI DOVREI COMPORTARE?

1. Ad esempio potrei iniziare a guardarmi intorno e rendermi conto, in modo graduale, di essere morta e quindi di non essere più legata al mondo fisico;

2. inoltre dovrei cominciare a prendere le distanze psicologiche dai miei legami familiari, dai miei affetti e anche dai vari attaccamenti materiali. Sicuramente non è facile adattarsi e, tra l’altro, non è detto che le strategie che ho architettato mi permettano di lasciare definitivamente questo mondo e migrare come un uccellino nell’ALTROVE.

E SE NON RIESCO AD ANDAR VIA PERCHÉ IL PROBLEMA È BEN ALTRO?

Pensando di nuovo alle antiche religioni, in genere si afferma che i defunti, rimasti intrappolati nel nostro mondo, siano morti forse in modo violento o traumatico.

Di fronte a questa ipotesi, vi dico la verità, non sempre sono stata convinta che il motivo sia per forza questo! Possibile che tutte le anime vaganti sulla terra non riescano ad andare in un’altra dimensione perché decedute obbligatoriamente per morte violenta? Non ci credo, per me ci potrebbe essere un’altra spiegazione.

Quindi penso: “E se il problema fosse causato dai vivi anziché dai morti?

Ecco che la situazione si CAPOVOLGE…Completamente!

Come molti sanno, me compresa, quando muore un nostro caro si attraversano momenti veramente atroci e difficili che possono intaccare diverse aree della nostra vita, come quella lavorativa, familiare, sentimentale e via dicendo. Da un punto di vista psicologico il LUTTO può durare per un periodo medio/lungo a seconda delle nostre risorse psichiche e di chi abbiamo perso.

Una volta passata la fase iniziale di disperazione e nostalgia, sarebbe bene cercare di guardare avanti, di investire le nostre energie Altrove, senza dimenticare il nostro defunto ma ricordarlo in modo affettuoso e positivo. Elaborare il lutto in questo modo è sicuramente per noi più salutare, invece che fissarci solo sul dolore e sulla perdita.

BENE! Ci siamo? Procediamo!

A questo punto immaginiamo sempre che esista una vita dopo la morte, mi chiedo: “E se io fossi INTRAPPOLATA tra il mondo dei vivi e quello dei morti a causa dei sentimenti negativi prodotti da quella persona viva? Che sia lei stessa, invece, che mi tiene incastrata con le sue energie in questa realtà?”

Sempre ragionando per ipotesi, potrebbe essere che siano i vivi che, egoisticamente, non lasciano andare del tutto la persona morta, ma la tengono avvinghiata a sé, come se fosse ancora di questo mondo.

Se fosse così, di conseguenza mi immagino tutte quelle anime rimaste sospese tra due dimensioni, magari CONTRO LA LORO VOLONTA'. È sicuramente un bel casino!

Quindi a mio parere, non importa che voi crediate o meno in una vita dopo la morte, ma la cosa fondamentale è di ELABORARE il proprio LUTTO, per riuscire a guardare al futuro così che, anche le eventuali anime vaganti, possano liberarsi e proseguire per la LORO STRADA.


Alla prossima.

Aria Shu


Copyright © 2020-2021, “www.mondidiaria.com” – Tutti i diritti riservati.


Note dell’articolo:

(1) Raveri, M., Il pensiero giapponese classico, Einaudi Editori nella coll. Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie, Torino, 2014, pp. 367-368.


Fonti dell'articolo:

-Raveri, M., Il pensiero giapponese classico, Einaudi Editori nella coll. Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie, Torino, 2014.


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