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  • Immagine del redattoreAria Shu

VIAGGIO TRA I COLOSSI DELLA TERRA: LINEE DI NAZCA, CANDELABRO DI PARACAS E GIGANTE DI ATACAMA

Aggiornamento: 2 apr 2023


Cari amici oggi facciamo un viaggio davvero affascinante addentrandoci in uno dei misteri più famosi al mondo: i GIGANTESCHI DISEGNI di animali o di esseri umani tracciati nelle montagne, nelle pianure o nei deserti. Il nostro pianeta ne è pieno e possono essere incisi, scavati o scolpiti nel terreno, spesso risalenti a secoli o migliaia di anni fa (1).

Ebbene nella pianura alluvionale della Pampa di Nazca a sud del Perù, tra le attuali città di Nazca e Palpa, si trova una regione desertica di circa 500 kmq che custodisce uno dei più straordinari misteri di tutti i tempi (2). Infatti, se potessimo SORVOLARE la zona, potremmo vedere tantissimi geoglifi, risalenti ad un periodo tra il 200 a.C. e il 600 d.C., che non solo riportano enormi triangoli, spirali e trapezi ma anche disegni di animali come: il ragno, la scimmia, la balena, il serpente, il lama, la lucertola, il fiore, l’uomo circondato da un alone (3).

Essi vengono chiamati LINEE DI NAZCA ed alcune di queste rappresentazioni hanno delle dimensioni veramente sorprendenti: la lucertola, ad esempio, è lunga 180 metri; il condor ha una lunghezza di 130 metri ed una apertura alare di 115 metri, oppure l’airone ha una lunghezza di 300 metri e una larghezza di 54 metri! Inoltre, intorno a tutta la zona, vi sono disseminati frammenti di terraglia Nazca, mucchi di pietra e PALI DI LEGNO che probabilmente servivano a controllare l’esecuzione delle immagini e per sacrificare animali (4).

I disegni in questione sono gli stessi riportati sul vasellame e sui frammenti di ceramica datati circa tra il 500 a.C. e il 700 d.C. presenti in tutta la regione. Questo ci dice già che i disegni appartengono alle antiche popolazioni del posto (5)!

In particolare gli indios Nazca, anteriori agli Inca, abitavano in una vasta area della regione costiera del Perù meridionale e, a quanto pare, non hanno lasciato particolari discendenti o testimonianze di scrittura ma, dai reperti ritrovati, si deduce che fossero AGRICOLTORI. Insomma un popolo che viveva in modo semplice (6), il che, a mio parere, è il segreto per vivere bene! Niente di più!


A parte queste mie riflessioni esistenziali, io mi chiedo: nonostante i disegni risalgano a migliaia di anni fa, come è possibile che siano ancora visibili? Perché il tempo non li ha “cancellati”?


Ebbene il motivo per cui sono ancora al loro posto risiede in alcune caratteristiche del terreno. Infatti, la zona è un terreno sabbioso ricoperto da uno strato di detriti alluvionali. Proprio per questo motivo gli antichi abitanti hanno tolto in superficie le pietre scure e fatto emergere il TERRENO ARGILLOSO più chiaro. Inoltre in questa pianura non piove mai, le notti sono umide e quindi le pietre affondano nel terreno mentre il calore del giorno le consolida ancora di più (7).

Altro mistero: perché gli antichi peruviani avrebbero realizzato questi geoglifi? Quali sono i motivi sottostanti alla creazione di questi giganti della terra?


Come sempre quando ci troviamo di fronte ad un bel mistero, dobbiamo tener conto di svariate ipotesi e io, che come diceva il mio prof. di antropologia sono “MANIACA” degli schemi, vi espongo in modo “ossessivo compulsivo” diversi punti di vista:


IPOTESI 1 - A partire dal 1960 circa alcuni sostenitori della teoria degli antichi astronauti affermano che questi geoglifi altro non sono che piste di atterraggio per ASTRONAVI ALIENE o SUPPLICHE per invitare questi “dei stellari” a tornare ancora (8)! Tra l’altro, parlando da inesperta, mi chiedo se un terreno così argilloso, potrebbe reggere il PESO di astronavi intergalattiche. Non so, ho dei forti dubbi! Inoltre, scherzosamente, penso: ma veramente siamo così desiderosi che gli alieni “ritornino” sul nostro pianeta? Insomma, dipende da che intenzioni hanno! Quindi stiamo attenti a ciò che desideriamo perché, come dice Oscar Wilde, potremmo poi ottenerlo!


IPOTESI 2 - Non possiamo parlare di Linee Nazca senza citare la studiosa tedesca che ha dedicato la sua vita a questo intrigante mistero, ovvero la matematica, archeologa e traduttrice Maria Reiche! Un cervello non da poco! Insieme al suo assistente, l’archeologo Paul Kosok, hanno ipotizzato che i disegni fossero in realtà un enorme CALENDARIO ASTRONOMICO (9) utilizzato per predire la posizione dei corpi celesti (il sole, la luna, i pianeti e le stelle) per comprendere quando seminare, la stagione per il raccolto, l’esatto anno per la semina, predire i solstizi d’estate, d’inverno, equinozi, eclissi solari e lunari…

Insomma di tutto un po’! Ipotesi molto affascinante, peccato che nel 1968 l’astrofisico Gerald Hawkins ne esaminò a computer i dati ma ahimè non confermarono le teorie della Reiche e del suo collega (10). D’altro canto ci si accorse che la stratificazione e la sovrapposizione dei disegni indicava un primo periodo di decorazioni antropomorfe e zoomorfe, ossia gli stessi presenti sulle ceramiche e tessuti. In particolare: il ragno, l’oca, lo squalo, sono tutti simboli collegati al culto dell’acqua e della fertilità, già esistenti nelle credenze precedenti alle Nazca. Poi, in un secondo momento, ci furono le influenze andine (Huari e Tiahuanaco) che introdussero gli ornitomorfi come colibrì, condor, airone, ecc. Infine, più recentemente, si aggiunsero le forme geometriche, dai rettangoli ai triangoli o trapezi (11).


IPOTESI 3 - L’ipotesi oggi maggiormente diffusa è quella di ritenere che tali geoglifi, come già detto prima, siano collegati al CULTO DELL’ACQUA e della fertilità sia per le loro immagini sia per la loro struttura. In particolare, molte linee si connettono veramente alle montagne vicine (l’Illa Kata e il Tunga) ricche di acqua mentre altri disegni indicano la sua presenza nei canali sotterranei!

Si ritiene, inoltre, che le linee venissero percorse dagli abitanti in modo rituale in fila indiana forse durante i solstizi e gli equinozi. A tal proposito mi viene da pensare che la Reiche non ha sbagliato completamente le sue ipotesi!


Comunque, arrivati a questo punto c’è da chiedersi: ma come hanno realizzato queste rappresentazioni gigantesche??

Gli antichi indios avrebbero usato dei semplici strumenti come corde e pali di legno ma, per comprendere la loro realizzazione, sono stati fatti dei TENTATIVI DI RIPRODUZIONE, come quello nel 1977 dello studioso peruviano Josué Lancho Rojas. Egli si servì di una decina di persone per realizzare una linea retta di 180 metri, in circa mezz’ora di tempo. Poi, altro tentativo, è stato fatto nel 1982 dal ricercatore americano Joe Nickell, il quale ha riprodotto a grandezza naturale il disegno del condor, lungo 150 metri con l’auto di 5 assistenti. In particolare ha riportato un piccolo disegno che fungeva da modello per quello più grande, poi fu tracciata una linea centrale, sul modello, dal becco alla coda. Il passo successivo consisteva nel calcolare le distanze tra la linea e i diversi punti del disegno, per poi riprodurli a larga scala sul disegno a terra (12). Di per sé questi disegni giganti non sono così impossibili da realizzare e per questo non dobbiamo sottovalutare l’ingegno dei nostri antenati…

Oltre a Nazca, vi sono altri luoghi che riportano caratteristiche pressoché simili. Ad esempio in Perù a 200 chilometri a nord di Nazca, sul fianco di una collina, c’è l’affascinante CANDELABRO DI PARACAS o Candelabro delle Ande. Esso è alto più di 180 metri, datato circa al 200 a.C. sulla base del vasellame trovato nelle vicinanze poiché non è possibile datare i segni nel terreno. Lo scopo per cui fu realizzato rimane un mistero: c’è chi dice che sia una rappresentazione dell’albero del mondo, tipico delle cosmologie delle civiltà precolombiane; mentre per altri sarebbe un cactus o una pianta comunque ritenuta sacra; oppure che esso servisse come “faro” di giorno” per i marinai. Ma queste sono solo supposizioni.

Altro esempio è l’affascinante GIGANTE DI ATACAMA, ossia una figura antropomorfa che rappresenta un guerriero, alto 119 metri e posizionato anch’esso sulla parete del colle Unita, nel deserto cileno di Atacama. Esso risale ad un periodo tra il 1000 e il 1400 d.C. ossia dopo la realizzazione delle linee di Nazca. La motivazione di questo gioiello potrebbe essere di tipo religioso poiché vi sono tracce di rituali come a Nazca, con la differenza che in quest’ultima zona, come ho detto in precedenza, le persone ci camminavano sopra mentre ad Atacama ci passavano vicino (13).

Bene, dopo questo viaggio impegnativo, anche per la sottoscritta, mi rendo conto di essere stata un “po’” pesante, ma la mia pesantezza è voluta, proprio per far capire che un mistero deve essere guardato non solo dall’ALTO, come per i nostri geoglifi, ma anche da altre angolazioni!


Alla prossima.

Aria Shu.





Copyright © 2020-2021, “www.mondidiaria.com” – Tutti i diritti riservati.



Note dell’articolo:

(1)Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 129.

(2) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 127.

(3) Westwood, J. (a cura di), The Atlas of Mysterious Places, Marshall Limited Edition, 1987, traqd. It., Atlante dei Luoghi Misteriosi. Luoghi sacri, paesaggi simbolici, antiche città scomparse, terre perdute, De Agostini, 1989, p. 98.

(4) Westwood, J. (a cura di), The Atlas of Mysterious Places, Marshall Limited Edition, 1987, traqd. It., Atlante dei Luoghi Misteriosi. Luoghi sacri, paesaggi simbolici, antiche città scomparse, terre perdute, De Agostini, 1989, p. 98.

(5) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 129.

(6) Westwood, J. (a cura di), The Atlas of Mysterious Places, Marshall Limited Edition, 1987, traqd. It., Atlante dei Luoghi Misteriosi. Luoghi sacri, paesaggi simbolici, antiche città scomparse, terre perdute, De Agostini, 1989, p. 100.

(7) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 127.

(8) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 127.

(9) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 127.

(10) Westwood, J. (a cura di), The Atlas of Mysterious Places, Marshall Limited Edition, 1987, traqd. It., Atlante dei Luoghi Misteriosi. Luoghi sacri, paesaggi simbolici, antiche città scomparse, terre perdute, De Agostini, 1989, p. 100.

(11) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 128.

(12) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, p. 128.

(13) Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020, pp. 129-130.



Fonti articolo:

--Polidoro, M. & Bongiorni, F., Atlante dei luoghi misteriosi dell’antichità, Bompiani, Milano, 2020.

--Westwood, J., The Atlas of Mysterious Places, Marshall Limited Edition, 1987, traqd. It., Atlante dei Luoghi Misteriosi. Luoghi sacri, paesaggi simbolici, antiche città scomparse, terre perdute, De Agostini, 1989.


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